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    KAYO MOTO K2 & T4, OFFROAD LOW COST

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    Praticare il fuoristrada non è un’opzione ma una scelta di passione. KAYO Moto propone la K2 e la T4, due offroad low cost che spingono sul divertimento

    Per KAYO Moto, l’idea di praticare il fuoristrada non è un’opzione ma una scelta precisa legata alla passione. Lo sanno i tantissimi appassionati, piloti ed addetti ai lavori che “ruotano” attorno a questo piccole ma potente indotto delle due ruote.

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    E parlano anche i fatti, visto che l’offroad “guadagna”, di anno in anno, nuovi appassionati, come ampiamente dimostrato da EICMA negli ultimi anni. Questa disciplina poi, sa riavvicinare anche i restarter, ovvero quegli appassionati che avevano “appeso il casco al chiodo” ma che poi si sono fatti convincere da questo o quel nuovo modello.

    IL VIDEO DELLA PROVA: K2 E T4 OFFROAD FACILE

    Quando la passione non dev’essere frenata

    Quindi, a farla da padrone, è solo ed unicamente la passione, che si alimenta con le sessioni di prova, con le uscite di enduro come in una sorta di training senza fine. Forse però, l’unico “ostacolo” reale è il prezzo d’acquisto delle moto, spesso troppo care con chi approccia o per chi vuole riprovarci…

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    La soluzione però esiste ed è concreta: la leggete e vedete in questa lunga ed articolata prova in sella alle KAYO Moto K2 e T4, due moto che hanno solleticato la nostra curiosità, soprattutto per l’eccellente rapporto qualità/prezzo. Lo dico subito, non sono moto “specialistiche 100%”, ma due ottimi compromessi per divertirsi no-limits.

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    Piccole ma sostanziali differenze tecniche

    Inizio subito dal prezzo delle due moto: 2.399,00 euro la K2, 3.099,00 euro la T4 e già su questo dato c’è molto da pensare e su cui riflettere. Altra differenza tecnica sono le dimensioni delle due enduro/cross by KAYO Moto.

    La K2 appare subito più piccola rispetto alla T4, ma le ruote anteriori sono in entrambi i casi da 21”. Questo cosa significa? Qui si apre un’argomentazione ampia e dettagliata che cercherò di riassumere in pochi semplici concetti pratici.

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    Chi compra queste due KAYO Moto e perché?

    Entro nel corridoio delle domande classiche, ovvero qual è il cliente tipo delle due moto e per quale utilizzo sono pensate. La K2 è senza dubbio molto più alla portata di tutti: sella molto bassa a quota 875 mm da terra, che diventano 925 per la T4 ma, soprattutto, la K2 è indicata per chi vuole praticare un fuoristrada non impegnativo.

    Quindi grande maneggevolezza, motore dall’erogazione pacata, piedi sempre a contatto con il terreno ed una facilità di guida disarmante. Diverso il discorso per la T4, una vera enduro/cross se parliamo delle dimensioni, dotata oltretutto di buone sospensioni ed un propulsore più potente e “pieno”.

    L’aspetto pratico finale poi, risiede nel fatto che, entrambe, hanno un prezzo appetibilissimo se paragonato al divertimento che ne scaturisce guidandole.

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    Motori vecchio stile raffreddati ad aria: il loro punto di forza

    A tale proposito, vorrei sottolineare la presenza dei motori “old generation” raffreddati ad aria. Un salto indietro nel tempo, che significa affidabilità, costi di esercizio praticamente assenti, buone performance che si sommano ad un peso finale della moto nemmeno troppo elevato.

    Quindi 105 Kg per la K2 e 115 kg per la T4. Non scordiamo che, nei mitici anni ’80, questa scelta tecnica equipaggiava le enduro 4T più note che hanno fatto la storia delle Replica Paris-Dakar.

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    Moto cinesi sì, ma non “cinesate”

    So già che molti di voi storceranno già il naso, ma vi anticipo che non sono delle “cinesate” ma moto concepite da un’Azienda che realizza tutto in casa e con avanzati studi di progettazione. KAYO Moto ha progettato il telaio delle due moto senza ricorrere quindi a fornitori esterni.

    Questo aspetto è un po’ il mood che dovrà guidarvi nella lettura di questa prova (che abbiamo realizzato anche in video), se non altro per avere il giusto approccio nel giudizio finale se parliamo di valutazione dell’insieme.

