Atleta paraolimpico, padre, grande appassionato di moto: Andrea Alberto Pellegrini, Medaglia d’Oro scherma alle Olimpiadi di Atene del 2004, si racconta in questa toccante intervista. Tante emozioni nella sua vita: sport, ma soprattutto dedizione ed amore per i suoi bambini mentre si prepara per Rio 2016…

Sono occhi  vivi e schietti che sanno guardare avanti, che “spingono” lo sguardo oltre ogni barriera e che sanno essere felini quando di parla di sport, assumendo tonalità e forma più tenera quando Andrea parla dei suoi bambini. La vita, quella forte e gelida, ha bussato alla sua porta molti anni fa: sono bastate una borsa ed un treno per cambiare per sempre la sua “direzione” di vita, il suo percorso di uomo, persona, padre ma, soprattutto atleta.

Andrea Alberto Pellegrini, medaglia d’Oro nella scherma alle Olimpiadi di Atene 2004, un tuffo nella gloria, nel riscatto, un tuffo giù dentro quelle emozioni che solo un atleta intenso come lui conosce, perchè vere, radicali magicamente speciali. Perché in ogni azione, in ogni gesto, in ogni allenamento c’è la forza, il frutto di una forza interiore che va bel oltre il semplice e misurato gesto atletico.

Andrea è un “ragazzo” aperto e sincero, che ama la competizione e le moto. Si imbatte ogni giorno in piccole e grandi sfide nel suo doppio ruolo di atleta e padre, senza mai perdere un colpo, senza mai scordarsi chi è e dove vuole arrivare. Un atleta imponente e massiccio nel fisico e nel cuore ma, soprattutto, generoso nel raccontarsi in questa profonda e sincera intervista, “strappata” in un pomeriggio di allenamento, non privo di problemi.

Come spesso accade, gli atleti  disabili vengono “pesati” con altra misura rispetto ai normodotati e questo è un fatto che abbiamo potuto riscontrare personalmente il pomeriggio dell’intervista… Infatti ci siamo trovati tutti davanti ad una barriera metallica messa in piedi la notte solo per “preservare” dei resti storici che certo hanno la loro importanza ma non possono, non devono essere messi li in modo arbitrario, senza nemmeno sapere che, all’interno di quella struttura recintata, si allenano atleti nazionali che lavorano per il nostro sport… E nessuno di loro può salire tre rampe di scale per aggirare l’ostacolo. Forse il CONI dovrebbe prendere più a cuore questi ragazzi e renderli identici (se parliamo di trattamento) a quelli normodotati, almeno nelle condizioni di allenamento. Perché sono tutti atleti, tutti indistintamente atleti e tutti lavorano sodo per un grande risultato.

Andrea e le moto: “mi piace l’XBow KTM”

Ma Andrea non è solo atleta paraolimpico nel basket e nella scherma: Andrea è un grandissimo appassionato di due ruote, quindi scooter e moto ed ama l’XBox KTM in cui identifica la sua voglia di riprovare emozioni forti. Come tutti noi ha dei punti di riferimento: al primo posto la famiglia ed i suoi valori, poi lo sport e la dedizione totale ad esso, gli amici di squadra, a cui deve tanto e le persone, quelle giuste, che lo accompagnano in questo suo cammino sportivo, in vista delle prossime Olimpiadi di Rio del 2016, solo uno dei prossimi ed ambiziosi traguardi personali. Ed infine un’ultima cosa: Andrea è una persona davvero speciale anche quando si racconta, lui conosce molto bene le sue priorità individuali e sa bene che non esistono amuleti o formule magiche che possono cambiare la sua condizione, ma, forse, un semplice e colorato disegno dei suoi bambini, può dargli la carica giusta per vincere e sentirsi un uomo fortunato. Nello sport e nella vita…

 

ANDREA, DOPPIO TALENTO CON BASKET & SCHERMA…

(Intervista a cura di Flavia Lombardo)

Atleta italiano di gran talento, nasci come schermista ma ti diletti ben presto come giocatore di pallacanestro. Quale tra le due discipline ti diverte di più e quale rispecchia più la tua natura?

“Sono due sport totalmente diversi. L’unica differenza per me è che uno è un gioco di squadra,  l’altro invece prettamente individuale. Personalmente ho trovato grandi soddisfazioni, grazie anche al mio Club Santa Lucia Sport Roma, ma posso dire di averle ottenute anche con la pallacanestro. Sono appassionato a tutti e due gli sport e li pratico entrambi da professionista”.

La tua più grande soddisfazione in campo professionale è stata…

“La medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004 ad Atene!”.

