Ford Mustang BULLITT è un’icona e l’abbiamo affiancata al Pilatus, velivolo anch’esso iconico. Una muscle car vera da 464 Cv espressi dal V8 Ford

Ci sono automobili che fanno la differenza quando parliamo di potenza, originalità e che, in qualche modo, hanno avuto un ruolo essenziale anche in ambito cinematografico. Auto che rappresentano forza, muscolatura, eccentricità ma, soprattutto, auto con uno storico autentico.

 MUSTANG BULLIT-performancemag.it 2021

Ford Mustang BULLITT è una di queste, un “mostro iconico” che tutti affiancano alla spettacolare sequenza di Steve McQueen a bordo della sua fastback Ford Mustang GT del 1968, impegnato in un inseguimento da urlo oltre che leggendario, sequenza e parte integrante del cult movie Bullitt.

10 minuti da brivido sulle strade di San Francisco

Dopo 50 anni da quella sequenza della durata di 10 minuti, nuova Mustang viene proposta nella versione BULLITT Limited Edition con V8 da 5.0 cc che sprigiona una potenza di ben 464 CV ma, soprattutto, una valangata di coppia pari a 529 Nm! Qualcosa a cui ci si deve adattare un poco alla volta.

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Una vettura che ha un’anima tonica e ribelle, che ama le accelerazioni trasversali e che rende la guida un’esperienza quasi liberatoria quando si scelgono i cordoli di una pista, dove ad ogni apertura degli otto corpi farfallati, corrisponde una vagonata di coppia e cattiveria con il classico sound del V8. Un qualcosa che non si può raccontare con parole ma solo provarlo di persona può quantificarne tutto il gradiente emozionale.

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Ho cercato qualcosa di diverso per raccontare questa Bullitt da 464 CV

Rispetto all’idea di base, relativa alla corretta associazione della Mustang GT legata al film Bullit di cui tutte le testate hanno ampiamente raccontato, ho voluto spingermi più in alto nel vero senso del termine, cercando una possibile associazione con qualcos’altro. Partendo proprio dal concetto legato alla potenza quale espressione massima del concetto di unicità, i valori di valutazione erano la versatilità globale, la rapidità nelle manovre e la capacità di “trasformismo”.

La “comparazione” è caduta tra la nostra Ford Mustang Bullitt ed il Pilatus PC6-B2 H4 (Fuel Jet A-1), velivolo storico che nasce all’inizio degli anni ’60 e che vanta molteplici “configurazioni” (e quindi ampia capacità di trasformismo), tra cui anche quella del lancio di paracadutisti. Come leggerete più avanti, anche il Pilatus rappresenta un’icona nel suo settore, le cui caratteristiche genetiche si fondono perfettamente con quelle di Mustang Bullit.

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L’aver scoperto questo velivolo presso il Crazy Fly di Nettuno, mi ha fornito lo spunto per un’ambientazione molto diversa di questa prova, senza dimenticare la “doverosa” prova in pista come sul tracciato ISAM di Anagni. Perché questa Bullit può fornire una vera scarica di adrenalina solo tra i cordoli proprio come un lancio da 4000 metri a bordo del Pilatus!

Torniamo alla nostra Bullitt, una sfida solo a guardarla negli occhi

Due le tinte scelte per quest’iconica vettura: Shadow Black e Dark Highland che è poi il colore della Mustang legata al film.

La versione “attuale” è stata impreziosita di alcuni dettagli estetici e tecnici che la rendono davvero unica: ad esempio, ci sono dettagli cromati per la splendida griglia frontale (nuda e cruda senza fregi o loghi) oltre che per i finestrini anteriori così come spiccano gli splendidi cerchi stile Torq Thrust da 19” che nascondo le surdimensionate pinze rosse Brembo.

C’è poi il volante riscaldato con logo Bullitt al centro ed il quadro della strumentazione la cui grafica vanta un “benvenuto” in stile dedicato, senza dimenticare i sedili Recaro dotati di cuciture a contrasto che richiamano il colore esterno della vettura a seconda di una o dell’altra colorazione scelta.

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Ed infine il tratto dell’unicità, ovvero la targhetta numerata sul lato del passeggero. A mio avviso ed ancor più unico è il pomello della leva cambio bianco. Un tocco vintage che ci porta indietro nel tempo.

Una tecnica “big bore” made in USA

Inutile nasconderci dietro un dito: il V8 della Mustang Bullitt è uno dei propulsori aspirati più belli, semplici, affidabili e potenti del mondo. Blocco motore e testata sono in alluminio mentre l’aggiornamento legato all’aumento di cavalleria è merito dell’Open Air Induction System, del nuovo collettore di aspirazione, dei nuovi corpi farfallati esagerati, dal diametro di ben 87 mm oltre che del nuovo setting del modulo controllo del powertrain.

