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    HELL’S GATE 2018, VINCE MARIO ROMAN

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    Mario Roman in sella alla Sherco ha vinto l’Hell’s Gate 2018. Una gara difficile, estrema come sempre e che ha messo in difficoltà tutti i big. Ma Fabio Fasola già pensa al 2019…

    Fuori fa freddo, molto freddo. In macchina, parlando con i miei fotografi, ho raccontato, spiegato, sviscerato lo spirito unico e vero dell’Hell’s Gate, proprio come fa un “veterano” alla sua nuova pattuglia, perché sono 15 anni che lo vivo a cuore aperto. In abitacolo tante domande ma la mia testa ha fatto click nel momento siamo arrivati al bivio per salire su al Ciocco, perché, d’ora in poi, sarà full immersion in questa tostissima e magnetica gara, unica, tradizionalmente selettiva e spettacolare. Da sempre!

    Il freddo è l’abbraccio affettuoso dell’Hell’s Gate…

    Il freddo è il vero padrone assoluto ed indiscusso, così come lo sono le difficoltà, le zone impossibili, le tante variabili naturali dell’Hell’s Gate. Oltre 100 partenti che diventano 10 a fine gara e questo la dice lunghissima su cosa sia questa gara di extreme enduro. Come nel 2016, anche quest’anno siamo qui con il mio PROGETTO ENDURO ma, soprattutto, con Andrea Giubettini che certo ci ha provato in sella alla sua Beta… Ho un sacco di cose da raccontare, quindi mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.

    Una classifica finale inaspettata e contro tutti i pronostici…

    Quest’anno c’è stata la novità del Friday Dusk, la sfida per creare l’ordine di partenza, che, di fatto, ha messo in riga tutti. E poi la gara del sabato, un incubo per tutti, un “binario” di follia in single track, calcato più volte e con continui cambiamenti di tracciato a secondo del livello di gara. L’edizione 2018 ha messo in crisi anche i “big dell’estremo” con un capottamento della classifica ma, soprattutto, dei pronostici, che davano Graham Jarvis naturale favorito per la vittoria.

    Ed invece la storia è stata molto diversa ed ha vinto un grande e favoloso Mario Roman in sella alla sua Sherco con Graham Jarvis al secondo posto in sella alla Husqvarna 4T (una primissima) ed un eccellente e sorprendente Travis Teasdale che ha portato la sua Beta al terzo posto. Questo per dire che, all’Hell’s Gate mai nulla dev’essere dato per “scontato”, anche se, in una gara come questa, di scontato c’è praticamente solo il sole che sorge al mattino ed il freddo…

    Quindi il vero “sconfitto” 2018 (per usare un eufemismo) è stato il n.1 Graham Jarvis che però la prende bene e con il solito stile sereno: “Mi sono veramente divertito oggi, come sempre qui all’Hell’s Gate. Sono stati due giorni faticosi, e mi sto ancora abituando a usare la 4T, ma la moto non ha perso un colpo per l’intero weekend. Sono stato con i primi vicinissimi tutto il giorno, e ce la siamo giocata negli ultimi 20 minuti di enduro cross. Sarebbe stato bello ottenere la mia sesta vittoria, ma va bene anche così.”

    Note di “sguardo attento” su questo Hell’s Gate: quello che mi ha colpito…

    Sono flash, istanti che si materializzano davanti a te. Sono scatti di emozioni, il tempo di un click ed è già passato. Di questa edizione 2018 mi sono portato a casa un sacco di questi flash che voglio passarvi così come sono “transitati” davanti ai miei occhi.

    Ricorderò quindi la fatica negli occhi dei piloti ed il fumo che esce dai loro corpi sudati e quello delle loro moto, “bollite” in alcuni casi, ricorderò lo schiacciamento dei pneumatici sulle asperità, le forcelle a “pacco”, quei canali di fango infiniti, quelle rocce senza fine e lo sguardo perso di alcuni piloti perché realmente non sapevamo dove passare, ricorderò quei motori che salgono “sordi” senza battere ciglio, oppure le cadute più rovinose con la moto che va in pezzi, ricorderò quei piloti che, nonostante l’inferno di salita davanti, non hanno mai mollato il gas e nemmeno loro sanno come hanno fatto ad arrivare in cima.