Cosa si prova ad ottenere una medaglia d’oro alle olimpiadi, a chi senti di aver dedicato quella grandissima vittoria

“A tante persone.  Alle persone che mi sono state vicine, ai maestri che mi hanno preparato, soprattutto il maestro Autullo e Pierino Scarsella, che mi hanno insegnato la scherma, ma anche altri come Vittorio Loi e Giovanili, alla mia famiglia perché mi è sempre stata vicina, in qualsiasi momento. Quell’ Olimpiade mi ha dato una grande soddisfazione. Partecipare ad una competizione del genere, ha già un sapore speciale, vincerla  lo è ancora di più. Soprattutto perché ho partecipato a quattro olimpiadi di scherma:  alla prima arrivai secondo, alla seconda ancora secondo, mancava soltanto il primo posto, la medaglia d’oro!. Secondo a spada, secondo a fioretto, mi sono detto… “Tento con la sciabola!” e così vinco la medaglia d’oro. Anche perché noi atleti possiamo praticare due armi. La regola generale sarebbe farne una soltanto perché cambiare arma è già molto faticoso; fioretto, spada e sciabola sembrano simili ma sono totalmente diversi, ma dato che non ci sono molti atleti ognuno di essi deve praticare due armi.  L’arma migliore che mi è riuscita è stata la sciabola”.

Come hai raccontato in altre occasioni il tuo incontro con la scherma avviene in seguito al tuo incidente…

“Si, io ho avuto un incidente nel 1991. Ero sotto il servizio militare, quel giorno rientravo in caserma. Mi trovavo alla stazione di Ladispoli e sono caduto sul marciapiede. La borsa mi si è impigliata ad uno scalino del treno e sono stato trascinato per una ventina di metri circa, risucchiato sotto le rotaie. Ho subìto un’ immediata amputazione alla gamba. Nonostante ciò non mi sono mai arreso perché io sono sempre stato un’ atleta. Prima dell’incidente facevo arti marziali, puntavo a vincere i campionati italiani e ad entrare in nazionale, mi sentivo già un’atleta professionista. L’incidente ha cambiato il mio percorso, ma non ha mai cambiato la mia voglia di vincere, di combattere, sempre!”.

In tutto questo le due ruote che ruolo hanno avuto nella tua vita?

“A me la moto e lo scooter piacciono tantissimo. Con una gamba sola guido lo scooter, anche in modo un po’ spericolato! In particolare mi piace una moto a tre ruote, l’XBow della KTM, ma, ovviamente, ci vogliono delle patenti speciali. Mi sono fermato alla patente di guida per l’auto. perché l’ incidente non mi permetteva prima di poter portare una moto. Adesso è cambiato qualcosa e tornare sulla moto mi piacerebbe tantissimo”.

Cosa ti piace in particolare della moto? libertà, individualismo, agonismo, sfida…

“Sicuramente sfida. Io sono sempre stato un ragazzo al quale le sfide sono piaciute. Ma la moto è anche molto pericolosa, posso dire che è una pistola senza sicura”.

Che posto ha nella tua scala di valori la famiglia e soprattutto quanto ha influito sulla tua carriera?

“Quando la mia famiglia erano i miei genitori ero sicuramente più libero. Magari andavo a mangiare un panino al volo, poi pallacanestro, dopo a ballare con gli amici. Non mi limitavo, tant’è vero che tante volte non andavo nemmeno a dormire e andavo direttamente a fare una gara. Certo sono stato anche fortunato, perché magari non riposavo e vincevo. Ma da quando sono diventato padre, la mia vita è cambiata. Per me la famiglia è fondamentale ed ha un valore unico. La sera quando torno a casa, dalle dieci fino a quando non devono andare a letto, a mezzanotte, gioco con i miei due bambini. Durante il giorno ho tante cose da fare: lavorare, allenarmi, riposare… la giornata è fatta di ventiquattro ore e sicuramente in tutto questo un po’ di spazio lo devo dare anche a loro, e quando ce l’ho, glielo dedico al 100%. Loro sono il mio tempo libero. Nonostante i miei impegni, sia con la pallacanestro che la scherma,  ultimamente ho trovato qualche giorno libero per una vacanza con la famiglia, per andare in un villaggio turistico scelto proprio per loro, con molti giochi, perché se si divertono loro sto bene anche io, se loro non si divertono non riesco a vivere bene”.

La disabilità in ambito sportivo, da un valore aggiunto ai tuoi risultati, o ti senti alla pari di un qualsiasi altro atleta?