    Quindi vi dico che a me sono piaciute molto: vanno bene, non si smontano (questa è una delle critiche più gettonate sui social per alcune moto e marchi provenienti dalla Cina), sono dotate di motori molto robusti (con avviamento elettrico e kick starter) e con la giusta cavalleria per divertirsi. Senza dimenticare che sono ben curate anche nel design e negli accoppiamenti delle plastiche.

    Scopriamo la K2 by KAYO Moto

    Rispetto alla T4 appare più bassa e piccola: in pratica, a metà tra una cross 85 cc 2T ed una cross 125 2T. Questo aspetto inusuale le conferisce un taglio estetico unico ed inimitabile. Chi sta in sella tocca terra sempre e comunque e quindi si rivela adatta anche a chi ha sempre avuto problemi con l’eccessiva altezza delle enduro/cross.

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    C’è il faro anteriore con lampada raffreddata ad aria

    Altra curiosità, che rende entrambe le moto diverse da tutte, è la presenza del proiettore anteriore, proprio come una enduro 100%. Le moto non possono essere omologate, ma se volete praticare enduro anche oltre il tramonto, con queste KAYO potrete farlo vista la potenza delle lampade dall’intensa luce bianca. Da notare che i due proiettori hanno una ventolina dedicata per il raffreddamento della lampada.

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    Rimanendo in sella alla “piccola” K2, piace il suo design aggressivo con colorazione tri-color arancio/bianco/azzurro che crea un contrasto accattivante nella vista d’insieme.

    Esteticamente poi, scopro buoni accoppiamenti delle plastiche, ottima cura dei particolari e grande attenzione nel passaggio dei cavi. Certo, la fattura delle leve, delle pompe freno, degli steli forcella è di livello medio ma può accontentare anche i più esigenti nel complesso.

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    Telaio progettato da KAYO Moto

    Entriamo nel dettaglio tecnico allora. Iniziamo dal telaio, che vanta una robusta struttura doppia culla chiusa con monotrave discendente che si sdoppia nella zona posteriore del motore con travi ovali. Il telaio è progettato e realizzato da KAYO Moto secondo specifiche predefinite per ottenere la giusta rigidità/elasticità.

    L’interasse è di 1340 mm mentre per le sospensioni – non regolabili – ci sono la forcella USD ed il mono posteriore che lavora in modo diretto sul forcellone in alluminio, materiale utilizzato pure per i cerchi ruota da 21 e 18”. I freni sono a disco sia davanti che dietro da 240 e 220 mm mentre il serbatoio del carburante ospita 6,7 litri, il che significa divertirsi per oltre 200 km considerando i consumi “inesistenti” del motore 4T.

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    A tale proposito, si tratta di un compatto monocilindrico 4T raffreddato ad aria (con avviamento elettrico e kick starter) da 223 cc che vanta rapporto di compressione basso pari a 9,0:1; la potenza è di 12 kW a 7500 giri mentre il valore di coppia è di 17,5 Nm a 6000 giri, quindi ampio margine di utilizzo se parliamo di gestione della potenza, specie ai bassi regimi.

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    L’alimentazione è affidata ad un carburatore JK da 30 mm che respira in cassa filtro, ricavata alle spalle della linea di alimentazione. Il condotto di aspirazione non è rettilineo ma curvo ma abbastanza corto per garantire un buon tiro.

    A questo contribuisce il sistema di scarico con collettore che passa nella zona mediana del motore per poi innestarsi nel silenziatore ovale. Le grafiche, infine, sono aggressive e convincenti grazie alla tripla colorazione che ricorda qualcosa…di già visto.

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    Ecco la T4, una vera enduro 100%

    Decisamente più aggressiva e “concreta” la T4 mostra subito gli artigli. Le dimensioni, quindi, sono più” naturali” grazie ad un interasse di 1455 mm ed un’altezza sella di 925 mm.

    Pur avendo in comune la quasi stessa cubatura con la K2, questa T4 vanta caratteristiche più definite per l’enduro vero. Lo si scopre dalla forcelle e mono, dalla posizione di guida più “estrema”, oltre che da un’escursione maggiore delle sospensioni regolabili.

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    Anche qui il telaio è disegnato e prodotto da KAYO Moto e vanta una struttura diversa rispetto alla K2. Il motore 4T, leggermente montato in alto, è stretto da un disegno con monotrave discendente e culla inferiore e cannotto di sterzo “pronunciato”.

    Motore montato un filo in alto a vantaggio della guidabilità

    L’idea di montare il motore più in alto, ha radici legate alla guidabilità, concentrando parte del peso nella zona mediana della moto in modo da renderla neutra, specie nei cambi di direzione.

