Sappiamo tutti come è andata a finire… Ma, alla fine, l’idea del flag to flag a pochi è piaciuta ed a troppi ha causato problemi seri, ai limiti del “contenuto sportivo”…

E meno male che ci sono ancora GP da correre, perché, se l’Australia fosse stato l’ultimo appuntamento della stagione, sarebbe stato un errore fatale per HRC, un guaio serio…

Dopo che la Direzione Gara aveva cambiato il formato della gara a causa di problemi di durata delle gomme, le stesse regole sono ulteriormente cambiate, dopo i tanti problemi nel warm up . E così, il nuovo format della gara di ieri ha voluto una nuova distanza di gara sui diciannove giri con un cambio obbligatorio di moto, almeno una volta nel corso gara. Come sappiamo ed abbiamo visto, i piloti non sono stati autorizzati a completare più di dieci giri di “appoggio” sul pneumatico posteriore.

In gara poi è stata esposta la bandiera nera a Marc – segno di squalifica immediata – visto che aveva superato il limite di giri come indicato nelle istruzioni precedenti dalla Race Direction . Il team HRC ha fatto quindi un grave errore di valutazione globale e sappiamo come è andata a finire con Lorenzo davanti a tutti seguito da Pedrosa e Rossi.

C’è da pensare molto agli errori di ieri…

Un “fatto” su cui si potrebbe parlare all’infinito analizzando vari aspetti che sono spunto di riflessione globale su questa gara ma, soprattutto, sull’errore iniziale della Bridgestone che non ha assicurato coperture adeguate al nuovo asfalto australiano. E poi l’errore del rientro di Marquez, pensate se fosse successo in F1…! Il flag to flag certo è stato spettacolare da vedere ma meno per la strategia di gara, completamente sbagliata nel momento e nella gara in cui Marc poteva diventare Campione del Mondo, titolo che indiscutibilmente merita ma che Honda non ha contribuito a rendere di “facile” da raggiungere…

“La gara è stata molto stressante – ha raccontato Dani Pedrosa, terzo in Australia – , soprattutto prima della partenza , in quanto le regole venivano cambiati ogni cinque minuti. Tutto era capovolto ed è stato molto difficile adattarsi a questa prima volta, senza fare errori . Marc ha commesso degli errori certo…

Tutto stava andando così velocemente che è stato fonte di confusione sia per i piloti che per i meccanici. Dovevamo essere chiari a quale giro rientrare ai box , in quanto non era chiaro se rientrare al 9° oppure al 10° giro . Era tutto così strano in questa gara! La linea di uscita dai box non era chiara e né si poteva vedere bene la riga di ingresso, quindi è stato tutto un po ‘ improvvisato . Nel mio caso sono stato in grado di correggere il mio errore in pista e , anche se la seconda moto non era uguale alla prima, sono riuscito a prendere il secondo posto in gara ed essere comunque molto competitivo “

“Oggi è stata la nostra prima esperienza di una gara con questo flag to flag – ha raccontato Marquez che comunque mantiene la leadership nel mondiale – , e non è stata una buona idea. Il mio team ed io abbiamo stabilito una strategia e abbiamo pensato che potevamo entrare dopo giro 10, ma in realtà il decimo giro questo contava come giro extra. Questo particolare non ci è venuto in mente e quindi è stato un errore enorme . Avevamo tutto ben pianificato e ho seguito le istruzioni a bordo pista con le segnalazioni. Si impara però anche da queste cose, ma ora dobbiamo andare avanti e concentrarsi sulla prossima gara in Giappone “

Beh, se volete, provate a dire la vostra sulla pagina FB di performancemag…

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”