PROVA EXTREME ENDURO: BETA XTRAINER 300

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Beta Xtrainer 300 è una vera enduro per tutti. Con Andrea Giubettini abbiamo scoperto le sue carte vincenti tra cui motore, agilità, peso ridotto ed un’erogazione corposa ma mai aggressiva…

Il panorama enduro è particolarmente ampio con un’offerta molto importante per modelli, cilindrate, tipologia d’uso e idea personale dell’enduro. Sì perché piloti quanto amatori, hanno esigenze diverse, strade che spesso s’incrociano quando la richiesta è unanime se parliamo dei requisiti base.

5 carte vincenti per una buona moto da enduro…

Tra questi troviamo la leggerezza, elemento base per affrontare molte ore di moto specie se il terreno è “hard”, un’erogazione fluida che non sconfini nella “cattiveria” assoluta, un comprato ciclistico in grado di digerire tutto ma offrire una guida veloce e reattiva ed un’ergonomia ben studiata per muoversi bene sulla moto.

Quindi riassumendo i concetti, scopriamo che amatore e pilota forse, vogliono alla fine le stesse cose, anche se, ad un certo punto del diagramma d’uso della moto, le strade si dividono per le differenti capacità tecniche che li separano; questo significa quindi che poche moto oggi possono soddisfare questa “doppia valenza” d’uso, anche se qualcuno ha elaborato quest’idea con il risultato di una moto davvero adatta a tutte le esigenze.

Progetto Xtrainer, due mondi che si toccano

Beta, con il progetto Xtrainer 300, ha fatto scoprire che i due mondi possono avvicinarsi grazie alle caratteristiche di questa enduro, con il risultato quasi scontato legato al successo di questo modello, su cui, l’Azienda di Rignano sull’Arno, continua ad investire parecchie energie e risorse. Beta inoltre è stata forse l’unica Azienda a credere ancora nel propulsore 2T mentre tutti o quasi lo abbandonavano, dimenticando spesso che, per l’amatore puro, questa soluzione tecnica, rappresenta una svolta sul piano della gestione oltre che della manutenzione.

Dopo il successo della prima versione di Xtrainer 300, questa moto 2018 arriva con un motore totalmente rinnovato, partendo dalla base della gamma RR 2018 su cui è stato svolto un lavoro enorme al fine di “rinnovare” prestazioni oltre che ridurre il peso globale della moto che oggi pesa a secco 99 kg con ripartizione dei pesi pari a 48 kg davanti e 51 lg dietro.

E visto che Andrea Giubettini/Progetto Enduro correrà con una Beta RR300 sia nella Under23 che nel neonato Trofeo Metzeler Extreme, ho pensato di mettergli tra le mani questa versione 2018 della Xtrainer 300, tanto per capire se, anche un pilota che spesso si confronta con l’extreme enduro, avrebbe apprezzato…

Iniziamo dal motore: le differenze tecniche tra la gamma RR300 e la Xtrainer 300

Beta, da sempre, è particolarmente “gelosa” dei propri prodotti e questo con una (giusta) punta di orgoglio tutto italiano. Non è stato quindi facile “estirpare” le vere differenze tecniche tra la RR300 e questa Xtrainer 300 ed ecco quindi cosa cambia nell’intimo del progetto se parliamo del motore 2T. Il monocilindrico da 293,1 cc vanta quote quadre pari a 72×72 mm.

Le differenze “immediate” tra i due motori sono il settaggio della valvola di scarico (sfere maggiorate in virtù anche della nuova trasmissione primaria), il profilo della testa (valore di squish e forma camera combustione con maggiore rapporto di compressione pari a 11,45:1), il cilindro, il maggior volume del carter pompa ed il sistema di scarico.

Per ciò che riguarda il profilo della testa quindi, molto dipende dal rapporto di compressione e dal profilo squish, teso a migliorare il gradiente di combustione ma, soprattutto, il fronte di fiamma in camera di combustione, il che significa una diversa risposta sul gas. Aumentare il volume del carter pompa significa alzare la pressione e la spinta che la miscela avrà verso i travasi e quindi la velocità con successiva eliminazione legate a perdite di carico.

A questo si aggiunge un valore dei diagrammi più basso, il che significa che il cilindro è stato “abbassato” al vantaggio della trattabilità generale del 2T Beta. Differenze nettissime anche per le mappe motore, anche in funzione del particolare scarico della Xtrainer 300. Altri interventi riguardano l’uso di un nuovo pistone bombato, la rivisitazione dei valori d’inerzia dell’albero motore, che prevede inoltre un asse di accoppiamento rinforzato ed una nuova biella, modificata nell’area del piede per garantire più rigidità sull’area di maggiore sollecitazione meccanica.

Un telaio più corto e basso per la Xtrainer

Per quanto riguarda la ciclistica invece, le quote “vere”, non sono riuscite ad averle da Beta ma è proprio in quel dato che c’è a mio avviso tutta la forza dinamica di questo progetto. Il telaio vanta struttura perimetrale con diversa concezione però rispetto alla RR300; il telaio è più basso e corto ed è più “chiuso” nel valore dell’angolo di sterzo e questo – come poi scoprirà Giubettini nel test – a vantaggio della maneggevolezza massima.

