INTERVISTA A MAX BIAGGI: 2018, CEV O CIV?

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Max Biaggi racconta la sua prima avventura come Team Manager, parla del futuro del Max Racing Team ma soprattutto pensa al 2018. La scelta sarà CIV o CEV?

È un Max sereno, tranquillo ed anche appagato quello che mi sono trovato davanti durante questa intervista. Non la prima ma una delle tante in cui ho visto e scoperto sempre qualcosa di nuovo. Un Max quasi “riconciliato” con sé stesso, diverso ed è bello vederlo così propositivo e direi anche “prospettico”, aperto e con tantissimi progetti per il suo Team.

Oltre al fatto, naturalmente, di vederlo bene e ristabilito. Dopo lo spaventoso incidente, Max ci ha messo del tempo per riprendersi ed ha attraversato la sofferenza, ne ha separato i confini scoprendo che c’è un sacco di gente che gli vuole bene. Per il Campione che è stato, per il pilota che ha vinto tanto e per lo sportivo che oggi si sta impegnando per raggiungere di nuovo la migliore forma fisica.

Un Max diverso aperto ed estroverso a cui piace parlare del suo Team

Bello quindi rivederlo in griglia, anche se con vesti diverse ma, soprattutto, con la percezione concreta di guardare un Max Biaggi ancor più maturo se parliamo di quella leggerezza che si può leggere nel suo sguardo, meno guardingo, meno distante ma decisamente più aperto ed estroverso. E per chi lo conosce bene, sa cosa voglio dire.

Moto 3, una bella avventura fatta di squadra

Max si è quindi lanciato nell’avventura di Team Manager del suo team, ovvero il Max Racing Team Mahindra in Moto3 (Alessandro Delbianco ha portato a casa un’altra vittoria nell’ultima gara del CIV a Vallelunga ed il terzo posto in classifica finale) e lo ha fatto con grande entusiasmo e nemmeno quella brutta avventura lo ha scoraggiato ma, al contrario, ne ha potenziato ancor più l’istinto e la voglia di dare ancora molto al suo mondo racing.

La sua squadra è quindi un piccolo grande esempio di coesione, una squadra che non si è mai persa quando Max era in ospedale ma che, al contrario, ha continuato a lavorare sodo e con un sacco di grinta. E certo, l’arrivo del tecnico Noccioli, ha portato ancora più entusiasmo e competenze in squadra, un timoniere come lo definisce lo stesso Max.

CIV o CEV? A Max piace più il campionato spagnolo…

In questa intervista “allargata”, abbiamo affrontato vari temi: il post incidente, il team, le gare del CEV e quelle del CIV, i suoi piloti e la sua squadra coesa ma pure il futuro, la prossima stagione 2018 dove c’è ancora molto da definire, anche se Max fa intendere che il CEV è la scelta a cui pensa probabilmente di più. Max ammette la grande e superiore competitività del campionato spagnolo, la sua forza per far crescere i piloti ma, soprattutto Max ci ha spiegato bene quanto il CEV sia bacino di crescita per il grande “salto mondiale”.

Il tema caldo della crescita dei piloti

Ed ho affrontato pure il tema dei piloti di questa generazione, forse un pelino troppo vogliosa di protagonismo ma altrettanto poco concreta, se non in pochissime occasioni, nei risultati. Biaggi poi ci ha parlato dei suoi due piloti, Del Bianco e Baldini e del fatto che, il suo progetto in Moto3, faccia parte di un vero programma di crescita agonistica per giovani di talento, allenati e curati nel minimo dettaglio (mentale, fisico ed agonistico), anche se la migliore scuola, come spiega Max, sono solo ed unicamente le gare. Ed in questo Max insegna, perché la sua presenza fa bene ai piloti, perché da lui possono imparare davvero molto, anche se in modo diverso rispetto a quello che fanno i suoi ex avversari in 500 e MotoGP.

Max innanzitutto come stai…

“Si direi che sto decisamente meglio. Merito anche del mio team e dell’atmosfera che si è creata, fattore che sta contribuendo al mio recupero. In effetti la nostra stagione qui al CIV è iniziata in modo un pelino complicato, direi un inizio con il botto! Entrambi i miei piloti fuori alla prima gara è un qualcosa che non mi aspettavo, soprattutto dopo un inverno oserei dire importante, specie se parliamo dell’andamento dei test e quindi delle prospettive per la stagione che doveva iniziare. Abbiamo fatto tanti test, tutti in Spagna e quindi anche organizzare le trasferte di volta in volta non è stato facile, perché facile non è portare tante persone fuori e per un così lungo periodo…

Si sono presentati al via del campionato, con ottimi piazzamenti tra cui primo e secondo anche se poi, l’infortunio medio importante di Delbianco lo ha tirato fuori e quindi ho dovuto sostituirlo per una gara… Ma è rientrato praticamente subito solo che al suo 60% e quindi, forse, avrebbe dovuto rimanere fermo una gara in più. Dopotutto sono solo sei gare ed il campionato finisce presto… Ma, per fortuna, sia nella penultima gara che in questa, è tornato a buoni livelli, quelli sperati ed i podi confermano che la squadra c’è ed è compatta”.