Quello della Shelby Mustang GT350. Tutte accortezze tecniche che elevano la potenza e la coppia rispettivamente a 464 CV a 7500 giri ed a 529 Nm a 4600 giri. E non serve aggiungere altro!

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Dati quasi da Guinnes dei primati se parliamo di tecnica e componenti

Impressionanti i dati di alesaggio/corsa pari a 93×92,7 mm (5038 cc totali) per un rapporto di compressione di 12:1 mentre la distribuzione del “trentaduevalvole” Ford punta sul doppio albero a camme DOHC in testa con doppio sistema di fasatura variabile. Ed anche i diametri delle valvole sono da record: ben 37,1 mm per l’aspirazione che diventano 32 mm per quelle di aspirazione. Ci sono pistoni in lega di alluminio mentre un altro piccolo record è la quantità di lubrificante che circola, ovvero 9,5 litri! Il cambio manuale prevede sei rapporti con doppio disco frizione.

Tecnologia attuale per goderla al meglio: Rev-Matching, MagneRide e A.V.P.E

Altri plus tecnici della Bullit sono il Rev-Matching per la sincronizzazione della cambiata in scalata, le opzionali sospensioni MagneRide, che sono in grado di gestire all’istante l’assetto della vettura variando i livelli del fluido interno attraverso un controllo eletto-magnetico, cosa che assicura, in funzione del Mode di guida selezionato, sempre un corretto assetto/risposta del telaio. E non manca l’anima vocale per questa Bullit grazie all’Active Valve Performance Exhaust che regala il sound più vero dell’edizione originale quando si passa ai Mode di guida più spinti.

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Un telaio mix acciaio/alluminio e freni/pinze da record

A livello di telaio, lo ricordiamo, Mustang segue uno schema con scocca in acciaio e cofano e passaruota in alluminio; le sospensioni anteriori hanno schema Mc Pherson indipendente con doppio giunto sferico e barra stabilizzatrice tubolare, dietro invece sono legate allo schema Integral-Link con molle elicoidali, barra stabilizzatrice ed ammortizzatori monotubo. L’impianto frenante è affidato infine a dischi anteriori autoventilanti da 380 mm serviti da pinze Bembo a sei pistoncini e dischi posteriori da 330 mm a pistoncino singolo.

Le carte vincenti del PILATUS

Anche questo velivolo è un qualcosa che della potenza ha fatto il suo plus migliore anche se in altro ambito. È spinto da un motore a turbina Pratt e Whitney PT6-34 da quasi ed “ipotetici” 1000 CV (per i motori a turbina è tutto relazionato alla loro capacità di spinta) ed è configurato per molteplici funzioni oltre che il lancio di 10 para più un pilota, come nel caso del velivolo della Crazy Fly Nettuno. I consumi sono di 150 litri/ora mentre per il solo decollo a 4000 metri ne consuma 60 con un tempo di salita di 14 minuti a pieno carico; la sua capacità massima di combustibile è di 644 litri.

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Tra le sue grandi peculiarità, la capacità di decollare (STOL) ed atterrare in spazi minimi; a pieno carico e configurazione da 3,3 tonnellate, decolla in 250 metri ed atterra in identico spazio mentre con il solo pilota, può decollare in 12/15 metri ed atterrare in 80.

Due note sulla sua storia: è stato prodotto per la prima volta nel 1960 dalla casa madre Svizzera Pilatus a Stans vicino a Lucerna, per poi essere riprodotto dagli Stati Uniti d’America su licenza Svizzera per più di 1000 esemplari attualmente volanti in ogni continente e nelle forze aerea difensive. E la produzione ad oggi non è mai stata interrotta per la grande richiesta. Il suo costo è di 2 milioni di € in configurazione di volo diurno e notturno.

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BULLITT e PILATUS, prova di forza ed energia assoluta

Riassumendo e tirando le somme, lo so che la mia è stata un’idea molto spinta, ma, questi due oggetti, hanno molte cose in comune (da un certo punto di vista) quando parliamo di originalità, potenza e capacità legate all’adrenalina. Le capacità operative del Pilatus, la sua “dinamicità”, l’elevata potenza del suo motore a turbina sono anche nel DNA della Mustang Bullitt che posso sintetizzare nel massimo divertimento alla guida, nei tanti cavalli da gestire del suo V8 che la fa essere un vero mito nel mondo dell’automobile, proprio come lo è il Pilatus nel mondo aeronautico. Insomma, un tandem perfetto come qualcuno ci ha suggerito…

COME VA: IL SOUND INCONFONDIBILE DEL V8, BRIVIDI DINAMICI!

