INTERVISTA: MARIO RINALDI, CUORE CAMPIONE

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Un pilota di altri tempi per schiettezza e onestà interiore che ha sempre messo davanti a tutto e tutti la propria passione per le gare ma, soprattutto, per il suo enduro…

Mario Rinaldi è un puro. Sempre. Non è mai cambiato nel tempo, ne mai si è “montato” la testa ma, al contrario, è maturata in lui quella voglia di partecipazione verso la gente ed i suoi tantissimi tifosi.

Un personaggio vero e vitale da sempre…

Chi lo conosce sa bene che “Supermario” ha sempre una parola per tutti: per gli amici, per i piloti, per i tracciati che oggi supervisiona nella grande famiglia degli Assoluti d’Italia, mettendo a disposizione sia la sua incredibile esperienza che la voglia di renderli sempre intriganti e tecnici. Rinaldi è cresciuto nell’atmosfera del nostro enduro italiano, ne ha respirato la vitalità e ne ha raccolto i successi più belli per un pilota; 4 titoli mondiali ed un’infinità di risultati che lo ha reso famoso, vicino alla gente, umanizzandone l’immagine.

mario rinaldi, pilota sempre generoso

Un esempio autentico di sportività unica…

Nel panorama italiano (e non solo) non credo esistano rider che possono vantare un palmares come quello di Supermario e questo perché lui è un pilota puro, che ha sempre corso con il cuore e questo tifosi e pubblico lo ha sempre intuito… L’aspetto più bello di Mario Rinaldi – oltre il risultato – è il suo carattere e la sua disponibilità; è sempre a proprio agio ed il suo atteggiamento è sempre positivo, carico di grinta, ricco di vitalità

Ed infine, credo che Mario Rinaldi sia rimasto “tale e quale” alla sua epoca: un’epoca generosa, vera, dove c’era rispetto per l’avversario e l’enduro era davvero una grande famiglia… Un autentico cuore buono, di poche parole ma molto concreto su più fronti. Un personaggio vero che ha saputo entrare nella leggenda dell’enduro internazionale e che oggi è ancora sui campi di gara e che vede le gare perché “le sente” e perché lo emozionano. Un pilota veloce, un atleta completo che dovrebbe essere spunto per molti giovanissimi non tanto per il suo innato talento, ma soprattutto, su come porsi al prossimo. Che in questo caso si chiama avversario…

Mario tanti anni di bellissima carriera agonistica, puoi fare un bilancio del tuo percorso da pilota professionista?

“Bilancio direi positivo. Credo di aver saputo gestire bene la mia immagine relazionandomi a dovere con i media e aver saputo creare un ottimo rapporto con il pubblico. Argomenti questi che ancora oggi metto davanti a tutto”.

Cosa ti ha portato di più l’enduro: fama, vittorie, insegnamenti di vita?

“Tutte tre le opzioni. Teniamo conto che stiamo parlando di enduro, uno sport per pochi appassionati. Quindi quando si parla di fama è un argomento racchiuso in un piccolo cerchio. Vittorie bellissime ma ho sempre apprezzato anche i risultati di rincalzo quello che per me contava era esprimersi in gara al meglio. Tanti insegnamenti di vita come tutti gli sport credo offrano. L’ importante è saperli cogliere…”

mario rinaldi e la Six Days

Due parole sui tuoi mondiali: per ognuno raccontaci un episodio speciale…

“Nel 1992 vinsi il mio primo titolo mondiale, al ritorno dell’ ultima trasferta trovai il mio paese addobbato a festa con tutti i miei concittadini ad aspettarmi lungo la via principale del mio paese chiusa al traffico dal comune per l’occasione, erano tutti armati di bottiglie Franciacorta per festeggiarmi. Fu per me un episodio veramente speciale”.

Ti senti soddisfatto della tua carriera? Qualche rimpianto?

“Nessun rimpianto, rifarei tutto ciò che ho fatto compreso le scelte dei team con cui ho collaborato, con KTM, Yamaha, Husaberg arrivando ad oggi con TM.6) Riguardo alle competizioni penso proprio che oggi abbiamo raggiunto un ottimo livello qualitativo, difficile pronosticare un miglioramento”.

mario rinaldi e la KTM, avventura mitica

Cosa pensi del nostro enduro italiano ad oggi?

“Credo sia il campionato nazionale più interessante e seguito in Europa. Tutti i team migliori sono tutti italiani, ed è frequentato da tutti i migliori piloti stranieri. Quindi credo proprio che sia un campionato ad altissimo livello”.

mario rinaldi èd i suoi fans overworld…

A livello italiano, come stanno andando le cose?

“In particolar modo non c’è alcun pilota che mi ha sorpreso ma posso dire che ho visto dei bravi giovani nell’europeo 125 cc che si son tutti ben distinti nelle primissime posizioni. Se ci credono e si impegneranno a fondo qualcuno di loro sicuramente potrà fare il salto di qualità…”

Due parole sui tracciati 2016…

“Tutti i tracciati dei campionati nazionali sono stati curati e preparati dai Motoclub organizzatori, io sono un loro collaboratore e cerco di mettergli a disposizione tutta la mia esperienza per creare insieme la ben riuscita delle manifestazioni. A volte le cose non vanno come vorremmo, soprattutto quando le condizioni metereologiche avverse ci mettono lo zampino. Teniamo conto che nei vari campionati abbiamo una fascia di conduttori che variano dal professionista all’amatore. Tutti devono affrontare l’ennesimo percorso quindi impossibile accontentare tutti. Ovvio che non mancano le critiche ma questo è l’enduro. Non si riuscirà mai a fare una gara perfetta per tutti”.

mario rinaldi e la sua KTM

Nel 2016 ho lanciato PROGETTO ENDURO nel 2017 ripeteremo: cosa pensi di un progetto come questo?