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    In tema di sospensioni il salto di qualità rispetto alla più tranquilla K2 è importante: troviamo infatti una vera forcella USD della Fastace da 880 mm e full regolation mentre dietro c’è il mono della stessa marca da 450 mm sempre regolabile montato con link sul corto forcellone in alluminio.

    C’è il fodero in tessuto che protegge il mono posteriore

    Finezza, è il fodero che avvolge il mono e la molla, soluzione che evita accumuli di sporcizia ma, soprattutto, di fango. Il cerchi in alluminio sono da 21 e 18” come sulla K2, mentre l’impianto frenante è affidato ad una coppia di dischi da 270 e 240 mm con pinze freno a doppio e singolo pistoncino.

    Anche qui, i materiali utilizzati, sono di qualità media ma il loro prezzo al ricambio è decisamente molto più basso rispetto a quello di altri e ben noti marchi. Quindi la T4 non ha praticamente concorrenti e questo la pone su un piedistallo di originalità, proprio come nel caso della K2.

    20 Cv per tanto divertimento purissimo

    Ed infine parliamo del motore 4T a cilindrata “piena” di 250 cc: Si tratta, anche in questo caso, di un monocilindrico raffreddato ad aria da 20 Cv a 8500 giri (quindi gira in alto) con coppia di 18 Nm a 6500, il che significa eccellente trazione e guidabilità.

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    Il rapporto di compressione è di 9,6:1 mentre l’accensione elettronica CDI si sposa perfettamente con le caratteristiche costruttive di questo mono cinque marce.

    I suoi 115 kg. a secco sono ben distribuiti tra anteriore e posteriore, mentre la capacità del serbatoio carburante di 7,5 litri, consente escursioni ai limiti dei 300 km ad andatura enduristica.

    Anche qui grafica aggressiva ma meno d’impatto rispetto alla K2: telaio nero, avvolto da plastiche con dominanza bianca nera ed arancio rendono questa moto “cattiva” il giusto.

    COME VANNO LE DUE KAYO: LA PICCOLA GRANDE K2

    Pista di Motocross e tracciato enduro per questa doppia prova. Prima una lunga sessione sul tracciato MX di Fiano Romano, poi a “spasso” tra le colline della Sabina all’interno di una tenuta legata all’Agriturismo “il Casale di Orazio”, con un percorso bello tosto, piccoli guadi, mulattiere e tanti sassi. Ma andiamo per ordine.

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    Dopo un filo di rodaggio e solo dopo aver sostituito l’olio, ci dirigiamo verso la pista di Motocross. Il bel tracciato, abbastanza semplice e adatto quindi alle due Kayo, è ricco di saliscendi, piccoli salti, tratti guidati e curve a gomito da fare in derapata. Inizio il test salendo sulla K2 e subito scopro un mondo.

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    La moto è certamente adatta ad un pubblico vastissimo, anche quello alla sua prima esperienza offroad e questo per via della sella bassa, cosa che consente di tenere sempre i piedi vicini al terreno al minimo indugio di guida.

    Le dimensioni della K2 sono a metà tra una 85 cc 2Ted una 125 cc 2T, cosa che la rende molto appetibile ad un pubblico vastissimo. I primi giri servono a capire su cosa siamo seduti: noto subito la “presenza” del motore 4T sempre pronto e pieno ad ogni regime. Scopro un ottimo tiro ed una guidabilità molto interessante, se parliamo di trazione e schiena del piccolo 230 cc.

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    La frizione “trascina” un filino dopo qualche giro ma, la reattività del motore, invita ad usarla poco. Vado un attimo alla ciclistica, decisamente “limitata” da una forcella molto morbida e priva di regolazioni ma forte di un mono posteriore all’altezza della moto. Certo, spesso, specie nel motocross, l’escursione arriva a fondo corsa con evidenti segni sull’interno del parafango posteriore.

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    Ma ricordiamoci il prezzo d’acquisto nel valutare il complessivo della moto. Basterebbe solo sostituire il fluido idraulico della forcella e dare tre giri di precarico alla molla del mono (riferito a pilota di 60 kg) per ottenere un miglior contenimento delle asperità, anche quelle minime.

    La posizione di guida è naturale, con la zona interna delle gambe che stringe forte i convogliatori mentre le pedane sono alla giusta altezza; ovviamente la guida in piedi è molto più intuitiva rispetto ad una pitbike anche con ruota anteriore da 17” mentr