Il motocross analizzato in tutta la sua bellezza sportiva. Lunga intervista a Claudio De Carli, Team Manager Red Bull KTM Factory Racing.12 titoli al suo attivo e con Tony Cairoli si insegue il titolo numero 10, Prado iridato MX2 2019

Il motocross è una disciplina dura: qui si fondono sudore e fango, abilità e doti individuali, passione ma, soprattutto, determinazione, voglia di arrivare e mentalità vincente. Claudio De Carli conosce molto bene tutto questo, perché prima di essere uno dei Team Manager che ha ottenuto un numero impressionante di successi e titoli iridati, è stato un pilota di ottimo livello internazionale, un ragazzo oggi cresciuto che ha vissuto in prima persona il motocross in tutta la sua totalità agonistica.

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Il suo Team può vantare quindi due record unici: quello di aver ottenuto 12 titoli mondiali a cui si aggiunge l’aver avuto in squadra il talento e la classe di Tony Cairoli, talento che è rimasto sempre fedele al team De Carli Racing. Una storia unica anche se, guardando dentro, giù in profondità, scopriremo che tutto parte da quella stessa mentalità vincente che Claudio ha portato avanti con coraggio, risolutezza e passione.

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Perché solo questa forza magnetica può abbattere il muro dello stress e delle problematiche che di gara in gara un Team Manager deve risolvere “al volo” e qui solo l’esperienza e le capacità aprono il libro delle soluzioni. De Carli può vantare esperienza tecnica poco comune che si somma ad un intuito unico nel panorama del motocross internazionale ma, soprattutto, nel riconoscere i volti del vero talento, su cui poi lavora duro per rendere quel pilota un pilota vincente al 100%.

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Con Tony è nato quindi un qualcosa di speciale però: è un sodalizio unico in tutto il paddock del Mondiale MX, perché De Carli ha lavorato con qualcosa di più che un semplice Team. È quell’idea di “famiglia allargata” che ha saputo costruire scegliendo una ad una le persone del suo Team, garantendo a tutti una propria identità da portare nei briefing pre-gara. Si parla, si condividono i problemi del momento, si parla con i piloti e si trovano le soluzioni per la gara. Il risultato l’ho accennato sopra, 12 titoli che parlano da soli.

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Questa stagione 2019 non è stata fortunata per Tony Cairoli: due brutte cadute lo hanno escluso dalla lotta quest’anno pur essendo partito a molla nelle prime gare italiane e del Mondiale. Tony insegue il decimo titolo questo è chiaro e questo sarà l’obiettivo 2020. A far sorridere il Team De Carli quest’anno, ci ha pensato Jorge Prado, che ha fatto suo il titolo mondiale nella MX2. Quindi è andata bene anche se, come racconta Claudio De Carli, è mancato l’en plein.

Questa intervista l’ho voluta fortemente perché ritengo sia giusto raccontare una bellissima storia tutta italiana, dove si miscelano guizzo mentale, passione, saper guardare oltre i problemi e questo al di là dei risultati… È bello scoprire quante capacità individuali sono nate dentro la De Carli Racing, iniziando proprio dalla mentalità vincente e concreta di Claudio De Carli.

Un tuo bilancio su questa stagione 2019

Direi un ottimo bilancio per questo 2019 anche e soprattutto grazie al titolo iridato nella MX2 con Jorge Prado, il dodicesimo titolo per il nostro team anche se non nego che avremmo potuto realizzare un sogno e vincere due categorie se fosse arrivato l’atteso decimo titolo di Tony. Purtroppo, si è poi infortunato in Russia, caduta che ha danneggiato seriamente la sua spalla a cui si è sommata quella in Estonia, causata anche della mancanza di forza. Tony ci ha provato fino all’ultimo ed ha fatto il massimo per raggiungere il suo obiettivo, ma ha dovuto mollare.

Una stagione un po’ sfortunata?

Si Tony è stato un po’ sfortunato quest’anno e mi spiace perché era partito veramente forte vincendo tutto quello che c’era da vincere nel Campionato Italiano da sommare ai risultati nelle prime gare mondiali, dove aveva messo da parte un bel vantaggio dal secondo in classifica. Da lì in poi gli sarebbe bastato gestire i risultati. Ma il motocross è anche questo… Certo eravamo molto ben preparati quest’anno ed avevamo lavorato molto bene sia come team che sulle moto. Ci siamo comunque portati a casa un titolo nella MX2 e quindi direi un bilancio comunque positivo.

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A proposito Tony ha ripreso gli allenamenti? Che obiettivi ha per il 2020?