“Io mi sento alla pari di ogni altro atleta, di qualsiasi disciplina. È anche vero che noi disabili abbiamo dei limiti quanto dei vantaggi, perché non so se da normodotato avrei  vinto le 9 medaglie olimpiche, forse non sarei nemmeno arrivato alle Olimpiadi. Nella mia sfortuna quindi sono stato fortunato, sia nello sport che un po’ nella vita. Anche a livello caratteriale infatti la disabilità mi ha cambiato, prima non ero tranquillo, anzi posso dire molto vivace, anche nelle discussioni. L’incidente mi ha cambiato totalmente e la famiglia infine mi ha dato la tranquillità”.

Grazie alla tua splendida carriera hai viaggiato molto. sicuramente hai conosciuto paraolimpici di tutto il mondo. rapportandoti con loro e raffrontando la tua esperienza e la tua preparazione, cosa manca, a tuo parere, ad un paraolimpico italiano – e alle strutture ad esso correlate- o cosa ha in più rispetto ad un altro di un qualsiasi altro stato?

“A noi atleti italiani manca ancora molto. Manca nello specifico il diventare professionisti.
Quello che vorrei è avere la possibilità di praticare lo sport da professionista anche se ho avuto un incidente. Deve essere solo la disabilità a dirmi se posso farlo oppure no. Infondo sfido chiunque, normodotati compresi, a sedersi in carrozzina e a tirare di scherma contro di noi. Si troverebbero sicuramente in grosse difficoltà anche loro, perché in piedi possono levarti la misura con le gambe, ma lì non vi è misura, c’è solo distanza ed è in quella distanza che si svolge l’incontro. Quindi chiunque si mette seduto lì in carrozzina è pari a noi. Per quanto riguarda le strutture siamo molto indietro. Oggi ad esempio per praticare un allenamento ho dovuto fare salti mortali per entrare in sala scherma. Stanno svolgendo dei lavori e sono presenti delle barriere architettoniche, in quanto per accedere c’è una rampa seguita da 20 gradini. È necessario risolvere questo problema perché io, che ho una disabilità minore, posso comunque, anche se con difficoltà, salire le scale, ma chi è in carrozzina non può assolutamente. Lo sport è per tutti, quindi bisogna dare la possibilità di praticarlo. È un problema che deve essere risolto dal CONI, il quale dovrebbe puntare su tutti gli atleti, non solo su quelli normodotati. Ad esempio se si organizza un raduno, che sia di sciabola, fioretto, spada, pallacanestro o altre discipline, soprattutto per quanto riguarda la scherma che può essere praticata anche con i normodotati, bisogna far partecipare tutti, anche noi paraolimpici. Si deve creare un gruppo, ci deve essere armonia. Inoltre, per far parte della Nazionale, bisognerebbe entrare in un gruppo sportivo, che sia Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Fiamme Azzurre ecc., per praticare lo sport in qualità di professionista, con tutti i vantaggi pratici ed economici che questo comporta, a differenza dei problemi che sorgono affrontandolo da non professionista.La maggior parte degli atleti delle altre nazioni che arrivano a medaglia sono professionisti, e questo incide anche sulla preparazione dell’ atleta. L’atleta italiano ha diritto di raggiungere lo stesso livello”.

Una curiosità: so che ami i tatuaggi e che ne hai molti che ricordano importanti eventi della tua vita…

“Si, a me i tatuaggi piacciono moltissimo. Mi ero ripromesso di farne uno qualora avessi vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1996. Quando l’ho ottenuta, nel 2004 ad Atene ho fatto il mio primo tatuaggio: un guerriero Maori. I miei tatuaggi hanno un significato importante, infatti ho tatuato tre stelle che simboleggiano i tre campionati europei di pallacanestro, il nome del mio primo figlio e un altro alla gamba non amputata per coprire la cicatrice, in seguito all’incidente. Ho intenzione di tatuare il nome del mio secondo bambino”.

Cosa fai solitamente prima di una gara? Hai qualche rituale? So che è un segreto, ma … puoi svelarci qualcosa?

“Si, più che rituali porto sempre con me un oggetto regalato dai miei figli, o un disegno fatto da loro. Sono piccole cose, ma hanno un grande valore, non hanno prezzo”.

Cosa manca adesso nella tua vita?

“Nella mia vita adesso manca la tranquillità. Attualmente pratico scherma, pallacanestro e lavoro. A 43 anni diventa abbastanza faticoso. Sicuramente se riuscissi ad essere professionista, quindi a svolgere un lavoro solamente, sari molto più tranquillo mentalmente. Quando lo sei tu lo è anche la tua famiglia”.

A livello di federazione, cosa ti ha colpito di più vedendo gli atleti stranieri rispetto a quelli italiani?

