PROVA: FANTIC MOTOR CABALLERO 125 4T

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Un nome che ricorda un legame, un pezzo di storia individuale, l’inizio, la scintilla della passione. Caballero 125 4T è l’Enduro in chiave Fantic: ciclistica a punto, colori che rispecchiano aggressività ed un motore 125 disponibile anche con kit 170

Il nome Caballero per molti di noi significa molto più di una moto da enduro. E’ un richiamo appassionato che ti fa sentire “grande”, perché quel nome evoca e sprigiona il gusto dei primi salti, del primo magico contatto con il mondo dell’offroad.

E non è un caso se, alcuni di noi, lo ricordano come un periodo spensierato, fatto di piccoli grandi ricordi di un’epoca purtroppo lontana che ci riporta indietro nel tempo (nel senso che inevitabilmente siamo cresciuti…), quasi alla fine degli anna ’80,  momento “fertile” per i primi timidi approcci con la moto da fuoristrada. Almeno per me ed i miei amici…

Indietro nel tempo…

Personalmente ricordo che, proprio in quel periodo, il mio amico d’infanzia Cico aveva appena acquistato il mitico Caballero 50 2T MIK 26, un “cinquantino stratosferico” per l’epoca, colorato, con le ruote artigliate e la sella alta oltre che forte di  quell’aria aggressiva, era capace di scatenarti dentro la voglia di andare giù in pineta subito la dopo la scuola. E se a questo ci mettiamo pure l’acquisto dell’altrettanto famoso lubrificante ricinato per miscela R30… (lo usavamo solo per sentirne l’odore dallo scarico…) beh, capirete che eravamo realmente invasati dalla passione. Quel Caballero è stato l’inizio, del mio inizio, dove tutto prese vita: la voglia di offroad, la costruzione di una professione, un approccio più diretto con la vita forse e l’interesse verso le gare di motocross…

Il Caballero di oggi, un’altra storia con tradizione

Perdonatemi l’amarcord…Però sul tema Caballero ci stava tutto! Poi la storia del Caballero si interruppe per anni, decenni, per poi riprendere qualche anno fa e fu un successo per la mitica Fantic. Così, più di vent’anni dopo, ho deciso di riprovare questa emozione che ricordavo forte anche nel momento in cui mi leggete. Le mode e la tecnica cambiano è vero, ma il nome è rimasto sempre lo stesso: però Caballero è cambiato in ogni dettaglio e quel vecchio MIK 26 oggi sembra davvero suo nonno.

Linea che nasce per le corse

Ad EICMA verrà presentata la versione 2013 ma Caballero 125 2012 è ancora “attuale”, tutto da scoprire, anche perché la sostanza rimarrà più o meno la stessa. Il design della versione 125, equipaggiata con il motore Yamaha/Minarelli, è particolarmente curata nel dettaglio, in perfetto Fantic style: molto bello il telaio verniciato bianco, la cui linea è seguita dall’occhio attento, che percepisce la sua struttura ma, soprattutto la sua innata robustezza.

I due convogliatori forati (sono tre fori sequenziali in ordine di grandezza) fanno parte della struttura estetica ed avvolgono porzione dell’incrocio delle travi telaio per poi confondersi con il tratto iniziale della sella bicolore che fa un tutt’uno con il parafango posteriore. Spiccano sul globale “frammenti aggressivi” di rosso, quali i mozzi ruota, i guida catena, la molla del mono posteriore ed i punti di contatto degli stivali sul trave discendente del telaio.

Ciclistica da vera offroad…

Se la moto ha un aspetto così “forte”, certamente è merito delle sue doti ciclistiche, delle scelte tecniche che in Fantic vantano una lunghissima tradizione e titoli iridati, non ultimo il titolo Belga Enduro 2012 con la versione upgrade ER 170. Il telaio vanta struttura perimetrale in acciaio CrMo con struttura quadrangolare e telaietto posteriore in alluminio, ovviamente smontabile.

La forcella è Marzocchi a steli rovesciati da 40 mm, dotata di doppia regolazione, mentre il mono posteriore è un elemento Ollè tipo Piggy Back regolabile; Caballero è molto leggero, 95 kg e ha un interasse di 1395 mm ed un’altezza sella pari a 890 mm.

Anche l’impianto frenante è potente ed aggressivo, grazie ad elementi Wave by Braking rispettivamente da 260 e 220 mm e pinze dedicate di identica fattura. Il forcellone, in alluminio e dalla sezione variabile, fa lavorare il mono posteriore grazie al link e leveraggio progressivo.

Propulsore affidabile…con disponibilità di “bigbore” 170 cc

Come accade ormai per molti costruttori, la scelta del motore è quasi “obbligata”, visto che il monocilindrico Yamaha/Minarelli (caratterizzato dalla pompa acqua che prende il moto nella zona della testa) è, di fatto, l’opportunità tecnica più affidabile e la più completa se parliamo di reperibilità ricambi nel caso ce ne fosse necessità.

