PROVA: Rieju Tango 250, spirito libero…

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Tango 250 by Rieju, massima libertà in città ma soprattutto off-road grazie al peso contenuto, ad un motore brillante e all’indole da grande arrampicatrice…

Sono molteplici i volti di una moto, volti che variano e cambiano in funzione  delle personali esigenze legate a spostamenti che fanno parte del nostro quotidiano. Ci sono moto però, che, oltre a soddisfare tali esigenze, sanno portarci oltre quel confine di libertà individuale, fatta anche di passione, di contatto con la natura, di quel legittimo quanto sospirato desiderio di evasione totale.

Moto che risultano facili da guidare e che magari  sanno portarti laddove le altre non possono farlo; anche questo, in qualche modo, è “una via di fuga”, una scorciatoia verso il godersi quel panorama, non sempre facile da raggiungere…

Rieju sembra addentrarsi in questo segmento con la Tango 250, una moto “easy” con spiccata personalità, a metà tra una felina trial ed un commuter urbano che fa dei costi di gestione ridotti, la sia arma migliore. Tango 250 quindi viene proposta a tutto quel pubblico che ama le passeggiate in montagna magari, dove mulattiere, sterrati e spiagge nascoste possono essere raggiunte senza nessun problema, visto che, questa “duemmezzo spagnola”, non conosce praticamente ostacoli.

Linee easy, massima praticità quotidiana

Il riferimento è molto chiaro, assolutamente diretto: una trial cittadina sulla base del design che altre Aziende hanno già percorso ma con quel pizzico di personalità in più. Tango 250 si propone come una moto leggera, molto maneggevole, dotata di un motore “onesto” e che consuma poco oltre che di discrete prestazioni globali in rapporto alla cubatura.

Lo stile è quindi tutto terreno, grazie al design essenziale, pulito, all’insegna della massima praticità d’uso, a dimostrazione che, l’Azienda Spagnola, punta ancora sul fattore umano ed emotivo, due caratteristiche molte care a Rieju, in virtù di prodotti interessanti e spesso dai costi molto contenuti, senza però rinunciare a quella qualità di base che garantisca l’utente finale.

Quindi Tango 250 si propone con uno stile semplice a 360°. La parte anteriore è tutta per la forcella convenzionale a perno avanzato che supporta un esile parafango in plastica, mentre nella parte alta troviamo un proiettore circolare alle cui spalle trova posto la strumentazione a display con tutte le info che servono.

Un tono di colore lo regalano sia i contrappesi sul manubrio che la piastra di bloccaggio del manubrio, entrambe colorare in anodizzato blu, colore che poi ritroviamo pure sulla grafica della sella, azzecatissima per la particolare natura della moto.

Essenziale in tutto, questa è la Tango 250…

Il serbatoio da 7,5 litri (non sembra affatto così capiente dall’esterno visto che si sviluppa anche nella zona centrale sottostante della moto) è praticamente a filo del telaio e vanta, su entrambi i lati, due coperture plastiche di protezione ad elevato grip che hanno anche funzione pratica quando devi stringere la moto tra le gambe durante i passaggi più impegnativi in fuoristrada; la sella è tutta su un piano – quindi pilota e passeggero siedono sulla stessa liena – ed è caratteri rizzata da un’imbottitura a mio avviso perfettibile per ciò che riguarda il comfort su distanze oltre i 50 km…

Alle spalle troviamo un piccolo ma utile portapacchi che può essere utilizzato anche per sistemare l’eventuale bauletto amovibile. Utilissima la borsa morbida by Tucano, indispensabile per la città ma anche per sistemare piccoli e medi oggetti quando si usa Tango per le gite offroad. La parte centrale della moto è molto esile, rastremata, praticamente piatta e questo favorisce non poco sulla maneggevolezza quando si effettuano passaggi trialistici non solo in offroad  ma anche e soprattutto in città, nel traffico urbano.

Le pedane passeggero, o meglio le staffe che le inglobano, sono direttamente saldate sulla struttura telaistica, anche se, come vedremo, sono sistemate un po’ troppo in alto e quindi “obbligano” le ginocchia del passeggero ad assumere una posizione un po’ contratta che alla lunga stanca.

Ciclistica basic: la leggerenza di un Tango ed il “fattore A”

Con i suoi 114 kg in ordine di marcia, la piccola Rieju s’impone e punta tutte le sue carte sul “fattore A”, ovvero agilità al di sopra di tutto… Merito anche di una ciclistica agile e leggera grazie a componenti scelti per questo particolare progetto. Il progetto Tango si basa su tre versioni: 50, 125 e questa 250 che vantano un ampio catalogo accessori; ma soprattutto, le versioni sono offerte con coperture motard, dual-porpose oppure off-raod e questo in base alle proprie esigenze di utilizzo.

