Una vera innovazione per il settore della bici ma soprattutto un nuovo supporto di allenamento anche per i piloti on e off road: Bixe Italia, azienda tutta italiana, ha presentato il sistema brevettato Bixe Gear, che consente la pedalata sia avanti che indietro, pur mantenendo lo stesso senso di marcia…

L’evoluzione fa parte della storia, che si tratti di esseri umani, delle loro imprese o delle loro piccole e grandi creazioni. A volte talmente “avanti” da stupire lo stesso genere umano. Ed anche il settore della bicicletta, nel corso della propria, lunghissima storia, ha subito un numero innumerevole di trasformazioni, spesso rivoluzionarie e che ne hanno cambiato l’approccio anche da parte dei fruitori finali. Però, dopo l’evoluzione dei telai, degli impianti frenanti, delle sospensioni ma, soprattutto dei materiali e dell’assist elettrico, la bicicletta ha vissuto in uno stato di lunga “cristallizzazione”, nel senso che ogni evoluzione non ha mai cambiato il “senso tecnico” dell’oggetto stesso.

Un’idea che cambia lo stato delle cose…

Mancava l’innovazione, quella vera, che aprisse la porta a nuove modalità di approccio al settore stesso, sia legato a quello delle MTB che quello delle “Race” ma non solo, visto che la maggior parte dei piloti si allena in MTB ed oggi, questo nuovo “supporto tecnico”, è in grado di cambiare la metodologia di allenamento…

Questo brevetto è firmato da un’Azienda italiana (umbra per la precisione). Bixe italia, che lavora dal 2000 sul progetto, qualcosa di realmente geniale: un sistema di pedalata con movimento centrale che consente di pedalare avanti e indietro (Bixe 47 quello interno e Bixe Gear l’esterno di cui parleremo) ottenendo però sempre lo stesso moto di avanzamento in avanti. Bella idea davvero, completa e che apre la strada ad un innumerevole metodo applicativo su moltissimi fronti. Compreso quello dell’area disabili. Ma il vero valore aggiunto dell’idea, come vedremo, è che il sistema è ora applicabile alla stragrande maggioranza delle biciclette on/off prodotte. Una vera rivoluzione che in pochi minuti cambia la “vitalità” e la metodologia di allenamento della bicicletta stessa.

Lo sviluppo: si inizia nel 2000 con il movimento esterno

L’idea si affaccia timidamente nel 2000, nel momento in cui ci si chiede quanto possa essere valida ed interessante la realizzazione di un sistema così strutturato; il prototipo è tutto esterno, voluminoso un po’ antiestetico, in virtù delle corone e ruote dentate a vista, che certo sono la preistoria del sistema Bixe.

Nel 2002, di pari passo con la possibilità industriale di ridurne le dimensioni, il sistema viene inserito nel movimento centrale, cosa che offrì molti vantaggi, spingendo l’Azienda a credere e proseguire nella sperimentazione.  Nel 2009 vede la luce la possibilità di sblocco del sistema, quindi chi pedala poteva decidere se attivarlo o disinserirlo… E poi, nel 2010, il sistema APS (Advanced Pedaling System) viene finalmente brevettato e qui l’incontro essenziale con il Centro Sviluppo Brevetti Leini di Torino per poi finire, l’anno scorso, a Bixe per come lo scopriamo oggi.

Come si compone il sistema Bixe Gear

Ma come si compone questo sistema? Ci risponde Alessio Mezzetti, Responsabile Tecnico Bixe: “Il nostro sistema si compone di una ruota libera a doppio effetto, che è poi quella che caratterizza il brevetto stesso, poi c’è un differenziale, con ruote coniche a denti dritti e spyder in ergal, poi ci sono tre satelliti, collegati tra loro da un elemento definito porta satellite fisso al telaio del sistema ovvero un canotto in acciaio trattato, che poi va ad avvitarsi alla scatola movimento centrale oltre una serie di cuscinetti che permettono la concentricità del movimento”.

Gli studi medici sul sistema Bixe

Naturalmente, un simile brevetto, ha scatenato l’attenzione del mondo, non solo della bici, ma anche in campo biomedico ed uno studio approfondito del Dr. Giovanni Boni (Medico Chirurgo Specialista Medicina dello Sport e medico della Nazionale offroad bici alle recenti Olimpiadi di Londra 2012) che ha raccolto molte e preziose informazioni.

Tra queste, eccone alcune che vale la pena di approfondire: con Bixe si risparmiano le catene cinetiche coinvolte normalmente con un solo sistema di pedalata (sia esso in avanti che all’indietro). Questo significa minor usura delle articolazioni e maggior benessere per i distretti articolari coinvolti (ginocchia e caviglie principalmente). Certo in una prima fase, il ciclista si deve abituare ad un gesto poco conosciuto dal cervelletto e dai sistemi cerebrali coinvolti nel processo della deambulazione e della pedalata ma, successivamente, la pedalata all’indietro permette di stimolare una parte della coordinazione che altrimenti non verrebbe allenata.

