Kiara Fontanesi, Campione del Mondo WMX 2012: una ragazza semplice, aperta, sempre reattiva alle sfide. Ha vinto il titolo iridato ma soprattutto ha battuto alla grande le “colleghe” del National USA… Una ragazza determinata che crede in se stessa e che, come sportivo, può insegnare molto…

Gli occhi di Kiara esprimono tutta la sua natura, il suo mondo interiore. Un mondo fatto di passione spropositata, di rispetto per il suo sport e per questa sua “dote naturale”. Qualcosa di unico che questa solare diciottenne ha nel sangue fin da bambina, quando i suoi genitori la misero in sella alla prima moto da cross…

Ma gli occhi vispi e profondi di Kiara emanano anche altro: rilasciano energia, naturalezza, voglia di arrivare, desiderio e determinazione, intelligenza tattica. Forte nella tempra ma anche dolce a tratti, Kiara rilascia una grande profondità interiore, fatta di immagini che gli scorrono e saltano davanti agli occhi. Quegli stessi occhi che, dietro le lenti degli occhiali da cross, azzanneranno la prima curva, guarderanno lontano, oltre la sua moto, la sua traiettoria, oltre il suo stile aggressivo e redditizio.

E’ vero, Kiara ha vinto il suo primo Mondiale MX quest’anno e forse solo ora inizia a rendersi conto della sua “opera sportiva”. Ma soprattutto ha sgominato le sua avversarie del National in terra americana, quella più tosta, fatta di atlete altrettanto preparate e degne avversarie che però non hanno gradito questa “piccola, grande intrusa europea”… E Kiara sogna gli Usa un giorno. Un giorno a mio avviso non troppo lontano.

“Per essere un campione – dice Kiara – devi essere un egoista ed un testone, perché non si vince in due e perché per arrivare e vincere devi sbagliare…”. Questa è Kiara e l’affermazione sembra cucita addosso a questa ragazza semplice, mai banale ma, al contrario umana, analitica e critica come leggerete più avanti. Kiara Fontanesi Campionessa del Mondo, è bello scriverlo, ed è unico questo titolo, speciale, uno scossone a tutto l’ambiente dell’Offroad, che ha apprezzato il risultato e che, di fatto, oggi rispetta molto di più il pilota. Perché un pilota non ha sesso, è un pilota punto e basta.

Un’ultima cosa: molti ragazzi potrebbero prendere spunto da questa ragazza, perché, oltre la “dote moto”, possiede un valore che oggi pochi detengono  e spesso dimenticano. L’essere felici sempre e comunque di rimanere se stessi. Sempre e comunque…

Prima sera da Campionessa del Mondo: doccia, denti e poi nel letto… Cosa hai pensato prima di addormentarti quella sera?

“Beh, non sono andata praticamente a letto quella sera… In realtà non ho pensato niente, ne ragionato su questo titolo in quel momento…. Ho pensato sono solo a rilassarmi e festeggiare con tutti i miei amici”.

Che effetto ti fa ora girare nei paddock mentre la gente, con la coda dell’occhio, ti guarda e sa quello che hai fatto quest’anno…

“Mah, non sono una persona che bada molto a ciò che pensa la gente, non so se questo possa essere un bene o un male… Quello che noto forse, è che la gente ora fa più fatica a salutarmi perchè magari pensa che sono diversa, un’altra persona dopo il titolo. Ed invece sono sempre la stessa, solo più felice. Ho vinto un mondiale ma non per questo sono un extraterrestre. Qualcuno è cambiato in meglio altri in peggio, così c’è chi magari è troppo timido per avvicinarsi, oppure chi prima non ti parlava mai, ora si avvicina e mi parla… Ma solo perché ho vinto questo mondiale”.

E con i tuoi “colleghi” maschietti come va dopo la conquista dei titolo? Cosa ti hanno detto nei giorni a seguire del risultato?

