FIXED BY BIXE, PARLANDO ANCHE DI DOPING…

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Bixe Italia e il suo modo di interpretare la fixed, bici ma soprattutto fenomeno di costume, moda nelle nostre città. Il sistema Bixe rende unica nel suo genere questa tipologia di bicicletta e ne fa un oggetto ricco di interesse. Ma, bici significa anche affrontare un tema scottante come il doping: ne abbiamo parlato con Gianluca Santilli, Responsabile del Settore Nazionale Amatoriale della Federazione Ciclistica Italiana…

Vacanze finite, animi più sereni (forse, ma non troppo visti i tempi…), stomaci più “pieni” ma, soprattutto, un naturale desiderio di movimento dopo la “gestazione gastronomica” delle vacanze natalizie. Desiderio scontato da un lato, che servirà a rimettersi in gran forma prima dell’altra “pausa”, quella estiva, decisamente più proiettate all’aspetto salutistico che culinario…

E, come già fatto qualche tempo fa, torniamo nel mondo della bici e sempre in sella alle novità di questo settore in continua proliferazione di idee, che siano tecniche o, più semplicemente, modaiole.

La bicicletta, un fenomeno di costume e non solo un elemento salutare…

Già, perché la bici, sta sempre più diventando un “fenomeno di costume” unico, un modo per “apparire” diversi, senza dimenticare l’aspetto fisiologico che certo aiuta a smaltire calorie di troppo, allena il cuore e rende ogni spostamento economico, visto che è sempre a costo zero.

Dopo aver parlato ampiamente del sistema Bixe Gear, prodotto dalla umbra Bixe Italia, torniamo in sella a questo “oggetto” semplice, leggero, non inquinante e salutare. Ho accennato che la bicicletta sta ed è diventata un “segmento modaiolo”: ed è vero, visto che a Roma come a Milano, Torino ed altri capoluoghi italiani (legati all’effetto moda), è sempre più presente l’aspetto più salutare delle bici che, con le leggere e raffinate Fixed o “scatto fisso”, hanno dato un punto di svolta al delicato equilibrio tra effetto modaiolo e allenamento senza stress.

Il gioco semplice della Fixed…

Per Fixed si intende quella tipologia di bicicletta che nasce espressamente per le gare su circuiti indoor, quindi niente freni e rapporto unico, tanto per farla più semplice possibile… La funzione freno è offerta nel pedalare all’indietro, azione che rallenta la bicicletta: da qui a diventare un fenomeno di moda, è stato come scartare una caramella e mettersela in bocca, quindi azione rapida, immediata ma, soprattutto leggera sotto tutti i punti di vista.

Quindi il circolare movimento  dei pedali è sempre corpo unico con quello della ruota posteriore, quindi c’è assenza di ruota libera e quindi la possibilità che, pedalando all’indietro, i pedali girino a vuoto. Ricordate la vecchia ed intramontabile Graziella? Per frenare basta usare la forza muscolare delle gambe, semplicemente accennando una pedalata all’indietro, cosa che rallenta il moto di avanzamento della bicicletta. Insomma, tutto questo, è diventato un fenomeno sociale, di costume, molto più legato all’essere “attuali o fashion” che all’effettivo beneficio dei meccanismi tecnici della bici.

Come già detto, la Fixed in genere oggi abita le nostre città principali molto più di quello che pensiamo, tanto da essere diventata, in città come Milano, l’oggetto più figo per raggiungere gli amici sui Navigli per l’aperitivo.

Certo l’essere umano a volte è davvero bizzarro, ma le mode vanno rispettate ed è per questo che Bixe Italia ha realizzato questo progetto unico: ovvero la prima Fixed che,  grazie all’installazione del meccanismo collocato sul movimento centrale, diventa realmente esclusiva.

Come funziona il sistema Bixe applicato alla Fixed

Il sistema Bixe (di cui abbiamo parlato poco tempo fa) montato sulla Fixed (questa nelle foto è la bici dedicata realizzata con i colori Born to Run di Giovanni Camorani, noto preparatore atletico di moltissimi atleti non solo legati al mondo della bici), funge da “ruota libera” in modo da tenere i pedali immobili (in tal caso sono la catena e la corona a girare) o, addirittura, pedalare all’indietro imprimendo comunque alla bici una spinta avanti. Sulla bicicletta che vedete nelle foto, è stato aggiunto un solo freno, quello anteriore, altrimenti come faremmo a fermarci?

Di fatto dunque, un mercato che si espande sempre più e che Bixe sta rendendo ancor più intrigante grazie all’applicativo realizzato da questa piccola ma dinamicissima Azienda, che vede lontano e che si sta attrezzando per rendere la propria Fixed un modello alternativo sul grande e prolifico mercato, ricco di colori, forme e personalizzazioni del concetto Fixed sempre più ampio e oggetto di investimenti da parte di molte Aziende legate al settore delle bici da corsa o passeggio che siano.

Argomento che scotta: bici e doping…

Certo, proprio cosi! Se la Fixed rappresenta la “svolta” per avvicinare un nucleo di persone alla bicicletta quale mezzo di locomozione cittadino ideale e senza costi, dall’altra parte bisogna considerare il grande legame racing della bici con il mondo delle corse dedicate alla specialità.

Ed il problema del doping – che potrebbe sembrare fuori luogo in questa occasione – è invece un fiume nero che colpisce e flagella questo mondo, non solo nel settore professionistico, ma anche e soprattutto in quello amatoriale, che dovrebbe rappresentare una “strada” di divertimento collettivo e che, invece, sembra aflitta da questa epidemia pericolosissima, specie per i più giovani che approcciano alla specialità.