È una delle poche “belve” a cui giri attorno prima di sederti al volante. La sua imponenza estetica rassicura mentre la prima vera scarica di adrenalina la senti quando il cupo sound del V8 Ford inizia a borbottare al minimo. Paro come se fosse spento (anni fa qualcuno disse che si poteva apparecchiare e mangiare sul V8 tanto era statico), concede poco alle “smancerie” perché è un autentico peso massimo quando parliamo di cavalli e coppia soprattutto.

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Gli interni di Bullitt sono l’espressione massima made in USA: pelle ovunque, splendidi ed avvolgenti sedili Recaro, il grande volante con logo Bullit al centro ma, soprattutto, un odore di pelle, forte e selvaggio, che ti porta con la mente nelle infinite praterie americane.

Il posto di guida, quindi, è ricco di tradizione e l’imponenza è ovunque, soprattutto nel vedere dal parabrezza il grande perimetro del cofano anteriore. Questo “coperchio magico” nasconde il mostruoso V8 in tutta la sua prorompente bellezza metallica: mi ha colpito soprattutto l’enorme filtro aria a vista così come il diametro del corpo farfallato centrale. Tutto è massiccio, imponente, ma sempre accattivante e dolcemente inquietante…

Sono bastati pochi giri qui all’ISAM di Anagni per capire “la pasta” di cui è fatta. Ovviamente ho selezionato il Mode Track, escludendo se permettete anche il controllo di trazione, proprio per non farmi mancare nulla se parliamo di emozioni adrenaliniche pure al 100%.

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Questo V8 è “liquido” e pastoso a 1500 giri (impossibile scovare delle vibrazioni) e brutale allo stesso tempo per capacità di trazione e spinta; certo gli oltre 5000 cc sono parte integrante della “scenografia tecnica” ma, il lavoro fatto sull’accensione e sui corpi farfallati, ne aumenta il gradiente di tonicità muscolare.

Posso dirvi che fino a 3000 giri è un propulsore abbastanza docile, al punto che si viaggi in sesta marcia già a bassissimo regime, caratteristica che evidenzia la rapportatura corta delle prime quattro marce per poi diluirsi un pelino sulla quinta se parliamo di un regime meno “carico” di coppia e spinta, almeno fino a 3500 giri. L’innesto delle marce è preciso, secco e gustoso, ma la frizione è abbastanza dura da spingere, caratteristica Mustang che fa intuire quale forza prorompente ci nasconda davanti al pacco frizione…

L’esplosione avviene dopo i 4500 giri quando tutto si “accorda” e la potenza ti incolla al sedile e qui scopri tutta l’energia vitale di questo V8 che sale libero e rapido fino ad oltre 6500 giri con un sound da pelle d’oca seconda solo alla spinta micidiale che arriva dal posteriore.

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Nel dettaglio, Bullitt ama certamente le larghe strade americane e un po’ meno un tracciato molto netto e guidato e questo proprio per le sue caratteristiche progettuali; l’ho voluto spremere per bene qui all’ISAM anche per capire il suo caratterino in ogni sfumatura, compresa quella del denso fumo violaceo sprigionato degli pneumatici ad ogni uscita di curva.

Mustang Bullitt è pesante e potente ma è pure ben bilanciata: nelle “esse” tende a scappare via da ogni parte quando il motore è in trazione e la derapata di potenza vi aspetta al prossimo angolo di sterzo quindi, mentre è decisamente più stabile in appoggio ed a centro curva. L’importante è capire il dosaggio acceleratore/sterzo perché forzare non serve.

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Riesco a tenere la corda prima del rettilineo non prima di aver affrontato il “cattivissimo” destra/sinistra dell’ISAM, il punto dove si mette alla prova il bilanciamento vettura; ne esco in fretta e con la coda vettura che vuole scavalcare il cofano motore mentre ora c’è il tratto di rettilineo dove la potenza viene sprigionata al massimo dei quasi 7000 giri con un urlo che si miscela a note musicali legate all’aspirazione ed al doppio scarico.

Arriva la staccata prima dell’ennesima “esse” che però salto per non spezzare il mio ritmo mentre sono già al tratto che scollina, quello dove spesso le ruote anteriori di molte vetture si sollevano; Bullitt rimane invece incollata a terra, appoggia le ruote interne sull’asfalto con un anteriore “pesante” che naviga e vorrebbe scappare via. Acceleratore e piede leggero con pedale del freno, così si tiene in traiettoria questo cavallo purosangue.

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E poi le due “esse” in sequenza, prima una poi l’altra, dove il telaio “impazzisce” perché in un nano secondo deve distribuire forze e torsioni trasversali; ma anche qui è il V8 ad incoraggiare il pilota. Poco sterzo, molto gas mentre la vettura innesca un pendolo da quasi 2000 kg che però può essere gestito bene a patto di non farsi prendere dalla foga. E, in uscita dalla seconda “esse”, gas giù con la Bullit che parte in derapata per poi riprendere la linea sul breve rettilineo che porta alla staccata verso il curvone.