“Quando qualcuno si avventura con queste iniziative non c’è altro modo che rispettarle, ci vorrebbero più team con questo coraggio, in questo modo fanno crescere piloti dando loro la possibilità di mettersi in evidenza”.

Parlaci dei tuoi corsi, come sono strutturati, i vari livelli, il tuo metodo…

“Io li divido in due gruppi: gli amatori e gli agonisti, i primi normalmente sono di età più matura, sono praticanti con il puro scopo del divertimento, necessitano quindi più di consigli tecnici: esempio come stare in sella ad una motocicletta o come muoversi su di essa, affrontando vari ostacoli che offre il fuoristrada. Gli agonisti normalmente di età giovane bisogna insegnare a loro soprattutto i metodi di allenamento da applicare in motocicletta e non”.

L’enduro è: forza fisica, forza mentale o preparazione mentale abbinata al talento?

“Senza dubbio un po’ di talento serve ma assolutamente serve la preparazione fisica e molta volontà il tutto gestito con molto cervello”.

L’enduro all’estero, migliore o “peggiore” del nostro parlando di talenti disponibili?

“Credo che ci sia per ogni nazione il proprio momento, c’è stata l’era dell’Italia “ai miei tempi” poi Svezia, Finlandia e oggi la Francia. Noi italiani siamo sempre subito di rincalzo. Non credo che un campione lo si possa costruire ma lo si può aiutare”.

La tua gara più difficile è stata…

“Senza dubbio la Gilles Lalay Classic che si correva in Francia, ogni volta che rivedo le immagini mi viene la pelle d’oca”.

mario rinaldi e la Six Days

Parlaci della nostra Sei Giorni 2016: un tuo commento su questa edizione e sulle nostre performance italiane…

“La Six Days in Spagna non mi è piaciuta molto, la località non offriva un territorio adeguato “montuoso” ma al contrario piuttosto pianeggiante. Le prove speciali comunque erano all’altezza. I nostri piloti si sono espressi impegnandosi al meglio fino in fondo tanto da arrivare al quinto giorno di gara saldamente al secondo posto nel trofeo e al terzo nel vaso. Peccato sul finale la scivolata di Monni che ha pesato tantissimo sulla classifica finale del trofeo. Comunque quello che mi ha fatto molto piacere è stato collaborare con una squadra nazionale composta da un bel gruppo molto motivato”.

mario rinaldi in sella alla TM
mario rinaldi in sella alla TM

Credi nelle gare di enduro estremo? Saranno il futuro?

“Credo molto nelle gare estreme, se oggi fossi un giovane emergente mi ci concentrerei molto, è una possibilità in più. Non riesco a capire i nostri ragazzi che al contrario le scansano in tutti i modi. È la mentalità che è sbagliata, sembra abbiano paura di sfigurare, lo stesso problema lo riportano anche alle competizioni di enduro classico. Se la gara è troppo difficile trovano sempre una scusante ma non ammettono mai che non sono ancora pronti e che ancora devono imparare molto. Nell’ enduro classico di qualche tempo fa era normale trovare nel percorso tratti quasi estremi, oggi una piccola impervia per i più diventa un problema tragico. Credo che nel futuro questo genere di gare avranno molto spazio”.

Due tempi o quattro tempi: un tuo parere sul futuro dell’enduro…

“Un bravo pilota sa esprimersi bene sia con la 2t che con la 4t. Se si devono affrontare percorsi tortuosi e lenti emerge più il 2t al contrario il 4t. Una 4t a più caratteristiche per assecondare le nuove normative euro4 ma vedremo dal prossimo anno se le 2t da iniezione saranno all’altezza”.

Supermario Rinaldi sempre spettacolare

Cosa pensi dell’elettrico anche nell’enduro e di aprire il campionato anche a questa categoria?

“Sono favorevole all’elettrico, si potrebbero avere solo vantaggi. All’inizio partirei con un campionato di tipo superenduro per poi passare all’enduro classico ma questo quando lo sviluppo delle motociclette avrà raggiunto gli obbiettivi standard”.

Manca una categoria basic 125 4T per i giovanissimi che non hanno le possibilità di correre con le 2T, spesso costose. Cosa ne pensi?

“Chi pratica enduro e fa gare sa benissimo che l’investimento da fare non è indifferente, questo a prescindere dalla categoria e cilindrata che sia. Credo che le aziende costruttrici se vogliono possono creare una 125 cc 4T con prestazioni elevatissime restando nelle normative richieste, probabilmente l’investimento da fare non sia facilmente ammortizzabile ma sarebbe la più facile soluzione. Sarebbe bellissimo avere una categoria 125 cc 4T per i giovani”.