C’è un’Azienda, tutta italiana, che si sta imponendo nel settore delle coperture racing: è la PMT di Aprilia, Azienda familiare che punta tutto sulla qualità e prestazione. Radiomodelli, minimoto, MiniGP ed oggi l’ingresso nel mondo della pitbike motard. Ne abbiamo parlato con Umbro Pauselli, mente della PMT…

Poche storie sono intense e vere come quella della PMT, ovvero e semplicemente, Pauselli Model Tyre, in arte Umbro Pauselli. PMT è un’Azienda che fonda la propria storia, il proprio vissuto su un sogno, il piccolo grande desiderio di realizzare qualcosa di nuovo, performante ed innovativo. Umbro Pauselli ha negli occhi l’umiltà di chi è “passista nel tempo”, di chi sogna si, ma realizza pure facendolo dal niente e con la complicità di una passione, un’esperienza di chi apprende con garbo e poca presunzione, spesso ascoltando, osservando ciò che vede attorno.

Una storia italiana direi a tutti gli effetti, una storia semplice lo ripeto, che nasce quasi per scommessa, con l’idea di pensare sempre in positivo. Mr. PMT è una persona che ha lavorato sodo nella vita e che ha saputo attendere il passaggio di quel momento che cambia la vita, l’esistenza di una persona che crede nel proprio sogno ma è capace, nel contempo, di rimboccarsi le maniche e metterci del suo…

Ma non solo: oltre a tutto questo Umbro Pauselli ha saputo guardare oltre, progettando un futuro anche per la propria famiglia, che è tutta li, nel capannone sede della PMT, come dire che in famiglia si lavora meglio, bene, senza stress e con la mente lucida. Crisi permettendo ovvio… Quindi doppio merito a papà Umbro che, oltre ad aver iniziato per gioco e sfida con se stesso, ha saputo coinvolgere l’intera famiglia in questo progetto racing chiamato PMT.

Oggi questa piccola grande Azienda di Aprilia, è una realtà consolidata nel panorama racing dei radio modelli, delle minimoto, nelle MiniGP e, oggi, anche nel segmento pitbike Motard. Senza dimenticare le “collaborazioni” tecniche” con Aziende della F.1 o prototipi, una su tutte la Dallara, per la realizzazione di pneumatici speciali dedicate alle vetture in scala per la galleria del vento.

Prima di provare il prodotto (di questo a breve realizzeremo un servizio completo con l’ausilio della telemetria per provare a fondo le caratteristiche del prodotto PMT anche in relazione alla concorrenza), ho voluto conoscere questa Azienda nelle sue persone, girando tra le mura della piccola fabbrica di coperture racing, ascoltando i racconti di Mr. Pauselli, persona che con passione vive il suo lavoro senza sosta e con grande determinazione dell’intero gruppo di famiglia. Perché a volte la forza di fare sempre meglio, specie in momenti duri ed avari come questo, può far riscoprire dei valori che, insieme, rendono ancora più speciale e competente questa famiglia tutta rigorosamente made in Italy”.

Come le è venuta l’idea, da dove nasce di cimentarsi nella costruzione di coperture sportive?

“Tutto ha avuto inizio diciotto anni fa, quando, all’epoca, mio figlio Alessandro correva con i radiomelli. Ricordo che il prezzo delle gomme da gara era esorbitante, elevatissimo ed a causa di questo, decisi, anche in base alle mie esperienze professionali nel settore, di costruirmi le coperture. Sapevo trattate la materia oltre al fatto che avevo compreso qual’era la soluzione… Così, a tempo perso, mi dedicai nella realizzazione di piccoli macchinari per la realizzazione delle piccole coperture. A seguito di questo poi, anche in virtù dei buoni risultati ottenuti in gara, decisi di trasformare questo hobby in un vero lavoro a tempo pieno, anche perché le richieste dall’esterno per le mie coperture intanto, andavano aumentando, cosa che mi impose di allargarmi, costruire altre macchine professionali per una produzione più consistente. Nasce così la PMT, che oggi è una piccola realtà racing nel panorama delle coperture sportive.

E dopo, cosa è successo ancora?