Ottimo  per il coordinamento motorio anche per i bambini

Prima si impara a pedalare sia in avanti che all’indietro e meglio i meccanismi coordinativi verranno immagazzinati dal cervello e dal cervelletto. E’ consigliabile  l’uso in una fascia di età dai 6 agli 11 anni, ma anche prima non apporta alcun danno e permette di avere un rendimento rispetto alla pedalata in avanti in valore assoluto del 5 – 10 % in meno. Ciò significa che per carichi sottomassimali di lavoro il ciclista può scegliere se pedalare in avanti o indietro, alternando per tratti più o meno lunghi la pedalata e risparmiando i gruppi muscolari. Ed infine, può tranquillamente pedalare alternativamente all’indietro e in avanti per sforzi sottomassimali, producendo lo stesso effetto sui livelli di glicemia e sulla performace cardiovascolare (effetto pompa del ventricolo sinistro), con l’effetto di allungare di molto la seduta di allenamento.

Lo stesso atleta con patologie del metabolismo (diabete) o cardiopatico (ciclista con cuore operato per trasposizione dei grossi vasi: tetralogia di Fallot), può raggiungere carichi massimali rispetto alla pedalata all’indietro con una variazione di rendimento del 5 – 10% quasi come l’atleta agonista. Studi molto interessanti che fanno ben capire i benefici del sistema che non è solo innovazione pura ma anche un nuovo strumento per i personal trainer…

La sua evoluzione oggi e domani

“Questo sistema può essere applicato a diverse discipline – spiega Andrea nuovamente Alessio Mezzetti –, in altri sport e condizioni, come l’uso da parte dei diversamente abili, magari applicabile ad un carrozzella al fine di ridurre lo sforzo sulle articolazioni. E poi che potrebbe essere inserita nelle bici distese… o l’intero mondo della bici, anche quelle dello spinning, con la possibilità di non ripartire da zero invertendo la pedalata come accade oggi in palestra con le bici dedicate a questa disciplina… “. Questo significa una crescita ma soprattutto evoluzione del sistema Bixe Gear, ma soprattutto l’impegno dell’Azienda umbra è far arrivare il messaggio che questa non è una novità ma è realmente un’innovazione per l’intero settore e finalizzato ad un parco utenza vastissimo.

L’intervista: Alessio Mezzetti, Responsabile Tecnico Bixe

Dove e come nasce l’dea di sviluppare questa innovazione per il settore bici?

“Questo prodotto nasce da un brevetto italiano, nato nel 2000 e partorito da due ingegneri umbri. Al suo stato embrionale, questo sistema permetteva come oggi la pedalata avanti e indietro con marcia avanti comune, ma si trattava di un sistema completamente esterno con annessi tutta una serie di ingranaggi, alterando in parte porzione della geometria della bicicletta, fattore non certo ottimale per il complesso mercato della bicicletta in genere. Con il passare degli e consapevoli di quanto detto, si è lavorato molto sul concentrare ed inserire l’intero sistema sulla scatola movimento centrale e questo fino al 2010, anno in cui venne proposto un prototipo denominato Bixe; quindi, ed arriviamo ad oggi, periodo in cui ci siamo concentrati sull’ottimizzazione del prodotto.

Si è partiti, come accennavo prima, da un sistema sulla scatola movimento centrale con diametro 47 mm, che certo non è tecnicamente uno standard, ma è comunque molto vicino a questa quota… Siamo consapevoli che attualmente non esiste una bici compatibile con questo sistema ma qualora si decidesse di realizzarla, non sarebbe una bici che modificherebbe le geometrie esistenti. Basta pensare che il pressfit che viene utilizzato su molte bici, ha una scatola movimento centrale da 46 mm, quindi un solo millimetro di differenza…”.

Più di così quindi non si poteva ridurne le dimensioni?

“Non è stato possibile ridurre ulteriormente le dimensione del sistema in quanto, durante la fase di pedalata, che si tratti di un ciclista professionista o semplicemente appassionato, sono in gioco forze lavoro molto importanti. Non li distinguo in quanto un professionista riesce a tenere un wattaggio elevato per un tempo prolungato, mentre un non professionista no, ma riesce comunque a raggiungere potenze specifiche elevate, quindi la potenza, tempo a parte, è sempre la stessa. E visto che questo sistema non era adattabile quindi a tutti i tipi di bicicletta, abbiano deciso di mettere a punto, all’interno di Bixe, un sistema che potesse applicabile a tutte le bici, un modo anche per far conoscere tale innovazione. Sfruttando l’idea iniziale, siamo arrivati al Bixe Gear, disponibile nelle due versioni, Race e MTB, a due o tre corone quindi, completamente esterno pur essendo residente all’interno dello spyder delle corone anteriori, quindi, in soli 3,5 cm siamo riusciti a comprimere ed inserire l’intero meccanismo mentre il canotto, installabile sulla bici e parte integrante del Bixe Gear, ha filettatura passo inglese e quindi standard minimo possibile applicabile su tutte le bici, anche quelle con movimento centrale differente o BB30 semplicemente inserendo adattatori facilmente reperibili in commercio”.