Quindi quale miglior referente sull’argomento che Gianluca Santilli, Responsabile del Settore Nazionale Amatoriale della Federazione Ciclistica Italiana, che abbiamo incontrato al Circolo Canottieri Aniene a Roma e che, in modo chiaro ed ampio, ci ha spiegato quello che fatto per abbattare questa piaga sportiva del doping. La bici a livello amatoriale deve rimanere tale ed è per questo che Santilli sta facendo tanto, perché crede nella passione, nell’aggregazione che il ciclismo sa offrire si, ma senza l’incubo del doping. E le cose, da questo mese di gennaio 2014 sono definitivamente cambiate.

INTERVISTA A GIANLUCA SANTILLI: UNA NUOVA STRADA PER TUTTI…

(a cura di Flavia Lombardo)

Parliamo di doping, ci racconti la sua nuova normativa sul tema qualcosa che ha sconvolto e catalizzato l’attenzione di tutti nel settore…

“La nuova normativa è abbastanza semplice perchè prevede che dal 1 gennaio 2014 per avere una tessera di cicloamatore, cioè praticare il ciclismo a livello amatoriale, bisogna presentare due documentazioni, ovvero un certificato medico agonistico che attesti lo stato di salute ed un’autocertificazione con la quale si dichiara di non aver mai avuto a che fare con il doping, quindi di non essere mai stato squalificato per periodi superiori ai sei mesi. Questa autocertificazione è un documento ai sensi di legge, dunque se mendace punibile penalmente… Ciò significa che il presidente di ogni associazione per rilasciare il tesserino deve acquisire l’originale di questa documentazione”.

Cosa ne pensano gli Organizzatori?

“Gli organizzatori delle principali gare amatoriali, ormai di quasi tutte direi, sono assolutamente d’accordo con questo tipo di normativa, così come lo sono tutti gli enti oltre alla federazione ciclistica che l’ha votata all’unanimità, perché evidentemente c’è la necessità di ripulire, risanare e rilanciare il settore amatoriale nel senso più logico del termine, cioè come dicevo prima, in modo appassionato, come persona che si diverte a fare sport. Oltre all’ attività di tipo agonistico riservata ai professionisti e ai giovani, c’è lo sport che deve essere antistress, deve far bene e deve far divertire. Purtroppo moltissime inchieste e indagini di natura giudiziaria hanno dimostrato che non è così. Altro requisito di questa normativa è che chi è professionista non può passare al mondo amatoriale senza soluzioni di continuità. Ciò significa che deve aspettare quattro anni se è professionista, due se è dilettante, uno a secondo di quelle che sono le gradualità, due anni anche per le donne”.

Quindi riportare le gare amatoriali ad un livello legato al settore stesso?

“Si è così. Purtroppo c’erano alcune squadre che imitavano le squadre professionistiche, le quali sponsorizzate da qualcuno che pensava di avere visibilità acquistavano servizi di ex professionisti, non particolarmente fortunati nel mondo agonistico, che passavano al mondo amatoriale per vincere, più o meno facilmente, le gare amatoriali. Abbiamo inibito questo processo tramite un meccanismo temporale. Chiaramente gli ex professionisti sono benvenuti in tutte le attività amatoriali, ma al fine di fungere da testimonial, di educare l’amatore a capire come si va in bicicletta. Questo nuovo meccanismo di cui abbiamo parlato fa sì che moltissimi amatori, che non gradivano più far parte dei gran fondo, torneranno  a parteciparvi, perché capiranno che effettivamente queste gare sono tornate ad una logica amatoriale.  Questa serie di meccanismi, dunque, dovrebbero riportare, in tempi speriamo rapidi, il mondo amatoriale a quello per cui è nato”.

E allora, quale è lo stato di salute del ciclismo in Italia?

“Intanto per quanto riguarda lo stato di salute del ciclismo teniamo presente che questo è sempre in fuga. Con la percezione che sia lo sport dove c’è stato più doping, il ciclismo, sicuramente più di ogni altro sport, si è dato da fare per confessare questa cosa, quindi il suo passaporto biologico, ignorato da moltissimi sport professionisti, che sta vedendo il suo battesimo in sport importantissimi quali sono il tennis, il calcio e così via, nel ciclismo già funzionava da oltre dieci anni. Secondo i rapporti della vigilanza doping, della quale io sono membro, il ciclismo è il sesto sport per doping rispetto ai controlli, i quali sono di gran lunga superiori rispetto agli altri sport, ma che nella percezione di tutti tendono a far pensare che il ciclismo sia il primo di questa lista. Non interessa sapere qual è il primo, o il secondo, perché purtroppo si tratta di una graduatoria tristissima, ma solo per capire che il ciclismo si è rimboccato le maniche, sta facendo molto, credo sia un esempio per gli altri sport, parlando a livello CONI, e che sia arrivato il momento di prendere decisioni serie relativamente a quello che è questo tragico fenomeno del doping”.

Cosa pensa di questo meccanismo Bixe applicato alla Fixed?

“Riguardo questi meccanismi della bicicletta a pedalata avanti e indietro, io sono convinto che sia divertente l’idea di potersi allenare individuando tutti i possibili sistemi e non ultimo anche questo della bicicletta, perché a noi amatori piace poter battere l’amico allenandoci in un modo più intelligente possibile senza appunto barare, come dicevamo prima. Quindi trovare tutti i meccanismi che vanno dal Parmigiano Reggiano che l’amico Giovanni Camorani (foto in alto con Santilli) ci porta, che è un amminoacido straordinario, che i sistemi molti più sofisticati, che sono  le macchine infernali di Giovanni, così come questa di andare avanti e indietro. Ben venga, lo proverò sicuramente!”.

(Un grazie particolare ad Annalisa, la modella nelle foto in sella alla fixed Bixe, e Giovanni Camorani Born to Run oltre che a Gianluca Santilli)