STORIE: ENDURANCE DI FAMIGLIA…

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Un sogno diventato realtà: padre e figlio insieme nella gara Endurance di Vallelunga, grande complicità per un’esperienza che ha fatto da start ad un progetto futuro. Un esempio di come lo sport “attivi” i rapporti…

Le gare a volte non vanno come avremmo voluto. A volte la passione non basta, perché, un pizzico di fortuna tecnica ci vuole, specie quando, dopo 12 lunghi anni, un pilota decide di “rimettersi in gioco” al fianco di suo figlio in una tostissima gara Endurance. Da sempre, questa tipologia di gare, attira tantissimi piloti da ogni parte d’Europa e del mondo. Ed il perché è facile comprenderlo, basta osservare le moto nel paddock.

Conosciamo bene i nomi di gare bellissime quali la 8 Ore di Suzuka ad esempio, dove le Case investono energie e tecnologia, perché gare del genere, sono un ottimo banco prova per molteplici fattori. Ma questa che vi racconto oggi è un’altra storia.

Una storia di padre in figlio…

Quella che sto per raccontare è un’esperienza unica: padre e figlio in gara insieme, sulla stessa moto, per tante ore insieme nello box, per molto tempo a contatto tecnico, un qualcosa che certo unisce e rafforza l’altrettanta grande storia di un rapporto che sa di passione vera.

Per una volta, entrambi, si confrontano sui dati, sulla pista, sulle scelte di gara oltre che sul migliorare la moto e questo è un qualcosa di curioso da osservare da spettatore; c’è tutto un piccolo mondo di gesti e rituali dentro la gara che Francesco e Paolo Arioni hanno corso a Vallelunga.

Gara finita troppo presto, colpa del motore out…

Purtroppo, la gara, è finita troppo presto a causa della rottura del motore della loro Ducati, gara che avrebbe potuto riservare infinite sorprese dopo il bel secondo posto in griglia (stoicamente con partenza gara con piloti schierati alla Le Mans), qualcosa che faceva ben sperare per l’esito degli oltre 90 giri di gara.

E pensare che moltissimi degli equipaggi arrivavano direttamente dal tempio di Donington Park, il che significa correre al fianco di piloti esperti nella specialità, quindi decisamente “smaliziati” rispetto ai nostri “Arioni Riders”… Secondi per tutta la prima ora di gara, poi l’abbandono che brucia.

Nessun timore per Paolo Arioni fresco di vittoria nella BOTT

Paolo Arioni però, era fresco della bella vittoria nella BOTT, sempre qui a Vallelunga ed è quindi arrivato ultra-carico e senza alcun timore reverenziale. Più tranquillo (o quasi) Francesco che, dopo 12 anni, tornava in sella in una gara vera ma, soprattutto, era la sfida della vita visto che correva con suo figlio, un qualcosa di speciale per entrambi e che certamente ha attivato l’idea di replicarsi nell’Endurance in un prossimo futuro.

Doppia esperienza, doppi motivi per esserci…

Ne parlavano da tempo di correre nella stessa gara. Ne parlavano da anni ed infine ci sono riusciti. Non si sono fatti problemi in mezzo agi oltre 300 piloti iscritti del secondo round Moto d’Epoca, dove la gara Endurance, era l’appuntamento più cool della giornata. Moto bellissime, veri “pezzi del passato”, tanti appassionati ed un momento per incontrare “vecchie star” della pista. Insomma, c’erano tutti i motivi per esserci!

Cosa si può apprendere da questa esperienza comune?

Si parla molto di rapporti tra genitori e figli e spesso delle difficoltà di “mediazione” tra questi due mondi. I due “protagonisti” di questa avventura sono invece l’esempio che le strade per farlo esistono e possono essere concrete. Stando a stretto contatto in una cosa che piace ad entrambi, si demoliscono le barriere e si dialoga bene oltre al fatto che si rafforza il rapporto. E questo si può ripetere in ogni settore del “fare insieme”. Perché queste esperienze sono quelle che si portano dentro per sempre.

LA PAROLA ALLA ARIONI RACING FAMILY

Paolo a caldo un tuo commento su questa gara

Certo non mi sarei aspettato tutto questo! Soprattutto correre in squadra con mio padre e vedere, vivere i suoi bellissimi risultati in gara già dopo la prima ora, è stato qualcosa di unico e molto bello. Tutto questo mi ha trasmesso emozioni impressionanti, non sempre facili da descrivere. Il tempo passava in fretta e queste gare Endurance, l’ambiente tutto, iniziano a piacermi di brutto e sono davvero emozionanti da vivere per così tanti giri