Quindi si tratta del plurinflazionato “quattrovalvole” monoalbero raffreddato a liquido Euro3 alimentato da un carburatore Mikuni da 30 mm, dotato di accensione elettronica digitale e cambio a sei rapporti. Ma Fantic, come sempre, è abituata ad offrire quel qualcosa in più ai propri clienti, perché sa che questi ricercano sempre qual “di più”: ecco quindi che a listino troviamo il kit bigore da 170 cc e, di serie, lo scarico Zard, dall’inusuale design cattivissimo…

Una chicca è che sul modello 2013, oltre alle varie modifiche, troveremo un pistone con compressione più elevata, a testimonianza che Fantic non si accontenta di montare un motore di un altro fornire sul proprio telaio, ma che al contrario cerca sempre di rendere “personali” le proprie moto offroad e SM.

Come va: nuove emozioni in sella al mito Caballero 124 4T

La posizione di guida è subito intuitiva e molto naturale: la particolare piega del manubrio Tommaselli invita a tenere più arretrate le braccia, con i gomiti larghi per il massimo del controllo. L’altezza sella non è proprio per tutti, anche se, una volta in sella, non ci si fa più caso ma si pensa a guidare, cosa decisamente alla portata di tutti per via dei molteplici aspetti positivi del Caballero 125 4T.

I larghi convogliatori fanno da “riferimento” su come stare in sella: questa Fantic decide per voi che la migliore posizione è quella avanzatissima, tanto per dare modo alla ruota anteriore di aggrapparsi al terreno; la sella è dura e dopo un po’ stanca, anche se questo sarà un “dettaglio” concentrato” prevalentemente avvertibile sul fettucciato, per il resto tanto si sta in piedi!

Ciclisticamente a punto, maneggevole, carica davanti…

La forcella è abbastanza a punto per la guida sia sui terreni sassosi che in condizioni di fondo viscido. Nel primo caso certo tutto è filtrato abbastanza bene, ma manca quel “fine” che consentirebbe al pilota di andare più forte, sensazione che si avverte specie nei tratti in discesa o quando si passa dal terreno sassoso a quello più morbido, dove spesso si ha la sensazione che l’idraulica vada un po’ “in crisi”.

Ma basta solo caricare con il busto l’avantreno per ovviare a questo “gap”, considerando che la Marzocchi di serie fa il suo lavoro più che onestamente… Meglio dietro invece: il monoammortizzatore, probabilmente anche in virtù dell’azzeccato rapporto ratio del cinematismo progressivo, segue ogni asperità in modo progressivo e senza mai restituire colpi alla ciclistica. Questo mono Ollè, deve lavorare al 100% quindi nella sua totalità di escursione: inutile precaricarlo allo spasimo, perché poi vanno in crisi il ritorno e la compressione e ci troveremo a guidare un “canguro” e non più una enduro… Il suo lato migliore è farlo lavorare in tutta la sua escursione, anche con terreni difficili, sassi, radici o quando in mulattiera si stringe la moto cercando i punti migliori di appoggio per la ruota posteriore.

Motore: pochi cavalli, ciclistica surdimensionata ma pronta per il 200 cc

Certo i cavalli di serie sono quelli che sono e l’idea di andar forte, beh, lasciatela in parte… da parte! Però dobbiamo considerare un dato non certo trascurabile, ovvero che, molti giovanissimi, muoveranno i primi passi offroad con questa moto, quindi i Cv che ci sono vanno bene per imparare. Poi magari si passerà al kit Fantic 200 cc…

Questo motore non gira molto ma è dotato di una discreta coppia, complice la rapportatura finale piuttosto corta, che si fa sentire specie nelle prime tre marce. L’erogazione è sempre lineare, ma il gas deve rimanere sempre a più di ¾ per saggiarne l’intero potenziale, questo significa che il motore Yamaha/Minarelli dev’essere tenuto sempre alto di giri per offrire una trazione accettabile e, nel contempo, il pilota deve cercare di guidare in modo pulito e scorrevole, evitando cali di giri che obbligherebbero a scalare la marcia e quindi perdere tempo, specie sul fettucciato.

Si arriva così molto presto al limitatore con la sensazione che la ciclistica di Caballero 125 sia davvero surdimensionata e “pronta” per una manciata di cavalli in più. Frizione e cambio funzionano bene mentre il sound emesso dal terminale Zard è davvero diverso dal solito…

Per il resto mi è piaciuta l’efficacia dell’impianto frenante, sempre dal grande mordente aggressivo così come la grande libertà di movimento in sella, negli spostamenti longitudinali quando si guida forte o in mulattiera. Ma alla fine, cos’hanno in comune questo Caballero con il mitico e glorioso MIK 26? Beh, solo una cosa: il fatto che entrambi sono parte di una vita offroad!

Foto Andrea Piconi