Il team è cresciuto, si è evoluto e poi è arrivato Mauro Noccioli…

“Come ogni cosa nuova va rodata e capita ma, dopo questo breve periodo, ci siamo rodati tutti pur rendendoci conto che mancava qualcosina in più ed è arrivato Mauro anche perché il nostro capo meccanico aveva altri impegni, cosa che ha messo di fatto in mano a Noccioli il timone della squadra”

Per il 2018 Max quali sono i tuoi programmi?

“Aspettiamo l’ultima gara al CEV del Mondiale Juniores il prossimo 19 novembre, anche perché questo faceva parte dei nostri programmi, nel senso che non dovevamo risparmiarci qualora ci fosse stata l’occasione di essere presenti. Certo, uno sforzo in più ma una dimostrazione di forza legata alla continuità per tutti noi. Le prove ci vogliono ma le gare sono un’altra cosa e sono utili alla crescita e valgono il doppio. A novembre avremo le idee più chiare, non il mondiale ma il CIV o il CEV… Per ciò che mi riguarda, seguo la GP ed anzi sarò in Malesia per un incontro con Mahindra, ho percepito che qualcosa cambierà…”

Anche senza Max se la sono cavata bene i tuoi ragazzi…

“Io quest’anno ci sono stato ma a mezzo servizio a causa del mio incidente, ma ero sempre informato di tutto e sono stati bravi, come nel caso di Noccioli ed il meccanico Nicola, tecnico di Sofoglu. Nel 2018 credo ci sarà un’altra novità a potenziare la struttura che parteciperà sia ai test CEV che CIV”.

Parlavi della scelta CIV o CEV, mi sembri più orientato verso il secondo…

“Nulla è sicuro, perché ogni valutazione o scelta può essere smentita il giorno dopo… In linea di massima, anche e soprattutto vedendo come stanno le cose nel CEV oltre alla sua competitività, questo sarebbe il campionato più opportuno a cui partecipare, ma anche il CIV nel 2017 è stata una bella e positiva esperienza per noi. Certo, di piloti al Mondiale, qui ne sono usciti pochi mentre al CEV è più un percorso naturale. Il CEV è quindi a mio avviso molto più competitivo se vogliamo fare un rapporto con il CIV ed il paragone non sta in piedi.”

I tuoi anni di gare ed i talenti di oggi: c’è una rinascita ed un nuovo vivaio?

“La partecipazione c’è ed è tanta ma forse esistono troppe categorie. Facendo un paragone che non ci sta ma lo voglio fare, vent’anni fa esistevano poche categorie dove correre, c’era la SP, la 500, ecc. quindi erano poche e credo che oggi si sia generata più confusione. Inoltre, per quanto riguarda l’approccio alle gare dei piloti oggi, non mi sento di esprimere un giudizio perché i piloti bisognerebbe conoscerli bene. L’unica proposta che mi sento di esprimere, è quella di far passare i soli primi tre per ogni categoria nei campionati minori. Oggi ci sono molte scorciatoie per arrivare prima, ma bisognerebbe esaltare lo sport e le capacità dei singoli”. ù

Il tuo team, l’Academy di Rossi, utili o pensi che sia facile montarsi la testa?

“Quando fai parte di una grande struttura certo è facile viaggiare con la fantasia: io ho puntato su due piloti e mi rendo conto che il team siamo noi, quindi non avevo né la forza né l’ambizione di allargare il tutto a più persone, anche perché avrei stravolto il progetto iniziale, ovvero portare avanti la crescita dei singoli dalla A alla Z. Tanto può fare l’età: Baldini ha iniziato prestissimo, a 13 anni, poi c’è una fase cruciale di crescita naturale tra i 15 ed i 17 anni e certo, fare il pilota per vocazione o traino sono due cose molto diverse… Attualmente è difficile dare una risposta sincera alla domanda, oltre Di Giannantonio al Mondiale non vedo altri piloti che siano emersi davvero. Forse i piloti in genere dovrebbero essere un po’ più incisivi in gara e quindi lavorare per crescere davvero”.

Cosa pensi della SP300 4T?

“Visti gli incidenti, credo sia una categoria poco formativa, anche per via delle tante cadute ad ogni gare. Penso che chi scrive i regolamenti debba tener conto di questo e quanto accade deve far riflettere visto che da quando è stata introdotta, ci sono sempre un sacco di incidenti. Mi chiedo che sia formativa per cosa, per quale categoria? Quindi valuterei bene la cosa…”

(Foto di GIUSEPPE CARDILLO)