“Con l’andare del tempo, mi sono avventurato nella costruzione di pneumatici sempre nel settore dei radio modelli, salendo nella scala da 1:10, 1:8, 1:5 ed infine 1:4 e questo ha fatto si che la nostra Azienda si specializzasse sempre più sul settore. A seguito di tutto intanto, arrivarono le prime minimoto in Italia, venni invitato da un costruttore del settore per capire se sarebbe stato possibile realizzare una copertura performante che potesse sostituire quelle straniere, molto care all’epoca. Fu così che misi su una linea di produzione per servire coloro che correvano con le minimoto e questo fu un nuovo mercato per noi di PMT, mercato dove, per moltissimi anni, siamo stati leader del mercato stesso, anche perché in molti pensavano che la mini moto non avrebbe avuto seguito e quindi non valeva la pena investire capitali…

Ma, come spesso accade nella vita quando si è ottimisti e positivi, il mercato si sviluppò tantissimo non solo in Italia ma anche in Europa. E’ un settore complesso e particolare soprattutto perché non è facile “centrare” il prodotto… Il problema per gli altri, fu che PMT aveva investito molto sulle minimoto con largo anticipo, oltre al fatto che eravamo stati i primi a crederci ma, soprattutto, ogni domenica noi eravamo li in pista, per capire, comprendere, analizzare il nostro prodotto, al fine di migliorarlo sempre di più per l’uso racing. C’era inoltre molto feedback con i piloti”.

Si bene, ma allora qual è stato il vostro segreto all’epoca?

“Forse il fatto che, essendo una piccola Azienda ma molto snella nelle procedure interne, ogni problema della domenica veniva risolto il lunedi dopo la gara, quindi, a differenza di aziende più grandi, noi vivevamo un dinamismo interno molto intenso, cosa che ci consentiva di velocizzare la soluzione ai problemi, eliminando così ogni forma di burocrazia aziendale. A tutt’oggi, nonostante la concorrenza – non solo italiana – sia nettamente aumentata, non abbiamo competitor se parliamo di performance estreme.

E lei che tipo di esperienza ha alle sue spalle, PMT a parte?

“Ho lavorato per anni nell’officina meccanica di una grandissima azienda che sviluppava e lavorava sui prototipi meccanici per la realizzazione di nuove coperture. Il nostro lavoro meccanico si sviluppava sulla base dei disegni che arrivavano dai centri di sviluppo, se parliamo della realizzazione di nuovi impianti che aveva il doppio scopo di migliorare il prodotto stesso e ottimizzare la produzione. E questo mio lavoro legato alla realizzazione di macchinari adatti al fine, andò avanti per molti anni…

Da lì iniziai a capire il settore, la tecnologia e legai con molte persone, tecnologi compresi, che, fin dall’inizio della nostra avventura PMT mi diedero un supporto tecnico, anche per la ricerca delle materie prime per le lavorazioni. Il problema iniziale per noi, fu trovare azienda in grado di fornirci prodotti o mescole racing, proprio perché questo è un settore complesso. A quel punto quindi, il passo successivo fu l’acquisto e la realizzazione di macchinari usati che ho poi modificato personalmente, anche in virtù della mia esperienza nell’attrezzeria meccanica di cui accennavo prima. Il nostro non è un lavoro comune, quindi ho dovuto riprogettare meccanica ed elettronica di tutto… Da tutto ciò nasce la PMT di oggi, anche se all’inizio è stata dura, proprio perché nessuno ti conosce e c’è scetticismo. Ho fatto tanti viaggi in giro per il mondo con la valigetta e le gomme dentro, ma oggi siamo riusciti a servire oltre trenta Paesi dove esportiamo con soddisfazione i nostri prodotti”.

Quali sono i settori di “attacco” della PMT?

“Tutto il radio modellismo in ogni scala, quindi l’intera gamma, poi le minimoto e, sulla base di pressioni esterne, ora siamo nello scooter 10” che partì devo dire con diffidenza ma che oggi è un prodotto performante e longevo, con un ottimo rapporto qualità/prezzo. PMT non guarda solo alla pole position però, noi guardiamo anche e soprattutto alla durata del prodotto, elemento fondamentale per il pilota che, nella situazione attuale, non può spendere troppo. Il controllo dei costi oggi è un elemento essenziale e questa è stata la nostra carta vincente”.