Un ambiente che ti è piaciuto quindi…

Si, l’ambiente è superlativo! Ho visto tantissima passione che non scoprivo da tempo, passione così ampia e forte. Ho visto ad esempio meccanici alle due di notte lavorare sulle moto, per cercare di offrire il massimo ai loro piloti, così come ho visto trattare le moto come se fossero dei figli, qui sono tutte persone che non mollano mai, sono sempre lì in gara da anni a dispetto dell’età, che spesso supera i 60 anni. I loro occhi esprimono una vitalità da dodicenne e questo credo sia l’aspetto più vivo dell’Endurance, qualcosa che insegna molto a noi giovani

Entrando nel vivo, un tuo commento su questa vostra gara…

Questa gara è stata utile per raccogliere dati, cosa che sarà importante per un eventuale futuro… Sono gare molto particolari, da preparare con tattica ed astuzia ma pure con competenza e pianificazione tecnica, nulla può essere lasciato al caso. Ho capito che, dopo i primi turni di prove libere, bisogna sedersi a tavolino e ragionare su alcuni aspetti quali i timing, i cambi piloti, i rifornimenti. Basta poco per trovarsi da primi a metà schieramento perché sono gare da curare al dettaglio minuzioso. Per me è una cosa nuova, perché sono abituato a gare sprint, a dare tutto e subito. Ma qui nell’Endurance le cose vanno affrontate con toni meno decisi e puntare piuttosto sulla regolarità.

Parliamo della gara e di cosa avete fatto venerdì e sabato sulla moto…

Nelle libere siamo entrati ed abbiamo sistemato quelle piccole cose che si fanno sempre quando scendi in pista con una moto del tutto nuova. Mi riferisco al setting della moto ovvio così come alla sistemazione dei particolari come i freni, la posizione di guida ecc. E questa moto mi ha dato confidenza immediata nel guidarla perché maneggevole e veloce. Anche mio padre ed il terzo pilota Contigliozzi sono andati subito forte, un buon segno s come orientare il lavoro per la gara.

Insomma, Paolo esperienza da ripetere?

Sicuramente voglio rivivere un’esperienza del genere con mio padre, ma, questa volta, fino infondo! Ho capito quanto sia importante e determinante il lavoro tra tecnici e piloti, una sorta di grande famiglia che deve funzionare come un orologio svizzero! Senza comunicazione non si possono fare risultati, tutto questo fa crescere ed ognuno apporta qualcosa alla messa a punto della moto, cosa che si evidenzia tra un turno e l’altro…

UN PAPA’ VELOCE CHE ANCORA SA IL FATTO SUO…

Le tue sensazioni di aver corso una gara Endurance?

Sono quelle che prova un bambino quando vede un qualcosa di nuovo –racconta Francesco Arioni -, specie se lasciato in una sala giochi, in questo caso la pista ed il confronto tosto dell’Endurance. Ho sentito, una gioia interna grande e nuova direi, come rinascere e sentirsi vivo più che mai!

Era un sogno correre una gara con tuo figlio…

Era il sogno di una vita per me correre con Paolo nella stessa gara. Ne parlavamo da anni, fin da quando Paolo era piccolo e gli avevo promesso che, prima o poi, avremmo fatto questa cosa insieme, ma solo al momento giusto… Ho sempre rinviato la cosa per problemi anche di spese, perché Paolo sta andando bene e quindi ogni fondo andava investito per le sue gare e crescita agonistica. Sono appagato oggi perché si vive anche di sogni ed io il mio l’ho costruito e realizzato con l’Endurance.

Cosa pensi dell’Endurance e cosa hai capito dopo questa bella esperienza

L’Endurance è solo un grande gioco di squadra. Ci sta che abbiamo pagato la nostra inesperienza in questa disciplina, ma è stata una gara di prova che ci è servita a capire le cose per un futuro nella specialità. È stata utile per capire i setting, come guidare e mettere a posto la moto insieme e queste sono informazioni che ci porteremo a casa. Ci siamo adattati alla moto che aveva problemi di freni ed altro, la moto insomma non era a posto ma abbiamo tutti sfruttato al massimo quello che avevamo. È una formula adatta anche a piloti di età superiore alla mia, perché riesce a coinvolgere più persone sotto la stessa tenda o dentro il medesimo box, ma tutto deve funzionare per ottenere il massimo…

Cosa hai appreso da questa Endurance

Nulla di nuovo direi, anche perché avevo giù vissuto esperienze simili ma dentro gare molto più corte. Ho corso tre 100 miglia in sella a moto quali Honda, Ducati e Bimota.

Futuro nell’Endurance per voi due?

Certo che sì! È stata una bella esperienza. Non so se l’equipaggio rimarrà lo stesso, anche perché inizialmente doveva essere con noi Castreghini che non ha partecipato. Ma stiamo valutando di ripetere la cosa e, certamente, saremo molto più preparati ed agguerriti di prima. È un nostro marchio di fabbrica!

Andrea Di Marcantonio

Andrea Di Marcantonio

“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”