“Come Federazione siamo allo stesso livello di altre nazioni come Polonia, Germania, Francia… Ultimamente l’Italia ha fatto passi in avanti, si organizzano molti raduni e gare, anche se per parteciparne devi far parte della Nazionale. La sostanziale differenza quindi sta nel praticarlo da professionista o no, come ho detto prima. Adesso sono tornato a praticare la scherma perché mi sto preparando alle Olimpiadi di Rio del 2016, e se tutto va bene anche a quelle del 2020. Successivamente vorrei diventare maestro, insegnare a chi ha delle difficoltà, dare fiducia a queste persone, perché la vita dopo un incidente diventa sicuramente più faticosa, ma di certo non finisce. È normale che quando hai un incidente subisci un trauma che devi cercare di superare in tutti i modi. Io ad esempio, ho cercato di farlo attraverso lo sport. Uscito dall’ ospedale ho pensato di iscrivermi subito in palestra, per avere nuovi stimoli e mettermi alla prova. Per me lo sport è “open”, non c’è categoria. La vittoria è legata al talento, non alla disabilità. Infatti alle Paraolimpiadi la componente comune è la voglia di andare avanti, di mettersi in gioco e di lanciare un messaggio positivo a persone che magari non hanno possibilità di farlo”.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi in campo professionale?

“Per quanto riguarda scherma il mio prossimo obiettivo è la gara del 7 dicembre a Napoli, dove affronterò atleti italiani che incontrerò l’anno prossimo al campionato italiano. Diciamo che questa gara sarà un’occasione per testare il mio livello, dopo gli allenamenti che ho svolto recentemente. Il mio obiettivo è Rio 2016, quindi campionato europeo, mondiale e infine Olimpiade. Questo è sicuramente il mio progetto in questo momento. Vorrei gareggiare sia per mettermi ancora in gioco che per dare quel contributo alla Nazionale, al fine di renderla ancora più completa, nonostante sia già di alto livello ottenendo buoni risultati alle olimpiadi e al mondiale, sia a livello individuale. Per quanto riguarda la pallacanestro ho un contratto con la società, ci sono quindi degli obiettivi. La squadra è vicecampione di Europa e di Italia, ultimamente giochiamo anche per la supercoppa. Io penso sia una squadra fortissima, ma non siamo ancora al completo, in quanto mancano alcuni giocatori. Il punteggio di ogni squadra è 14,5 con un totale di 5 giocatori. Il punteggio di ogni giocatore varia in base alla disabilità: da 0,5 a 4,5. Ad esempio ad una disabilità minore, quale la mia, ovvero l’amputazione sotto il ginocchio, corrisponde 4,5. Così come ad un paraplegico, ad esempio, la quale disabilità è maggiore viene dato un punteggio di 0,5. Premesso che le ragazze subiscono un abbassamento di punteggio, con loro si forma una squadra, senza un’altra. Quando la squadra sarà al completo la formazione sarà esclusiva, formata dal capitano, cinque atleti della nazionale italiana, tra cui io che sono un vice,il capitano della nazionale australiana e quello della nazionale argentina”.

Ti piacerebbe salire in moto come passeggero di un pilota? Sai che ci sono delle associazioni che operano in questa direzione?

“Certo, a me piacciono le moto e le auto. Ero stato scelto come atleta disabile per partecipare ad un interessante progetto a dicembre che prevede l’ attraversamento del Sahara di notte con fuoristrada. Purtroppo però i miei programmi futuri mi impediscono di partecipare, quindi ho dovuto rinunciare. La moto mi è sempre piaciuta, anche prima dell’incidente la portavo. Adesso vado in scooter, con protesi o senza, non mi creo problemi. La moto è più pesante, quindi senza protesi è complicato e più impegnativo”.

Tornando alla famiglia, in base alla tua esperienza di vita, qual è il valore più importante che vuoi trasmettere ai tuoi figli?

“I miei figli faranno un loro percorso che comporterà sicuramente errori. L’importante è non fare errori che non si possono correggere. Il valore più importante è il rispetto per le persone che stanno accanto a loro”.

Vorresti fare qualche altro sport, oltre alla scherma e alla pallacanestro?

“Come ho detto, ho praticato molti sport. Ho iniziato con le arti marziali e il surf da onda. Dopo l’incidente ho continuato a praticare il surf ma quando sono diventato atleta professionista e ho stipulato un contratto con la società di pallacanestro, non ho più spazio né forze per praticarli tutti. Meno di un anno fa ho iniziato a seguire le lezioni di lotta a terra. Riuscivo a fare tutti gli esercizi grazie alla preparazione fisica di pallacanestro nella quale le braccia sono tutto per noi.

