INTERVISTA A PAOLO ARIONI #23

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L’idea di smettere, la voglia di vincere, le emozioni di un anno e la preparazione fisica. Questo il percorso di Paolo Arioni, vincitore della prima prova nella BOT1…

Ci sono missioni che sembrano spesso impossibili e momenti in cui devi lasciare spazio all’ascoltarti dentro se vuoi crescere. Ci sono emozioni che spesso non riesci a controllare come la rabbia, la frustrazione e poi la gioia, un chiaro segno che hai fatto un percorso tuo, interiore, fatto di accettazione del fatto che, prima o poi, devi fare i conti con te stesso e con i tuoi limiti del momento.

Tutto questo è successo a Paolo Arioni, un ragazzo ma, soprattutto un pilota che aveva deciso, suo malgrado, di smettere con le gare ma, soprattutto, con la non soddisfazione di correre delle belle gare. Lo ricorderete nel CIV, in sella alle RC390, alla prima uscita delle SP 4T, un anno bello si, ma rovinato da tutta una serie di errorini, primo tra tutti quello di non aver ascoltato il proprio fisico.

2017: BOT 1, l’anno del riscatto?

Arioni però (per sua fortuna) è una capatosta e, dopo un letargo durato quasi un anno e mezzo, si è rimesso in gioco ma con nuove regole. Ne avevamo parlato più volte con lui, cercando di convincerlo che, l’unica strada, era quella di prepararsi bene fisicamente perché poi, tutto il resto, sarebbe arrivato!

Paolo ha seguito e continua a seguire un percorso di allenamento ed i risultati sono arrivati alla prima gara. Primo posto, vittoria, podio. Vorrei usare questa storia per far capire a molti ragazzi che, la storia di Paolo Arioni #23 è la storia di ogni ragazzo, nel senso che chi la vuole la vince come si dice…

Non è tanto importante (ma lo è stato per Paolo) il risultato finale quanto la determinazione che si ha nelle proprie capacità individuali e negli obiettivi da raggiungere. Monito questo che Arioni ha sfruttato al 100%, dominando così la prima gara della bellissima BOT 1, belle moto, gare tirate ma, soprattutto, piloti di grandissima esperienza.

La determinazione vince sempre!

La bella determinazione di Arioni ha quindi portato Paolo sul gradino più alto del podio e doppia gioia per lui, la gara l’ha vinta con la moto del papà, con cui spesso si scontra, con cui spesso discute di gare per poi scoprire che i due non sono poi così diversi…

Questa vittoria nella BOT 1 apre nuove ed incoraggianti scenari per Arioni Jr: primo tra tutti quello di poter dominare un campionato provando a vincere altre gare, anche se, come dice Paolo, gli avversari non staranno a guardare ma anzi Arioni sarà stimolo per loro, visto che un poco più che ventenne ha “suonato” rider di grande esperienza. Senza montarsi la testa però, lavorando ancora, Arioni#23 oggi è più sicuro di se stesso e delle proprie capacità agonistiche, segno che la strada indicata è davvero quella giusta.

L’INTERVISTA A PAOLO ARIONI…

Ci siamo lasciati alla fine de 2016 con l’idea che avresti smesso di correre ed ora hai vinto la prima gara della BOT1…

“Le mie prime sensazioni dopo il traguardo sono state a dir poco fantastiche! Di fatto è stata una gara davvero sudata e questo a causa di mille problemi nel periodo precedenti tra cui qualche rottura del motore, il ritardo nell’assemblaggio della moto, la serie di allenamenti e quindi, tutto questo, mi ha fatto patire un bel po’. Ma la mia idea di base era quella di portare in gara la moto di mio padre, con la speranza poi di portare entrambi a podio. Operazione perfettamente riuscita…”

Come sei arrivato a questo bel risultato?