“Alcuni piloti erano con me a festeggiare perché hanno sempre creduto in me come pilota… Sono arrivati anche i complimenti di Tony Cairoli e dopo di lui molti altri del Mondiale. Anzi ho notato apertura da parte di molti di loro e questo, al di la del mio risultato, fa molto piacere”.

In che modo questo titolo ti sta cambiando la vita, le giornate, il tuo modo di essere donna?

“Non ero abituata ad essere così ricercata… Specie la settimana dopo il titolo, ho fatto avanti indietro tra Milano e Roma almeno mille volte. Poi interviste, servizi fotografici ecc. Mi rendo conto che sta cambiando velocemente tutto quello che mi gira attorno, ma io non mi sento condizionata da questo, perché sono e rimango sempre la stessa”.

E poi hai schiacciato anche e pure le tue colleghe made in USA?

“Questa è certamente la mia soddisfazione più grande… Mi è stato proposto di correre negli Usa ed ho accettato senza pensarci troppo, pur valutando tutti gli aspetti della cosa in mezzo alla positiva confusione del titolo appena conquistato. Sono partita, ma solo in aereo mi sono resa conto di dove stavo andando e contro chi avrei corso di li a poco…Ho dovuto mettermi li con la testa, concentrarmi su questo importante appuntamento. Vincere il Mondiale MX e poi vincere anche negli Usa mi da dato doppia soddisfazione perché da un lato avevo vinto il Mondiale 2012, ma, vincendo anche in America, ho ottenuto da un lato il consenso nel mio Paese, dall’altro che un pilota europeo aveva vinto anche in terra americana. Ho fatto chiarezza insomma…”.

…loro che sono così abituate ad essere protagoniste…che ti hanno detto, come l’hanno presa?

“Onestamente nessuno se l’aspettava questa vittoria… Ed infatti la cosa che non mi è piaciuta è che, una volta salita sul podio per la premiazione, nessuno ha applaudito questo risultato. Loro sono così, molto molto patriottici…Al contrario del Team Rock River, quello che mi ha ospitato, che invece mi ha fatto capire e vedere la propria soddisfazione, estesa anche all’organizzazione. Prima di allora nessuno aveva vinto due gare del National in quel modo…”.

A tuo modo di vedere come sta il motocross femminile in Italia? E all’estero?

“In Italia non mi piace assolutamente. Perché è sbagliata la mentalità, la gente non apprezza, non comprende, mostra ignoranza in tal senso…All’estero, se una ragazza che partecipa al Mondiale MX vince anche nel proprio paese o all’estero, viene apprezzata, rispettata per i risultati perseguiti nel corso della stagione. In Italia se partecipi perché partecipi, se non lo fai perché non lo fai.. Insomma qui da noi tutto ciò che fai è sempre sbagliato, a prescindere. Per me quindi è la mentalità che è sbagliata. E poi siamo poche nel Campionato Italiano, mentre di ragazze che corrono ce ne sono parecchie e questo perché magari molti pensano che l’Italiano sia una cosa stratosferica da correre, cosa non vera alla fine. All’estero, ad esempio in Francia, partono sempre a cancelletto pieno, in 40! Siamo lontani anni luce rispetto agli altri paesi come Belgio, Olanda, Germania, ecc. Tutti sono realmente più avanti di noi nel motocross femminile.”

Senti ed i tuoi amici come hanno accolto questa bella news?

“Erano tutti felici con tanto di festa a sorpresa nel mio paese dal ritorno dal Belgio”

Cosa si dice nella tua città di questo super titolo?

“Ho saputo che a breve verrò premiata dal Sindaco, dai veterani dello sport per ciò che ho ottenuto quest’anno, ma il motocross non è visto come uno sport vero e proprio… Magari se avessi vinto in altre discipline, sarebbero stati tutti più contenti, sarebbe stato diverso…”.