Tony è un pilota che parte sempre con lo stesso obiettivo, ovvero essere sempre vincente e con lui tutti noi come team, come preparazione delle moto e tutto il resto, perché gli mettiamo sempre a disposizione il massimo. Tony ha tante qualità ma continua a dimostrare che, a dispetto dell’età, è sempre davanti e quindi merita il massimo anche quando parliamo di fiducia. Ci crediamo tutti e questo nonostante sono stati in molti e più volte a dichiarare che Tony era arrivato al suo massimo ed invece lui ha puntualmente smentito tutto e tutti.

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La caccia del decimo titolo sarà una spinta in più?

Certamente la ricerca del decimo titolo è uno stimolo in più, ma Tony rimane comunque un carattere vincente, uno sportivo puro ed ha una visione totale di ciò che vuole. Vero pure che non si può sempre vincere, ci sono anche gli altri ma l’importante è fare un ottimo campionato del mondo. Ho due piloti fantastici nel team e credo che pochi team possano vantare ben dodici titoli e, di questo, ne sono certamente orgoglioso non lo nascondo…

Raccontaci un aneddoto della stagione 2019 che ti è rimasto impresso…

Ci sono tanti momenti in questa stagione 2019. Uno su tutti è quello legato alla gara del Campionato Italiano di Ottobiano, Tony era quarto fino a tre giri dalla fine ed ho rivisto il Tony di tanti anni fa e questa sensazione mi brucia perché anche nel Mondiale l’ho visto al 110%, così come l’ho visto acciuffare gli avversari in soli due giri per poi vincere con una semplicità ed una determinazione letteralmente incredibile, facendo capire a tutti che aveva in mano la situazione.

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Queste sono scene che ho visto e vissuto tantissime volte in questi anni con Tony. E, quest’anno, c’era quel Tony che mi mancava da un po’ d tempo. Altro momento è il problema nella manche di qualifica verificatosi in Argentina: tutto il team si è confrontato la sera prima della gara, cercando di mettere insieme delle idee valide per stare nei primi dieci in partenza con il risultato finale di una doppia vittoria di manche. Quella gara lo ha visto partire ultimo al cancelletto ma poi, con il carattere e la forma mentale che lo distinguono, Tony ha saputo ribaltare il risultato finale. Tutto ciò ci ha dimostrato quanto eravamo ben preparati alla stagione 2019.

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È più complesso essere un team manager di successo o un pilota vincente?

Un pilota di successo è colui che galleggia nelle prime posizioni, alternando risultati e piazzamenti, spesso accontentandosi di un terzo, quarto o quinto posto. Ma vincere è ben altro così come essere dei vincenti. Nella mia carriera di Team Manager ne ho avuti tre ed ho scoperto che li accumunava una mentalità diversa tra un pilota di successo e quello che si accontenta. I vincenti danno e sanno dare sempre qualcosa in più in gara, hanno un diverso modo di ragionare. Il Team Manager che vuole dei risultati unici deve gestire molte cose: due su tutte sono lo stress e la tensione, che durano un intero campionato e proseguono in Factory quando si torna a casa o quando si deve lavorare per trovare soluzioni rapide ai problemi ed alla logica evoluzione delle moto. Devo mantenere la massima lucidità e sapere che ogni cosa può essere risulta, devo garantire un senso di sicurezza a tutta la squadra, che certo si poggia a me perché sa che tutto può essere risolto. Mi ritengo fortunato di fare un lavoro che amo ma l’impegno è continuativo in ogni direzione, tecnico perché lavori sui millesimi e sui centesimi, psicologico, perché operi sui componenti del team. Perché quelle che lavorano con me sono persone che hanno una loro identità e quindi dobbiamo essere anche una grande famiglia e lavorare tutti al 100%.

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Cosa lega così tanto Tony alla tua squadra titoli a parte?

Come Team, Tony è certamente un pilota che vorresti tenere per sempre. Sfido chiunque ad affermare il contrario… Oltre ad essere un grande pilota ed una grande persona, lui si è sempre integrato alla squadra in modo eccellente, costruttivo ed anche individuale con i componenti del team. È un ragazzo che ha un forte senso del legame con tutti noi, come una famiglia e da massima fiducia a me ed al gruppo. Questo è un qualcosa che senti a pelle e non puoi comprare da nessuna parte. Tony ha passato momenti unici e speciali nella sua carriera con tutti noi ma ha pure condiviso momenti brutti durante i quali gli siamo stati tutti vicino. E poi è ovvio che c’è il livello tecnico, su cui si sente sicuro visto ciò che possiamo offrirgli come team, certezza che gli ha permesso di vincere così tanto. È stata anche una sua scelta poi rimanere con KTM perché certo in tutti questi anni gli sono arrivate proposte anche molto consistenti, ma Tony ha fatto le sue scelte e ne è sereno. Anche questo è un record per il mio Team, avere per così tanti anni lo stesso pilota.

