Performancemag.it racconta le novità auto e moto sempre attenti alla qualità dell’informazione.

    DEEPSPEED, LA GRANDE INNOVAZIONE

    Date:

    Condividi:

    Quella di DeepSpeed è una bellissima e profonda sfida tutta italiana che merita di essere raccontata nella sua genialità, nell’intuito tecnico ma, soprattutto, in quelle capacità che hanno saputo guardare oltre il “convenzionale”, spezzando nettamente gli schemi con il passato

    Inusualmente per il blog, questa volta vi porto nel mondo della nautica e principalmente nelle performance di un’innovazione che cambierà radicalmente l’approccio legato alla mobilità sull’acqua. So che vi state chiedendo cosa c’entra il marchio DeepSpeed con le nostre auto/moto: domanda corretta, ma, se leggerete questa lunga ed approfondita intervista, comprenderete tutto il “senso di questa presenza” sulle nostre pagine.

    performancemag.it2020-deepspeed2020.gobbo

    Tanti anelli di congiunzione che legano i settori auto/moto con DeepSpeed

    Ci sono più anelli di congiunzione che legano fortemente questa esperienza tecnica con il mondo delle performance due e quattro ruote (nella sua visione più ampia) oltre che dell’innovazione.

    Tre i punti chiave di riferimento: l’idea assoluta, che si può collegare con l’intuito tecnico nei segmenti auto/moto, una motorizzazione elettrica, scelta tecnica decisamente attuale per auto, moto ed a breve anche nel racing e, non ultima, la grande attenzione alla fluidodinamica, a cui è legata la progettazione delle moderne motorizzazioni 4T di elevate prestazioni. Comprenderete quindi che il discorso diventa interessante se lo guardiamo da più punti di vista. D’altra parte, ogni innovazione genera ansia, scetticismo o sorpresa. Figuriamoci nel mondo della nautica, dove i “capi saldi” sono gli stessi da 250 anni!

    IL VIDEO DEEPSPEED TEST #10

    L’innovazione fa sempre paura, ma chi sa osare vince

    Come già accaduto per le intuizioni in campo moto o auto, queste hanno avuto bisogno di un tempo di sviluppo ma, soprattutto, di “decantazione sociale”. Un esempio su tutti fu l’avvento dei motori 4T nel fuoristrada, dove Yamaha per prima intuì il grande potenziale di queste motorizzazioni legate a guidabilità e trazione. Ascesa non facile visto che per decenni hanno regnato i motori 2T, facili, pratici e molto performanti. Su 10 moto offroad vendute oggi però, 9 sono 4T e questa è l’oggi della tecnica e lo stato delle cose…

    performancemag.it2020-deepspeed2020.gobbo

    Tutto ciò per introdurre e farvi comprendere a fondo quanto questa “applicazione tecnologica” – DeepSpeed appunto – rivoluzionerà il mondo della nautica. Infinite possibilità per questo propulsore, primo hydro-jet fuoribordo elettrico, che prende vita dalla geniale intuizione del Fondatore William Gobbo, a cui sono seguite essenziali collaborazioni con le Università di Padova, Milano e Modena ed ha già ricevuto un “Seal di Eccellenza” da Horizon2020-SMEI” (una sorta di medaglia d’oro all’innovazione riservata a pochissimi progetti realmente innovativi).

    Nuova era per la nautica tutta: dalla piccola alla grande imbarcazione

    Prima di lasciare la parola a William Gobbo, entriamo brevemente dall’interno questa innovazione: il motore DeepSpeed è quindi un fuoribordo con propulsione jet, dove motore e sistema di propulsione sono integrati con funzionamento diretto in acqua.

    Il motore è alimentato da energia elettrica che vanta, unitamente al motore, un’elettronica di controllo, un pacco batterie ed un software dedicato. I plus possono essere riassunti velocemente in una maggiore efficienza, una maggiore velocità e peso ed ingombri inferiori, senza dimenticare la massima silenziosità di funzionamento ma, soprattutto, il fattore 0 legato alle sue emissioni.

    performancemag.it2020-deepspeed2020.gobbo

    A questo punto tuffiamoci – è proprio il caso di dirlo – in questa lunga ed approfondita intervista tecnica, che rivela e scopre molti punti caldi legati all’innovazione ma, soprattutto, alle performance ed al rispetto per l’ambiente, che è poi il vero anello che lega idealmente l’intera catena del progetto DeepSpeed all’avvento dell’elettrico/ibrido ai segmenti auto e moto.

    INTERVISTA A WILLIAM GOBBO: “NOTHING LIKE US!”

    Da quale concetto tecnico siete partiti nel pensare al vostro propulsore?

    Abbiamo lavorato seguendo due direttrici principali: la prima riguardava l’impiego di un’energia pulita che fosse più rispettosa dei nostri mari, la seconda si poneva l’obbiettivo di superare la propulsione ad elica che sappiamo essere alquanto inefficiente e la cui tecnologia negli ultimi 250 anni, nonostante i miglioramenti, è rimasta sostanzialmente immutata. Sapevamo che si poteva fare di meglio, basta guardare al settore aeronautico dove la propulsione ad elica è ormai stata superata dai jet.  Ovviamente la complessità in mare è diversa: l’acqua è mille volte più densa dell’aria e l’ambiente marino è particolarmente aggressivo, quindi nel progettare un hydro-Jet bisogna mettere in pista competenze specialistiche e multidisciplinari. In altre parole, bisogna essere assolutamente coscienti e consapevoli di quello che si sta facendo, e noi lo siamo, altrimenti il fallimento sarà pressoché inevitabile.

    performancemag.it2020-deepspeed2020.gobbo

    Idrogetto ed endotermici sono limitati da peso, ingombri e performance in rapporto all’energia da utilizzare per la spinta. Cosa cambia con il vostro motore, anche se questo termine sembra improprio?