Quali sono le difficoltà produttive di Bixe Gear, vista la miniaturizzazione dei suoi componenti?

“Direi che non ci sono grandi problemi, se non quello di resistere alle sollecitazioni descritte prima: come dicevo prima, in questo anno e mezzo di ottimizzazione, abbiamo lavorato molto sulla scelta dei materiali più idonei, sia con test numerici che sperimentali su strada e banco prova, banco che simulava la pedalata del ciclista su una distanza di circa 600 km al giorno. Questo si è rilevato uno strumento indispensabile per capire l’affidabilità del sistema per esser certi che il prodotto fosse affidabile e sicuro”.

Il meccanismo è stato sottoposto a qualche tipo di trattamento?

“Il sistema, che si tratti del Bixe 47 mm o del Bixe Gear, parte dal concetto del differenziale automobilistico, rispetto a questo si differenzia nel fatto di essere composto da due ruote libere che poi sono gli organi della trasmissione del moto. Nella pedalata classica, in avanti quindi, s’innesca la ruota libera direttamente sullo spyder, quindi una configurazione identica a quella della pedalata normale con rapporto 1:1 circa. Nella pedalata all’indietro invece, è la seconda ruota libera che entra in azione, mettendo in rotazione il differenziale e tutta la serie di ingranaggi che lo compongono, genera il movimento sempre orario delle corone. E visto che la trasmissione del moto avviene per mezzo delle ruote dentate coniche come un classico differenziale, si ha una piccola riduzione in termini di rendimento di circa il 7%, entità a nostro avviso poco importante visto che Bixe è un sistema unico. Tutti gli elementi comunque hanno subito dei trattamenti termici, visto che si tratta di acciai da cementazione e successiva rettifica che serve ad aumentarne la resistenza”.

Quanto ci vuole per assemblare l’intero meccanismo, sia in fabbrica che sulla bici da parte dell’utente?

“L’utente ci impiega non più di dieci minuti per il montaggio sulla propria bici, mentre l’assemblaggio in fabbrica a partire dalla stazione 0 all’imballaggio, considerando le fasi intermedie fuori linea, direi circa 15 minuti. Il peso del sistema si aggira attorno ai 950 grammi. E se parliamo di manutenzione tecnicamente non c’è, visto che l’intero gruppo è ingrassato e poi sigillato, poi ci saranno i nostri centri assistenza, anche se va considerato che Bixe Gear è affidabile.”

Detrattori e non, come stanno le cose?

Vorrei fare però un chiarimento sul sistema e parlando dell’allenamento ci tengo a spiegare che sull’argomento ci sono molte diatribe parlando della pedalata all’indietro, sono scettici in molti, anche se altrettanti la pensano diversamente e comprendono il valore aggiunto dell’innovazione. Ma gli scettici a mio avviso sbagliano: pedalare all’indietro significa azionare fasce muscolari in modo eccentrico contrariamente a ciò che avviene nella pedalata classica è invece lavorare in modo concentrico. Oggi, la tendenza dei personal trainer, è quello di sviluppare le masse muscolari in modo eccentrico con l’obiettivo dell’allungamento delle fasce muscolari che, da un lato è vero che creano delle microfratture, ma l’accumulo della massa muscolare è molto più veloce”.

Gianni Pignatta, socio fondatore Bixe

In che modo vi state muovendo per far conoscere Bixe Gear in altri settori?

“Di fatto è stato provato che non fa male ed è divertente da usare oltre che è utile per l’allenamento fisico, poi, la nostra Azienda si sta organizzando per la rete vendita attraverso dei rivenditori, che certo saranno quelli che vendono bici per poi affrontare successivamente l’after market, con altre modalità, compreso puntare su qualche grosso brand che vende prodotti per lo sport e tempo libero, già organizzato con una rete vendita importante. A breve poi ci sposteremo anche sui canali esteri, perché siamo convinti che sarà questo un mercato importante per noi. E poi ci sono le due ruote ed i piloti oltre agli appassionati di moto, che, nella maggioranza dei casi, si allenano con la MTB e questo sarà un altro settore su cui vorremmo puntare, quindi il rider in genere. E’ un modo per allenare muscoli diversi. Per ciò che riguarda i numeri, ci stiamo lavorando con ben dieci imprese pronte a fornirci il materiale e la componentistica del sistema e siamo pronti a produrre 25.000 pezzi anno. Quindi siamo sereni per la fase di startup… Puntiamo molto sull’Italia, ma anche su Olanda Germania, Francia”.

