Dopo Misano torno sul “caso Fenati”. Errore grave certo, ma dopo 5 giorni di gogna, rifletto con voi su quando accaduto. Ci vuole sensibilità per spostarsi su un livello superiore nel comprendere e magari riflettere…

A caldo un gesto folle. A freddo peggio, c’è stata l’idea di farlo per poi metterla in atto e questo appare ancora peggio. Romano Fenati alla gogna: mediatica, individuale, al bar dove ognuno la spara più grossa ma, soprattutto, nell’ambiente attinente il pilota. Pista, paddock e team.

Un gesto folle questo è “il fatto”: due gare di squalifica, licenza ritirata e contratto stracciato in MV Agusta, dove Fenati avrebbe potuto far bene perché alle sue spalle ci sarebbe stata un’Azienda carica a mille. prontissima a rientrare nell’ambiente racing.

Peccato perché Romano ha finito la sua avventura nel Motomondiale, avventura certo corredata di alcuni aneddoti spiacevoli, di sparate grosse nella difficile “gestione” di un carattere spesso in bilico tra voragini ed equilibrio interiore.

Fenati ha sbagliato ed oggi nessuno vuol sentire parlare di perdono, nemmeno quando Romano si guarda allo specchio e vede un pilota finito, un ragazzo pieno di speranza che, con quel gesto unico nella storia, ha gettato al vento tutto. Credibilità, onore, impegno ma, soprattutto, la stima del paddock. Fenati non vivrà bene questi giorni e questo è il risvolto umano, spesso dimenticato, messo da parte e solo perché, mediaticamente parlando, bisogna dargli addosso più possibile, eliminarlo, farlo apparire mostro a tutti, inducendo le persone ad uno squallido e consueto odio mediatico, alle minacce, che nulla hanno a che fare con lo sport e le moto… Un po’ come il suo gesto.

Per un attimo sto provando a mettermi nei suoi panni, quasi con una mossa in “controtendenza”. Credo che il male di vivere passi anche per gesti come questi. Dopotutto lo vediamo ogni giorno in strada, dove la vita sembra avere oggi meno valore, e tutto sembra poter essere giustificato. Con questo non voglio nemmeno tentare di “giustificare” Fenati, ma vorrei capire l’origine della sua idea, la molla che, invece di frenarlo verso quel gesto su Manzi, lo ha proiettato nel disastro peggiore della sua vita. Ed ora vive alla gogna, il che significa “una caccia alle streghe” che inizia sotto casa, prosegue per strada e termina chissà dove.

Romano Fenati oggi è un ragazzo che non pensa forse, perché troppo occupato a capire sé stesso e quel gesto folle. Sarà un profondo momento di crescita/riflessione per lui e certo dovrà stare lontano da quello che più gli piace per molto tempo. Correre in moto era il suo sogno poi realizzato, ma a Misano è finito tutto. Come per uno strano scherzo del destino che spesso scriviamo con le nostre mani e che, ancor più spesso, termina nel nulla della solitudine. Si, Romano dovrà affrontarla sul serio e da solo stavolta e con consapevolezza che non può imputare ad altri quel gesto in pista.

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La riflessione (scomoda)  più ampia possibile che però non lo giustifica

Tutto questo per portarci tutti a riflettere sul nesso delle cose, sulle variabili della vita, sul livello dello sport oggi. La scorrettezza è di moda ovunque: al bar, in classe ed a scuola, tra amici e fratelli, tra persone ed oggi, questo malessere puro, ha contagiato anche i piloti. Quasi zero per fortuna.. Si osa sempre più, quasi a voler scommettere su quanto possiamo esser bravi ad alzare l’asticella della follia, anche se poi alla fine finisce in un grande casino…

Però una piccola riflessione ci sta tutta: potremmo sospendere i giudizi, le minacce, la gogna mediatica e provare a riflettere, tutti insieme su quanto accaduto. Analizzare il fatto da un punto di vista umano, utilizzando quella risorsa di cui molti sono ricchi, ovvero la sensibilità individuale. E questo per “afferrare” concetti, idee, sguardi ed azioni. Provare tutti insieme a chiedersi perché Fenati abbia davvero agito così. Non siamo psicologi ne giochiamo ad esserlo, ma spesso, ascoltare e riflettere insieme può servire a capire meglio lo stato delle cose. Non posso capire il gesto pericoloso (ne mai lo comprenderò) che poteva mettere a repentaglio la vita di un pilota, ma entrare nel “meccanismo” mentale che porta a compiere un gesto così pieno di rabbia nascosta, di cose mancate, di voglia di scrollarsi da dosso qualcosa di forte e pesante e che spesso non fa nemmeno respirare. Tutte riflessioni che però non lo possono giustificare sia chiaro.

Fenati ha chiesto scusa per quello che ha combinato ma ritengo che poter parlare di quanto accaduto, possa in qualche modo aiutarlo a capire meglio i tempi e la valenza del gesto, le ripercussioni sulla sua vita, professionale, individuale, di persona tra la gente, gente che oggi lo mette alla gogna dando sfogo ad una rabbia che fa parte dei tempi marci che stiamo vivendo.

Concludo con un abbraccio di umanità a Romano (gesto simbolico che certo non saranno molti a condividere), un abbraccio con dentro speranza ed un po’ di naturale “comprensione” nell’assurdità del suo gesto. Nella vita si sbaglia e quando si sbaglia di brutto si vivono ed accettano scomode conseguenze che portano nella stanza buia della solitudine. Non lasciamolo solo in questo senso, non abbandoniamolo a sé stesso ed ai suoi fantasmi di Misano, ma cerchiamo di comprendere, un pezzetto alla volta, il perché delle cose.

Sono 5 giorni che tutti in qualche modo lo giudichiamo che ne parliamo ma ora è tempo di una più approfodita comprensione (che ripeto non giustifica un gesto imperdonabile) che potrebbe aiutarlo ad essere una persona migliore domani, allontanando, un po’ per volta, quel senso di frustrazione e nera solitudine che Romano Fenati oggi sta vivendo. Dopotutto Manzi, in qualche modo, lo ha perdonato.

Ci vuole sensibilità per farlo. Ma ci vuole pure Coraggio. Da parte di tutti noi