La forcella USD ha steli da 43 mm mentre il mono vanta leveraggio progressivo. L’impianto frenante prevede disco anteriore da 260 mm davanti con pinza flottante a doppio pistoncino e single dietro da 240 mm con pinza monopistoncino.

Le novità della Xtrainer M.Y. 2018

Le zone toccate sono praticamente estese: l’erogazione è molto più lineare mentre come abbiamo visto anche la BPV (Beta Progressive Valve) è cambiata nel setting. C’è una nuova frizione, oggi più leggera e compatta, cosa che migliora la resistenza e la modulabilità, mentre a fronte di questa novità anche il carter frizione è molto più compatto ed esteticamente più valido. Inoltre, sul cambio, è stato modificato il sistema di inserimento marcia, abbattendo così ogni “incertezza d’innesto”.

Alcuni valori tecnici della Xtrainer 300

Interasse 1467 mm, lunghezza max 2157 mm, larghezza max 802 mm, altezza da terra 1245 mm, altezza sella 910 mm, luce a terra 320 mm, altezza pedane 390 mm

LA PROVA DELLA XTRAINER 300 CON ANDREA GIUBETTINI

È con grande enfasi che Giubettini racconta la Xtrainer: questa moto gli è piaciuta davvero scoprendone a fondo tutti i plus, da quelli più marginali a quelli più significativi. Il percorso di prova era bello tosto: sottobosco, viscido, sassi e rocce, mulattiere, insomma tutto il bel repertorio dell’enduro estremo e del single track. Alla domanda “correresti una gara extreme con questa moto?” la risposta è stata secca ed immediata con un grande si, il che la dice lunga sul grande potenziale di questa moto…

Andrea questa Xtrainer ti è piaciuta?

“Questa Xtrainer la vedo davvero bene anche e soprattutto per gli appassionati dell’enduro, quelli che escono per avventure amatoriali. È la loro moto! Merito sia del motore che delle sospensioni che non mettono mai in difficoltà il pilota, anche nel superare ostacoli difficili e questo grazie a quella fluidità globale, carta vincente di questa Beta”.

Cosa ti è piaciuto di più di questa moto?

“Personalmente la Xtrainer mi è piaciuta molto a livello ciclistico, perché si è sempre rivelata leggera e particolarmente maneggevole e questo un po’ ovunque nella pratica dell’enduro…

Una moto facile, sempre docile e trattabile grazie anche al particolare scarico che rende l’erogazione corposa ma piena ad ogni regime. E questo sul viscido, sugli ostacoli, sui sassi e questo rende la guida molto intuitiva e scorrevole”.

Come si comporta sui passaggi più tecnici?

“Beh, la Xtrainer merita un voto pieno soprattutto quando il percorso diventa brutto e difficile da affrontare. Specie nei passaggi molto tecnici ed è qui che questa moto fa la differenza. La trovo invece un po’ insufficiente sul veloce, questo a causa delle sospensioni molto morbide e piccole nel diametro, fattori che la rendono ballerina sul veloce e meno stabile”.

Due parole sul motore e sul suo comportamento…

“Il motore mi è piaciuto molto e, sinceramente, non mi aspettavo queste doti di allungo che invece mostra subito e sempre. Credo che in fase di progetto abbiano pensato a questo dato e te ne accorgi quando devi affrontare in uscita la curva ti rendi conto che il motore c’è e basta dare una manata sul gas per uscire fortissimo. Spaventoso ai bassi regimi detiene una trazione eccellente senza mettere però in difficoltà e senza mostrare troppo i denti… Ed è paurosa anche ai medi regimi, in sotto coppia dove riesce a tirare qualsiasi marcia metti dentro”.

Che differenze ha scoperto tra la tua RR300 e questa Xtrainer?

“Se paragono questa moto alla mia RR300 scopro che la Xtrainer non mi ha mai messo in seria difficoltà al punto che in alcuni punti mi sembrava di guidare un enduro classica anche se, nella ripartenza da fermo dopo aver affrontato magari un ostacolo, è facile da tenere su, stando in piedi sulle pedane anche a bassa velocità ed è quindi semplice rimanere in equilibrio. Lavorerei solo un pelino sulle sospensioni”.

Mi dicevi che questa moto è decisamente precisa…

“Dopo averla provata nell’hard, sui sassi mossi, devo dire che trovo bellissima questa Beta, mi è piaciuta perché riesci a mantenere la traccia che decidi, mentre su viscido non ho trovato problemi anche nei passaggi tecnici, dove la trovo snella e molto precisa. Anche nella guida quindi, il voto direi che è massimo!”.

E allora a chi consiglieresti la Xtrainer?

“Bella domanda! Questa moto a mio avviso è utile per tutti. Dall’amatore al pilota più tecnico che cerca l’estremo assoluto. Pur se con qualche limitazione per l’uso estremo. Sull’estremo può essere una buona moto… Ad esempio, in una gara tipo Hell’s Gate, specie sulla linea, puoi trovare delle difficoltà tecniche ma puoi recuperare poi sulle mulattiere, sul tosto dove fa la differenza. Ed aiuta anche la sua leggerezza, specie se devi trascorrere molte ore in moto su terreni che cambiano sempre, dove aiutano anche le sospensioni morbide, il telaio, decisamente snello. Io ci correrei in una gara estrema, ma questo è solo il mio parere…”.

(Foto GIUSEPPE CARDILLO)

Andrea Di Marcantonio

Andrea Di Marcantonio

“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”