Anche il Presidente Sesti mi ha espresso grande stima nei tuoi confronti ammettendo anche che in passato non ti hanno molto aiutato…

“Mi fa piacere che il Presidente abbia ammesso questa mancanza da parte della FMI. E’ cosa assolutamente vera, anche perché noi non abbiamo mai chiesto nulla… Poi ci è stato detto di chiedere e, nel 2009, abbiamo ricevuto un piccolo aiuto dalla Federazione. Un po’… Poi da quell’anno non ho più visto niente. Certo i nulla osta per correre mi sono stati dati, ma credo che questo sia scontato non credi? La delega per correre a San Severino mi è stata rilasciata è vero, ma questo è un qualcosa di burocratico che nulla ha a che fare con altri tipo di aiuto”…

Immagina di essere un medico: la tua opinione sullo stato di salute del nostro motocross globale in Italia e all’estero

“Secondo me non sta crescendo affatto…”

Tony Cairoli ti ha fatto i complimenti?

“Ci siamo visti in sala stampa. Si certo, mi ha fatto i complimenti, ma niente di più…”

Quando non ti alleni cosa fai di bello?

Non sono mai a casa… Quando ci sono faccio cose normali, quelle che non riesco a fare mai. Quindi vado a trovare le mie cuginette o vado al bar con gli amici”

Gli aspetti belli della tua vita…e quelli che cambieresti…

“Non cambierei nulla. Anche se ci fosse qualcosa, non si può avere tutto perfetto, non cambierei niente perché amo tutto quello che faccio, mi piace il fatto di non essere mai a casa, mi piace la mentalità del mio sport, la gente che c’è dentro e gli amici che ho in giro nel mondo”.

Come vive la tua famiglia questo risultato?

“Lo comprendono molto bene, forse più di me. Probabilmente perché lo vivono dall’esterno e si rendono conto di più di ciò che ho fatto. Per me è tutto normale, perché non mi sono mai imposta di vincere un titolo mondiale ma piuttosto di arrivare… L’ho vissuto con lo stile che oggi ho la moto e quindi vado in moto perché mi piace. Senza mai pensare di arrivare a vincere un titolo. Sono sempre andata in moto per puro piacere e continuerò a farlo sempre con  la stessa mentalità”.

Allora un sintetico consiglio per diventare un Campione?

Per essere un campione devi essere un egoista ed un testone, perché non si vince in due  e perché per arrivare e vincere devi sbagliare per imparare”.

Devi dire grazie a qualcuno, a parte a te stessa…a chi pensi?

“A me non lo dico davvero! Dico grazie alla mia famiglia che, da quando avevo 2 anni e mezzo, mi hanno messo in moto, poi dico grazie a Michele Rinaldi che nel 2009 mi ha chiamato per correre il mio primo mondiale, senza dimenticare il mio meccanico, il preparatore atletico e tutte le persone che hanno creduto in me”.

Come e da dove nasce la passione per le ruote artigliate?

“Mio fratello Luca, che ha sei anni più di me, andava già in moto e quindi i miei hanno deciso di comprarmi la moto. Credo che più che una passione, sia qualcosa che ho nel sangue, perché quando sono in moto non penso mai di arrivare da qualche parte e non faccio fatica a fare ciò che faccio. Mi viene tutto naturale”.

Quanto ti ha chiesto in termini mentali e fisici questo titolo 2012?

“Ne chiede davvero tanti. Fisicamente a certi livelli devi essere a posto ma, prima di tutto, devi esserci mentalmente. Perché se la testa non funziona non arrivi da nessuna parte e non è facile sempre essere a posto da questo punto di vista, direi 70% testa, 30% fisico…”

Adesso il titolo è tuo… E nel 2013?

“Beh ovvio correrò per difendere il titolo 2013… Poi gli X-Games negli Usa e qualche gare nel National…”

Pensi agli USA un giorno?

“Ovvio che ci penso…. Però dovrà essere una scelta intelligente perché non è facile andare la e poi tornare qui. Una scelta che dovrò valutare bene ed attentamente, anche se negli Usa ci tornerò perché mi piace molto viverci, indipendentemente dal motocross”.

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”