    È esattamente come dice: gli attuali idrogetti sono macchine entrobordo (cioè collocate dentro lo scafo) e sono alquanto complesse ed ingombranti. Pur risolvendo alcune delle problematiche delle eliche, ne introducono altre, se vogliamo anche peggiori. Noi abbiamo adottato un motore elettrico al posto di quello endotermico. È stata proprio questa la tecnologia abilitante che ci ha consentito di portare il jet fuori dallo scafo, permettendoci così di conseguire quelle che sono le nostre vere innovazioni, che sono di tipo fluidodinamico. Nel nostro caso poi, a differenza degli idrogetti tradizionali, il motore ed il jet sono integrati in un’unica macchina, con evidenti risparmi di peso e di spazio. Ovviamente l’integrazione non è stata banale, ma il risultato è sorprendente se pensiamo al sistema di partenza.

    Ci racconti in breve le fasi di sviluppo di DeepSpeed

    È un progetto nato nel 2007, ci sarebbe quindi veramente tanto da raccontare. Volendo semplificare, possiamo dire che abbiamo adottato un processo di sviluppo circolare ed incrementale e non sequenziale, come tipicamente accade. Normalmente si spendono anni in progettazione tentando di creare la macchina già perfetta per poi passare alla prototipazione solo alla fine della fase progettuale. Noi abbiamo approcciato il problema diversamente, progettando solo poche caratteristiche alla volta, prototipandole e testandole, per poi tornare nuovamente alle fasi di progettazione, prototipazione e test successive, dove andavamo a migliorare le caratteristiche precedenti introducendone di nuove. Basti pensare che i primi prototipi non erano neanche progettati per girare in acqua, ma solo in aria. 

    Apparentemente è un processo più dispendioso, ma nella realtà, grazie soprattutto alla prototipazione rapida 3D che noi usiamo tantissimo, si è rivelata la scelta vincente. È così che una piccola startup è riuscita a compiere uno sforzo che normalmente sarebbe stato alla portata solo dei grandi gruppi industriali. Oggi abbiamo i DeepSpeed #9 e #10 perfettamente funzionanti che muovono le nostre barche laboratorio e siamo molto avanti con la progettazione del DeepSpeed #11, che sarà un ulteriore ed importante passo evolutivo in tutte le direzioni.

    performancemag.it2020-deepspeed2020.gobbo

    Quante persone sono state coinvolte nel vostro progetto?

    Questa è forse la domanda più difficile. È tipico delle startup trovare modi diversi e spesso originali per acquisire risorse e know-how che si trovano fuori dalla propria portata, per evidenti limiti finanziari. Non nascondo che quasi tutti i componenti della squadra, soprattutto all’inizio, hanno collaborato spinti dall’entusiasmo, che è la nostra prima vera energia. Qui l’entusiasmo nasce dall’essere consapevoli che la nostra è un’innovazione di frontiera, che quello che stiamo realizzando non è mai stato fatto prima, perlomeno non in una macchina realmente funzionante.

    Noi abbiamo integrato le competenze mancanti nel gruppo originario, ricorrendo alla collaborazione di numerosi fornitori, Università Italiane e professionisti che ci hanno aiutato quasi sempre disinteressatamente, per un interesse scientifico, piuttosto che prospettico. Abbiamo poi remunerato le competenze più specialistiche e strategiche ricorrendo alla modalità del “work for equity”, così che oggi il progetto può contare su un gruppo veramente strutturato e competente. L’ultima volta che abbiamo provato a contarci eravamo in 21 progettisti, provenienti da 6 paesi diversi, i laureati erano oltre il 99%, molti in possesso di un dottorato, titolari di cattedra universitaria e, non ultimo, un pilota di Formula 1 h2o che è un aiuto fondamentale nell’ottimizzare le performance del nostro propulsore nonché nel pilotare le applicazioni più veloci.

    Un breve storico delle difficoltà che avete vissuto nel percorso di sviluppo…

    Devo dire che i problemi non sono mancati, così come gli attimi di scoramento difronte a molte difficoltà che sembravano insormontabili. La finanza poi è stata a lungo il nostro incubo peggiore, che condizionava e rallentava tutto costringendoci a continui compromessi fra quello che volevamo fare e quanto potevamo realmente fare. Ricordando quei momenti, oggi la strada rimanente ci appare in discesa, non perché la vediamo senza difficoltà, quanto perché oggi più di ieri abbiamo un gruppo fantastico, appassionato, la finanza non è più un problema, la competenza è altissima e soprattutto siamo tutti più consapevoli delle nostre capacità, che è l’aspetto più importante. È per questo che ogni volta che incappiamo in un nuovo problema, siamo sempre fiduciosi che, per quanto complessa possa apparire la sfida, sapremo trovare sempre la giusta risposta. La nostra storia lo dimostra, ed è per questo che il nostr