La lotta è uno sport per me facilmente praticabile in quanto non esistono barriere.  Nonostante mi piacesse molto, ho dovuto rinunciare a causa di problemi alla schiena e a mancanza di tempo. Devo allenarmi molto se voglio arrivare alle Olimpiadi. Bisogna fare una scelta prima o poi anche tra pallacanestro e scherma. Prima o poi la carrozzina la dobbiamo “appendere al chiodo” . Come in tutto il resto c’ è sempre una salita e una discesa. Vorrei giocarmi le ultime chances con la scherma, realizzare il sogno di partecipare alle olimpiadi, dato che  sono tornato ad essere un’ atleta in grado di dire qualcosa. Avere  un progetto è fondamentale per competere a questi livelli, e con la mia società stiamo cercando di metterlo in atto. Amo questo sport, l’ho sempre amato ed è questo che mi da la forza di provarci e dare ancora qualcosa alla mia nazionale”.

Un po’ di Andrea…

ATLETA DELL’ANNO: 1996 – 2000 – 2004 – 2008 – 2011
ATTIVITÀ SPORTIVA: 1993 – 2008 Atleta di punta della nazionale Italiana di Scherma.
1995 – 2012 Atleta di punta della nazionale Italiana di Pallacanestro.
SPORT PRATICATI: Calcio, Judo, Full Contact, Kick Boxing, Pugilato, Snow Board, Surf da Onda, Lotta a Terra, Scherma in Carrozzina e Basket in Carrozzina.
SPORT PRATICANTI: Basket e Scherma in Carrozzina
CLUB: Santa Lucia Sport Roma (BASKET) – Accademia Romana Scherma Roma (SCHERMA)
 
MIGLIORI RISULTATI SPORTIVI PALLACANESTRO 
Campione d’Italia – 1995 – 1997 – 1998 – 1999 – 2006 – 2007 – 2009 – 2010 – 2011 – 2012. – (BASKET)
Coppa Italia – 1995 – 1997 – 2001 – 2003 – 2005 – 2006 – 2009 – 2010 – 2012. – (BASKET)
Super Coppa Italiana – 2006 – 2009 – 2010. – (BASKET)
Coppa Campioni – 1998 (Battipaglia ITA) – 2003 (Manchester GBR) – 2007 (Wetzlar GER). – (BASKET)
Coppa Andrè Vergauver – 2002 (Padova ITA) – 2009 (Vigo Valencia SPA). – (BASKET)
Campioni d’Europa Nazionale Italiana – 2003 (Sassari ITA) – 2005 (Parigi FRA) – 2009 (Adana TURCHIA). – (BASKET)
Campionati del Mondo – 4° Classificati (Manchester GBR 2010)
Paralimpiade Nazionale Italiana – 5° Classificati (Atene GRE 2004) – 10° Classificati (Londra GBR 2012) – (BASKET)
 
MIGLIORI RISULTATI SPORTIVI SCHERMA
Campione d’Italia – 1993 (Oro Spada individuale) – 1995 (Oro Spada individuale, Oro Spada squadre, Oro Fioretto a squadre)  – (SCHERMA)
 
Coppa del Mondo – 1999 (1° Fioretto individuale) – 2004 (1° Fioretto individuale). – (SCHERMA)
Campionati Europei – 1995 Blakpool GBR (Argento Spada a squadre) – 1999 Varsavia POL (Oro Fioretto individuale, Argento Fioretto squadre, Argento Spada individuale) – 2003 Parigi FRA (Oro Fioretto individuale, Argento Fioretto squadre, Argento Sciabola squadre) – 2005 Madrid SPA (Bronzo Fioretto individuale, Bronzo Fioretto squadre, Oro Sciabola individuale, Argento Sciabola squadre) – 2007 Varsavia POL (Argento Fioretto individuale, Argento Fioretto squadre). – (SCHERMA)
 
Campionati Mondiali – 1998 Euschirchen GER (Bronzo Fioretto individuale, Bronzo Fioretto squadre, Argento Spada individuale) – 2006 Torino ITA (Argento Sciabola individuale, Argento Fioretto squadre).
Paralimpiade – 1996 Atlanta USA  (Bronzo Fioretto individuale, Argento Fioretto squadre, Argento Spada individuale, Argento Spada squadre) – 2000 Sidney AUS (Argento Fioretto individuale, Bronzo Fioretto squadre, Argento Spada individuale) – 2004 Atene GRE (Oro Sciabola individuale) – 2008 Pechino CINA (Bronzo Sciabola individuale).
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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”