Il telaio vanta una struttura perimetrale in acciaio ad elevata resistenza con  zona inferiore removibile che stringe il propulsore tra l’area perimetrale superiore, la zona di attacco posteriore del motore ed il piccolo tubolare anteriore sdoppiato che, dalla zona del cannotto di sterzo, si apre verso il terreno. Con 1320 mm d’interasse, Tango 250 non può che essere una on/off agilissima: la forcella è Paioli con steli da 37 mm mentre il mono posteriore è privo di leveraggi e lavora direttamente sul forcellone posteriore.

L’impianto frenante si avvale di un disco anteriore da 260 mm con pinza a doppio pistoncino e disco posteriore da 200 mm, quest’ultimo mono pistoncino con flangia che supporta il sensore del tachimetro.

Motore affidabile, tutto made in China, con i cavalli giusti…

Tango 250 è equipaggiata con un monocilindrico raffredato ad aria da 249 cc caratterizzato da corsa lunga (74 mm) e alesaggio di 65,5 mm, quindi un’unità che nasce per fare chilometri e destinato ad un utilizzo legato all’affidabilità totale. Questo motore, costruito dal colosso cinese Lifan, è in pratica una copia del motore Honda che equipaggiava la serie XL.

E’ alimentato da carburatore Dell’Orto VHST da 28 mm ed è compresso 9:1, quindi consumi ridotti, affidabilità anche a gas aperto per molti km ma, soprattutto, pochi giri il che significa coppia fin dai bassi regimi, quello che serve nella guida offroad…Vanta il sistema AIS con valvola secondaria per il ricircolo dei gas esausti. Da notare il particolare scarico con “bomber” nel primo tratto del collettore che termina in un voluminoso silenziatore, quest’ultimo dotato di griglia paracalore.

Come va: felina e sempre pronta all’azione…

Come vedete dalle foto, l’idea di base per questa prova era un po’ particolare: caricare la moto in auto per poi scaricarla nei pressi della destinazione, visto che i tanti km che ci separavano dalla meta scelta per questo test, avrebbero alla lunga annoiato vista la modesta velocità massima della moto. Quindi mi sono voluto spingere un po’ “oltre” la destinazione finale della moto, ovvero l’utilizzo urbano, per provarla sui terreni a lei più consoni. Quindi puro offroad…

Tango 250 – e qui aggiungo qualcosa al test – l’abbiamo testata anche in città dove l’erogazione del motore consente manovre agili, sorpassi con una ciclistica che si fa apprezzare per le sue doti feline, specie nel traffico cittadino. In queste condizioni, non è mai una moto impegnativa ma, al contrario, è la moto giusta per quanti non rinunciano alle due ruote ma esigono qualcosa di più personale rispetto ad un comune scooter.

Una volta scaricata la moto dalla vettura, andiamo alla scoperta di una zona collinare che, per le sue caratteristiche morfologiche, sembra adatta al test di questa instancabile Tango 250.

L’erogazione del motore, in rapporto alla discreta potenza disponibile, è molto lineare tranne che a freddo, dove denota una certa irregolarità di funzionamento che costringe a mantenere per parecchio lo starter inserito; poi via via che il piccolo monocilindrico si scalda, pur permanendo un leggero buco nelle brusche aperture, è in grado di garantire una guida brillante e piacevole a tutti i regimi. Pieno ai bassi regimi, si fa strada verso i medi regimi, zona che più ci è piaciuta se parliamo di comportamento dinamico; questo motore è in grado di far arrampicare Tango ovunque, grazie ad un rapporto finale azzeccato se parliamo della guida su sterrato.

Cambio: corsa troppo lunga

Le cinque marce, di cui prima e seconda molto corte, però si innestano si con facilità ma a mio avviso c’è troppa “distanza” tra un rapporto e l’altro se parliamo di corsa effettiva della leva cambio. La frizione invece è morbida e molto modulabile e solo qualche leggero gioco di trasmissione in scalata infastidisce la precisione di guida; è un motore che non vibra molto e quindi trasmette poche frequenze sul telaio, a dimostrazione del suo surdimensionamento e di un attento studio degli attacchi motore.

Sospensioni oneste

La ciclistica di Tango certo meriterebbe qualcosa in più da questo punto di vista: non che il “materiale” standard non sia azzeccato ma, specie nel caso del mono posteriore, la scelta poteva cadere su qualcosa di più raffinato, anche delle scarse possibilità di setting globale.

La forcella lavora molto bene e risulta morbida e sempre sincera, il mono invece “accusa” un eccesso di “sofficità” che non si riesce a recuperare nemmeno agendo sul precarico molla e questo si amplifica con la presenza del passeggero. La risposta della forcella è lineare anche se morbida mentre il mono arriva spesso a “pacco” quando si effettuano passaggi offroad di una certa difficoltà.

Buono il comportamento dell’impianto frenante: modulabile e sincero quello anteriore, un pelo in “ritardo” quello posteriore, anche se entrambi risultano modulabili sia come capacità reattiva sia come risposta sulla leva/pedale.

Foto Diana D’Angelo

 

 

Andrea Di Marcantonio

Andrea Di Marcantonio

“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”