Per il resto ho trovato sospensioni molto a punto e che lavorano sempre al meglio: in città garantiscono un buon comfort mentre in pista livellano la vettura in modo da bilanciarla al meglio, specie nei cambi di direzione. Sterzo abbastanza preciso e reattivo e di più non si può pretendere mentre i trasferimenti di carico sono “lineari”. Potente l’impianto frenante ma, nell’uso più cattivo, la prima frenata è molto concreta, poi, man mano che i giri e le staccate si sommano, si perde un po’ di incisività e potenza specie nella parte “profonda” della frenata.

L’INTERVISTA: ARIANNA DI MAGNO/PRESIDENTE CRAZY FLY NETTUNO

Come nasce l’idea di un centro specializzato dedicato al paracadutismo?

Il centro di paracadutismo Crazy Fly nasce oltre 20 anni fa, da un’idea di mio padre Chicco Di Magno e Patrick De Gayardon

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Quale attività si svolgono nel vostro Centro?

Siamo una scuola di paracadutismo riconosciuta da Enac ed affiliata al Coni. Inoltre, svolgiamo l’attività di paracadutismo a 360 gradi; il primo approccio per molti dei nostri associati neofiti è rappresentato dal lancio in tandem, ovvero un lancio con paracadute biposto pilotato da un istruttore.

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Lo step successivo al lancio in tandem è il corso di paracadutismo AFFI?

Il corso AFF è attualmente il metodo più diffuso e sicuro per intraprendere la disciplina del paracadutismo sportivo. Nasce negli Stati Uniti a metà anni ’70, consente mediante un’avanzata metodologia di insegnamento di ridurre i tempi di apprendimento dell’allievo, lasciando invariati i fattori di sicurezza sia nella fase teorica che in quella pratica. Il nostro Staff si è distinto in diverse competizioni, inoltre siamo molto attivi anche dal punto di vista sociale, organizziamo frequentemente manifestazioni sportive atte a raccogliere fondi che devolviamo completamente in beneficenza.

Un’Azienda tutta di famiglia, pensi sia questa una carta vincente?

Si, lo credo fermamente! Aldilà di me (Arianna foto sopra) ed Emanuele (foto sotto) che lavoriamo gomito a gomito, lo Staff del Crazy Fly è lo stesso da moltissimi anni, i rapporti consolidati, l’unione tra di noi, il rispetto dei ruoli ed il gioco di squadra hanno sicuramente rappresentato il punto di forza della nostra struttura. Quindi Crazy Fly è, prima di tutto, una grande famiglia.

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Qual è il vostro cliente tipo se ne esiste uno…?

Soprattutto per il lancio in tandem non esiste un cliente tipo. Si affidano a noi diverse tipologie di persone dai 18 agli 80 anni con l’obiettivo comune di superare un proprio limite. Un lancio in tandem è spesso un regalo che si fa a sé stessi o agli altri in un particolare momento della propria vita. Un lancio in tandem aumenta la propria autostima, una di quelle esperienza che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita.

E da dove arriva la vostra clientela e con quale idea nella testa secondo te?                                            

Prima della pandemia, i nostri passeggeri tandem erano costituiti per il 60% da stranieri. Un paio di anni fa abbiamo avuto il privilegio di portare in volo l’Ambasciatore ed il Viceambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Il bacino di utenza principalmente è rappresentato dalla città di Roma, per cui turisti italiani e stranieri e moltissimi romani.

Se potessi fare un accostamento tra Mustang Bullitt ed il paracadutismo quale aggettivo sceglieresti?

Più che un aggettivo direi che MUSTANG BULLITT e CRAZY FLY sono un tandem perfetto!

Un piccolo grande vostro sogno per la vostra Azienda è…

In questo momento in cui siamo messi duramente alla prova, il sogno più grande, anche se assurdo è tornare alla nostra normalità. Speriamo lo si possa fare prima possibile quindi.

(Foto LORENZO PALLONI, un grazie ad Arianna ed Emanuele di Crazy Fly Nettuno)

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale oltre che sull’impatto fotografico delle prove. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Lorenzo Palloni, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Con loro, il videomaker Andrea Rivabene. Importante è il modo diverso di raccontare le prove, abbinata alla ricerca delle migliori location. E poi i progetti legati ai giovanissimi con PROGETTO MX dedicato al motocross e SPEED PROJECT, dedicato al mondo del CIV Minimoto. Insomma un impegno a 360°, perchè PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”