Luca Briziarelli, Responsabile Marketing e Comunicazione

Quali sono i primissimi feedback dopo la recente presentazione del sistema?

“La cosa essenziale è provare il sistema. La difficoltà forse è far percepire che il nostro sistema non è una moda passeggera del momento, ma una vera innovazione tecnica. Bixe Gear per la prima volta nella storia della bici migliora un mezzo di trasporto “cristallizzato” e che si è evoluto molto nei materiali certamente, nel peso, ma Bixe Gear irrompe decisa come idea anche avere una gamma di applicazioni enorme. Lavoriamo molto sulla ricerca, su altre applicazioni che possono essere molto importanti. Un’innovazione fruibile a tutti che può essere ottimizzato ad esempio dai preparatori atletici, nell’ambiente medico, delle scienze motorie… Tutto questo proverà man mano la validità della nostra innovazione”.

Cosa ne pensano i piloti…

Daniele Lalli, preparatore atletico

“Sicuramente interessante, un’idea nuova, che consente di realizzare degli esercizi all’aperto sia a livello aerobico/anaerobico che al coperto non riusciresti a fare, se non in palestra ed utilizzando delle macchine particolari che però andrebbero a gravare il peso sul muscolo, cosa certamente controproducente… Direi che è un sistema particolare, perché il muscolo lavora sia in trazione che compressione, allenandosi quasi in maniera anomala ma con il plus di sviluppare il muscolo quadricipite che il bicipite femorale. Per un pilota direi che è un ottimo allenamento, visto che i piloti usano, specie nel motocross o nell’enduro, le gambe e la consiglio un po’ a tutti i ciclo amatori, visto che è anche divertente ed aiuta a non affaticare le articolazioni. Per i piloti potrebbe essere un ottimo salto qualitativo per l’allenamento pre-gara, in tal senso potrebbe aiutare molto”.

Adele Innocenzi, Campionato Italiano MX Femminile

“Dopo averla provata per circa 5 km, devo dire che la prima cosa che ho pensato è che pedalale all’indietro è divertente quanto anomalo… Sono chiaramente abituata a pedalare normalmente ed ho insegnato spinning per anni ma, scoprendo questo sistema, ho capito che, quando sei stanco, pedalare nel senso opposto, a parte scambiare il movimento, consente di recuperare un po’, specie sul fiato, sui tendini, sulla muscolatura.

Tornando  allo spinning, su queste bici è il volano che regola la trazione, la resistenza, l’andamento, ma su molte non si può pedalare all’indietro, ed è oltretutto controproducente, visto che su Bixe Gear pedali continuamente, mentre nelle bici da spinning c’è un sistema frenante e quindi vai a sollecitare negativamente la muscolatura dei tendini del ginocchio, Direi che funziona e credo che potrebbe diventare un modo nuovo per allenarsi, magari con una scheda di lavoro dedicata ed una campagna promozionale adeguata nel nostro settore… La differenza c’è eccome e secondo me, per un pilota, è utile come preriscaldamento poco prima della gara. Ad esempio, nel Mondiale motocross della mia categoria, sono in molte ad usare la bici fissa, sui rulli, che utilizzano sia prima della gara che nel dopogara per defaticamento. Un sistema come questo è molto funzionale.”.

Marco Maggi, Campionato Regionale Enduro,  Classe E2, Extreme Enduro

“Lo ritengo molto interessante specie a livello motorio, sia per l’allenamento che per la coordinazione. La bici la uso poco, ma credo sia un buon sistema per fare fiato, in questo caso, credo che la pedalata contraria, pur se anomala, porti delle positività fisiologiche per ciò che riguarda l’allenamento. Di certo è un’innovazione per il mondo della bici e tutti noi piloti siamo sensibili alle novità, specie quando sono novità interessanti…”

Matteo Cantoni, Campionato Regionale Classe E3, Extreme Enduro

“Per me è una bella innovazione perché consente di muovere muscoli che non usi quasi mai. Dopo averla provata, il primo impatto è stato di un qualcosa di strano e comunque molto particolare. Poi, pian piano, ho sentito lavorare muscoli che non sono sollecitati spesso e quindi questo è già un beneficio. E’ un utile sistema per allenarsi, funziona e mi piace soprattutto per il coordinamento, essenziale e fondamentale per la guida della moto e la reattività in sella”.

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”