“Di fatto, tanta cattiveria, era un’idea che c’era da tempo dentro la mia testa. A questo però è seguito un lavoro molto importante sul fisico se parliamo di allenamento fuori e dentro la palestra. Il merito quindi va tutto al mio preparatore atletico Franco Faraglia (lo stesso che segue Andrea Giubettini nel PROGETTO ENDURO 2017 ndr) che mi ha guidato dentro un percorso di allenamento espressamente dedicato alla tipologia di gare e la moto con cui corro. Ma il merito va pure ad altre persone tra cui Franco Lenci, il preparatore della mia Ducati, al quale va un ringraziamento particolare a cui si aggiunge Paolo Castreghini, il tecnico moto che mi ha sempre aiutato nel setting e preparazione della gare da quando ho iniziato. Quindi un piccolo grande lavoro di squadra…”

Allora addentriamoci nel fine settimana pre gara di Varano…

“Nel primo contatto con la Ducati del venerdi, ho avuto subito qualche problemino con la frizione e più precisamente nello stacco. In parte però la colpa era mia, visto che non ero abituato ad usare la frizione a secco che ha un comportamento diverso da quella classica e questo avevo intuito che si sarebbe riflesso in partenza oltre che in staccata oltre che nell’inserimento marce…

Poi però, abbiamo capito come usarla e le cose sono subito migliorate. Ma nella mia testa c’era riuscire a fare un buon tempo per un’ottima qualificazione. Il tempo è quindi uscito il sabato, dove mi sono qualificato secondo e poi terzo nei due turni a disposizione, ma sapevo che avrei potuto fare meglio”

E poi la gara, la bella gara che hai vinto…

“Lo sai in gara tutto cambia e forse cambia anche e soprattutto l’atteggiamento del pilota verso la pista! Inutile fare tanti programmi, tanto, dopo il semaforo e la visiera abbassata, tutto quello che hai fatto o per cui magari hai sofferto in prova, viene annullato dall’adrenalina della gara stessa. Non mi era mai successo che mi sentissi così carico e, sinceramente, per un po’ non sono riuscito a controllare queste emozioni, un mix tra adrenalina a mille, voglia di fare bene, l’idea che, appena un anno fa, volevo buttar via tutto… I primi giri quindi li ho fatti fortissimo e sono riuscito a tenere sempre un ottimo passo gara, l’obiettivo quindi era amministrare e cercare di non cadere”.

LA BOT 1 è una categoria dove corrono piloti di esperienza… Che atteggiamento hanno avuto i tuoi avversari verso questo appena ventenne che vince?

“Bella domanda! Certamente non fa piacere vedere un ragazzino vincere. Loro però hanno molta più esperienza di categoria e quindi, le prossime gare, saranno giocate tutte su un confronto serratissimo e sono certo che ci sarà grande battaglia”.

A vinto la tua cattiveria, l’allenamento metodico oppure è scattato qualcosa nella tua testa?

“Credo che la mia gara sia stata divisa in tre parti distinte: nella prima ha vissuto un corro non corro, avevo tanto veleno dentro e molta voglia di dimostrare, la seconda è stata la scoperta che, se sei allenato bene, puoi fare di tutto con la tua moto e, la terza, dove è emersa la cattiveria e la voglia di andare avanti”.

Aspettative per le prossime gare, obiettivi ed a chi dedichi questa vittoria?

“Ovviamente la vittoria la dedico a mio padre, è la sua moto e questo era il mio sogno per i tanti sacrifici che ha fatto in tutti questi anni e quindi spero di continuare con questi risultati e questa determinazione… E’ stato un regalo ed un sogno che avevo fin da piccolo, vincere con questa moto. Per le prossime gare cercherò di stare davanti ma so che sarà molto, molto dura! ”

Ed i tuoi avversari come sono stati in gara? E per la gara di Vallelunga?

Beh, certamente Fabrizio De Noni mi ha impensierito parecchio, lui è un ex mondiale ed è un gran manico, uno con un sacco di bella esperienza. Sbaglia poco ed anzi ha molto mestiere in mano. E poi Ivano Pigliaceli, gran manico anche lui ma è abbastanza imprevedibile in gara, te lo puoi trovare avanti o attaccato al codone, è una testa calda ed è un grande pilota che stimo molto. A Vallelunga giocheremo tutti in casa ed a questo trenino si aggiungerà forse Carlo Corradini, credo sarà davvero durissima…”