Poi l’ingresso del settore delle pitbike…

“Iniziammo prima con le MiniGP, GRC, Metrakit, ecc visto che le pitbike al tempo, non erano ancora affermate. Da qui l’esigenza di realizzare anche il 12”, che producemmo nelle varianti di mescola slick, rain e scolpite, anche per accontentare mercati tipo Spagna, Germanio o Thailandia, dove per regolamenti interni, i bambini non possono correre con le coperture slick almeno fino al compimento dei 12 anni e al seguito di una maturata esperienza racing. Notammo che, la coperture slick, a fronte del disegno del pneumatico stesso, non davano vantaggi – se parliamo di raggiungere la temperatura operativa – sulla pitbike rispetto alle MiniGP e questo a causa della ridotta potenza delle pit stesse. La soluzione fu quindi scolpire con alcuni intagli le coperture, al fine di farle entrare in temperatura prima, con il risultato di un grande equilibrio oltre al fatto che non c’è più bisogno delle termocoperte. Stiamo cercando quindi di affermarci anche sul 12”…

E allora, come si arriva alla mescola vincente?

“La prima fase per noi è la ricerca dei materiali idonei per le nostre coperture racing. Il problema è che, essendo una piccola Azienda, non possiamo acquistare direttamente le materie prime, visto che compriamo solo piccole quantità. Siamo quindi costretti a lavorare con dei rivenditori e logicamente con prezzi più elevati, fattore che influisce di un 30% in più sul prezzo della realizzazione finale. Ovvio che questo non può finire suk cliente e non deve influenzare il costo finale del prodotto. Per questo siamo costretti a ridurre i margini di guadagno, cosa che riusciamo a fare grazie alla politica del risparmio qua e la all’interno dell’Azienda. La seconda fase, dopo aver acquistati prodotti quali silice, nero fumo, polimeri speciali, ecc, facciamo un po’ il lavoro del pasticcere, ovvero realizziamo delle piccole produzioni in laboratorio ed impastiamo la mescola selezionata, pensata prima. Poi si effettuano delle accurate analisi quali steresi, vulcanizzazione, durezze, ecc e poi,  una volta individuata la mescola adatta, passiamo ad avviare una piccola produzione selezionata delle coperture sperimentali che successivamente proviamo sia internamente che all’esterno con il collaudo di piloti esperti, quali Ermax Bastianini, il nostro pilota/collaudatore più quotato, in virtù della sua sensibilità in pista. Quindi la copertura è prima “pensata” a tavolino e poi realizzata nella sua mescola migliore, visto che questa si compone spesso di almeno una ventina di varianti chimici”.

Quante mescole vengono realizzate per il settore Pitbike in PMT?

“Sono essenzialmente tre, più la Rain: Iniziamo dalla Soft, mescola adatta a bassissime temperature esterne, visto che si tratta di una mescola che sente molto la temperatura e quindi non può essere utilizzata quando fa molto caldo. Sull’anteriore può essere anche utilizzata in questa stagione, ma per il posteriore no, visto che, superata una certa temperatura critica, la copertura va in off e non tiene più. Quindi la Soft è indicata per pista umida o semi umida o quando la pista è molto fredda.

Poi c’è la M che è una buona via di mezzo tra la S e la H e poi la H, mescola molto dura indicata per alte temperature dell’asfalto. E poi la Rain, la nostra carte vincente visto che è il nostro fiore all’occhiello… Direi che tra S ed H la differenza di temperatura di esercizio di lavoro del posteriore è interessante,: la S lavora bene attorno ai 65° è ok , la M sopporta anche ben oltre i 70°, la H non arriverà mai a questi valori e comunque sopporta valori vicini ai 90”.

E la vostra Rain?

“La Rain merita un discorso a parte. Questo pneumatico vanta una mescola speciale: si tratta di un prodotto che ha costi di produzione elevanti per via dei tempi di vulcanizzazione molto lunghi, oltre al fatto che i componenti sono molto onerosi, basti pensare che il polimero principale, quello che infonde al pneumatico le caratteristiche vincenti e di massimo grip, ha costi importantissimi, cosa che fa aumentare il prezzo finale della Rain di 30 euro in più rispetto ad un treno S, M o H che oggi vendiamo a 130,00 euro”.