    Mi rimane impresso l’odore di “cotto” dei motori, le discese a picco nel baratro della follia, le frizioni che slittavano, ripenso a quei mono “schiacciati” in compressione nell’intraprendere sassi o scalini di roccia, ripenso alle facce della gente, divertita ed attonita, ubriaca e “partecipativa”, ricorderò “le compagnie della spinta” che aiutavano i piloti in difficoltà sui tratti più ostici, così come ripenso alla moltitudine dei cori sui tratti “classici” dell’Hell’s Gate, alla frenesia degli addetti ai lavori, all’impegno del team legato all’organizzazione, senza dimenticare le gesta atletiche dei “mostri sacri” all’opera, ovvero Jarvis, Roman, Teasdale, Nicoletti, Young, tanto per citarne alcuni e che, con la loro “devastante naturalezza” hanno fatto vedere cosa si può fare in sella ad una moto da enduro…

    La prima uscita del Trofeo Metzeler Extreme FMI

    Hell’s Gate 2018 è stata di fatto la “prima” uscita per il nuovo Trofeo Metzeler Extreme FMI, una novità tutta made in Italy di cui abbiamo già parlato. “E’ sicuramente stato un avvio positivo – spiega Franco Gualdi, Coordinatore Nazionale Enduro FMI – a partire dal luogo che si presta in modo eccezionale, alla presenza dei migliori specialisti stranieri e italiani ed al pubblico accorso numeroso…

    Quindi un buon inizio per il Trofeo FMI, cosa avete portato a casa per le prossime gare? “Che non deve essere dato tutto per scontato, tutto facile, questa è la gara più famosa e conosciuta all’interno del Trofeo Metzeler con una storia fantastica, le altre manifestazioni sono appena nate o debbono ancora nascere, quindi chiedo tempo e comprensione”. Come giudica allora questa edizione dell’hell’s gate? “Certamente positiva anche se si sono sentite voci nel paddock in cui dicevano che alcune edizioni passate sarebbero state migliori, ma accontentare tutti è impossibile e poi quando gli organizzatori osano qualche cosa in più, le critiche aumentano”.

    L’INTERVISTA CON ANDREA GIUBETTINI

    Tutto deciso all’ultimo momento. Una continuità seppure spot per il nostro PROGETTO ENDURO con la voglia di fare bene in sella alla nuova Beta che Giubettini ha scelto per questa massacrante gara estrema.

    Giusto il tempo di attaccare le grafiche ed ecco Andrea in gara che, alla fine, ha chiuso 17° nel prologo ma ha terminato 35° assoluto il sabato senza quindi aver accesso alla Finalissima. Stiamo valutando la partecipazione al nuovo Trofeo FMI ma per ora ecco i suoi commenti di gara di “Giube”…

    Andrea un commento tecnico su questa gara: “Di fatto è come sempre una gara valida, tanti passaggi molto duri ed il pilota deve aspettarsi le difficoltà extra ma è pur vero che questa è una gara di estremo e quindi ci sta! Girando a piedi il tracciato faceva più paura che in moto e tutto era abbastanza fattibile.

    Mi ha un po’ deluso l’organizzazione però, specie nel prologo del venerdì sera, a mio avviso un qualcosa che ho trovato forzato e che ci ha fatto andare a dormire tardi sapendo che sabato c’era la gara vera… Anche se poi la partenza delle 7 è stata stoppata ben presto a causa di alcuni tappi che si erano creati in alcuni punti tosti del tracciato… Poteva essere prevedibile questo, visto che se il passaggio è unico devi aspettarti che si sarebbe creato un problema facendo partire un pilota ogni 30”. Il tracciato però mi è piaciuto troppo, soprattutto la linea era particolarmente dura e questo impediva di arrivare lucido alla fine. Ambientazione perfetta direi…”

    E allora partiamo dal prologo… “La prova speciale in notturna, quindi con fari supplementari pure sul casco, partiva subito tirata: una ripida mulattiera vicino al paddock per poi scendere su tratti molto impegnativi e poi l’ultimo strappetto prima di arrivare nella zona fienile, luogo in cui si è creato il tappo di cui accennavo prima. Sarebbe bastato renderlo più fluido nel tratto prima dell’ingresso del Fienile per aggirare l’ostacolo del tappo. Ho sentito altri piloti e si sono lamentati un po’ tutti del prologo, però il pubblico credo si sia divertito nella zona coperta, dove c’erano ostacoli di ogni tipo io avrei pensato a meno giri il venerdì sera…”

    Parliamo della gara del sabato Andrea… “La linea era bella ed impegnativa… La Fasola 1 era molto viscida e quindi c’era molto da tribolare. Non ero prontissimo per questa gara ma ho aumentato di fatto il feeling con la mia nuova Beta ed ho preso maggiore confidenza generale sia per la Under23 che per il nuovo Trofeo FMI. Ho notato che il trasferimento era più facile quest’anno e questo rispetto al 2016 ma tutto è stato recuperato nella linea, visto che era veramente dura, studiata per farti tribolare, stancare, con l’impossibilità di riprendere fiato. Uno scavalcare ostacoli continuo, discese mortali, insomma un vero calvario. Sono contento e per me è andata bene lo stesso…”