Come sta reagendo il mercato dopo il vostro ingresso?

“I nostri attuali concorrenti sulle pitbike sono Bridgestone, Sava la più quotata oggi anche se pagano un consumo superiore, poi la Veerubber e le Unilli, che ha realizzato un pneumatico posteriore da 130/80. Il mercato oggi vede che ci siamo, ma siamo i nuovi arrivati, quindi, anche qui paghiamo lo scotto dei nuovi. Ma il prodotto piace ed i feedback positivi dei piloti sono molto interessanti, la differenza c’è.”

Che soddisfazione le da questo lavoro, la sua PMT?

“Tantissima perché tutto nasce da investimenti molto modesti, tanto sacrificio personale visto che non abbiamo vacanze, feste, domeniche o sabati per noi. La nostra è un’Azienda familiare e la famiglia è sempre tutta qua tra queste mura. Siamo felici quando vediamo che tutto va bene e le nostre scelte si rivelano vincenti in gara, anche se io sono una persona molto ansiosa ed apprensivo, specie in pista… Specie quando vedo i bambini in gara che cadono nelle minimoto o MiniGP sento amarezza perché mi sembra di avere un pugnale nelle costole, come se sentissi che la colpa è la mia, visto che le coperture che montano magari sono PMT anche se poi capisco che cadere fa parte della gara, dell’impeto eccessivo del pilota… Non essendo una multinazionale, tutto quello che accade in pista che sia bene o male è tutto convogliato sulle spalle della PMT e quindi direttamente a noi della famiglia che siamo sempre presenti come Azienda che mette la propria faccia e la propria passione al servizio del racing”.

Quanto è difficile mantenere oggi, in tempi di grande crisi, un’Azienda come la sua, pur se piccola?

“Molto difficile, un vero peso nonostante le soddisfazioni in pista. Tutto però non viene riconosciuto non per il prodotto in se, quanto perché oggi i piloti non possono spendere. Non tanto perché sono scesi i numeri delle persone che frequentano le piste – cosa vera in parte però – e quindi i consumi dei materiali, quanto perché manca la disponibilità e si è appiattita la classe media. Di fatto, mantenere un’Azienda che è strutturata per certe produzioni, diventa complesso”.

Quindi per fronteggiare la crisi cosa sta facendo PMT?

“Gli investimenti sono bloccati, le banche non  offrono prestiti ma è anche difficile riscuotere, manteniamo quelle poche persone interne e cerchiamo di contenere al massimo i costi, risparmiando con tutto. La flessione c’è stata e grande anche nei mercati stranieri, quali Stati Uniti, America del Sud mentre in Europa la Spagna è calata nel fatturato del 70% come richiesta, mercato con cui lavoravamo tantissimo fino a qualche anno fa come per Germania, Francia ed altri Paesi della fascia europea. Costruiamo e vendiamo un “bene” non necessario lo sappiamo e, in tempi di crisi come questo, i beni secondari sono i primi ad essere tagliati dai budget personali. E’ difficile mantenere una struttura così quando la richiesta cala. Noi abbiamo lavorato molto dell’arrivo delle pit cinesi che montavano pneumatici scadenti e pericolosi, fornendo ai costruttori anche i cerchi, realizzati da noi in casa”.

Il futuro, l’innovazione PMT d’ora in poi…

“Oggi lavoriamo solo ed esclusivamente sui materiali, anche in virtù dell’ottimo rapporto con un’azienda, azienda da cui dovremmo acquistare dei tessuti molto particolari, di qualità superiore… E non posso aggiungere altro! Questo per migliorare la prestazione, non tanto la qualità perché quella esiste già. Altre cose da fare ci sarebbero e sono nella mia testa, ma si tratta di tecnologie molto costose che quindi in questo momento non sposano il particolare momento. A mio avviso PMT è attualmente un prodotto eccellente e questo è supportato dai pareri dei piloti, il migliori banco prova delle nostre coperture racing.

E’ chiaro che, per ottenere il massimo dalla nostra gomma, va rivista anche la ciclistica, proprio perché le nostre coperture, a differenza delle altre, sono radiali a tele incrociate. Per ora è la nostra principale caratteristica, così come lo è la nostra grande passione per ciò che facciamo…”

                                                                    

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”