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E per Jorge Prado come stanno le cose?

Anche in questo caso sono state fatte delle scelte importanti oltre che drastiche. Prima tra tutte quella fatta dalla sua famiglia che ha deciso di trasferirsi dalla Spagna in Belgio e questo per investire tutto su di lui, iniziando così una nuova vita fin da quando Jorge era molto piccolo, ai tempi del Minicross. Lui è arrivato fino ad un certo punto ma poi ha trovato una specie di muro, perché fino ad un certo punto ci arrivi con la classe e con le tue qualità ed anche con i mezzi che ti hanno messo a disposizione, ma, per fare il grande salto, ci voleva altro ma, soprattutto, ci volevano le persone giuste, il metodo. Di questo ne abbiamo all’epoca parlato a lungo con Pit Beirer di KTM ed è stata una nuova sfida per me e questo è stato un altro risultato per me ed ottimi risultati per lui poi in gara. Con Jorge ho lavorato su più fronti, dalla moto al carattere fino alla mentalità, togliendogli dalla testa il concetto “questo non si può fare”, concetto che non ho più voluto sentire mai più… Il risultato è che oggi Jorge Prado è una macchina da guerra in MX1, è un ragazzo che ascolta molto e crede sempre di più in sé stesso ed in tutti noi.

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Come è cambiato il motocross rispetto a quando correvi nel Mondiale?

Sai, alla fine, il motocross è sempre lo stesso. Acqua, fango, sacrificio, sudore e freddo. La differenza oggi è che esiste migliore organizzazione mentre quando correvo io per uscire dai box con il furgone ci voleva il trattore… Oggi, anche grazie al lavoro di Youth Stream, il motocross si è evoluto sia per le piste che per la vivibilità del paddock, molto più accoglienti. I mezzi oggi sono molto più grandi ed i piloti hanno il team sempre vicino ed il pilota deve fare solo il pilota visto che c’è una persona per ogni cosa, dal lavare moto e stivali al cambiare le gomme o risolvere dei problemi. Anche la logistica è molto cambiata, perché allora mi spostavo con il camion mentre oggi si viaggia in aereo, ora più accessibili. Le piste non erano molte mentre oggi è cambiato tutto. Anche se in Italia si dovrebbe fare un passetto in più e su più aspetti. È vero, ci sono state evoluzioni qua e là, ma bisognerebbe stimolare di più chi parte dal basso, le categorie minori ed i circuiti nella loro accoglienza soprattutto. Dopotutto il motocross è uno sport ancora accessibile ed aperto a tutti.

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In Italia troppa burocrazia per creare autentici spazi sportivi?

Da noi c’è anche il problema degli spazi per creare una pista di motocross sopra un’area sportiva e qui entriamo in altre problematiche più politiche che tecniche ed ambientali. Chi vuole investire trova sempre blocchi. Servirebbe maggiore impegno, più audacia e più apertura mentale sullo sport delle due ruote ma soprattutto centri sportivi dove praticare anche il motocross. Molti non pensano che l’educazione stradale ad esempio, potrebbe partire anche dal fuoristrada, con il normale scooter, da imparare a guidare anche sul semplice sterrato, cosa che aumenterebbe il feeling e la sicurezza di guida tutti i giorni.

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Oggi i piloti corrono su piste dove è stata creta la spettacolarizzazione del motocross: non pensi si dovrebbe tornare a piste più legate al DNA della disciplina?

Qui senza ombra di dubbio si potrebbe rivedere la cosa. Da parte mia, da ex pilota ed oggi Team Manager, un pilota che corre su una pista meno incline al Supercross e con meno ostacoli, offrirebbe certamente più spettacolo su piste più guidate, curve più ampie, ecc. Sono per un motocross più tradizionale ed infatti siamo tornati un po’ indietro rispetto a qualche anno fa e questo certamente fa bene al motocross ed è un primo passo…

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Quale è stata, passione a parte, la chiave del tuo successo?

La passione, con cui sono certamente nato, ma gran parte è merito soprattutto di mio padre. Lui mi ha aiutato a svilupparla e mi ha insegnato molto se parliamo di meccanica, elettronica, idraulica, tutto questo complessivo di cose se ci pensi sono la base tecnica di una moto. Questo insieme di cose mi ha formato prima come pilota poi come Team Manager.

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Parliamo della moto 2020/2021: puoi anticiparci un po’ di futuro tecnico KTM?

Da qui a quattro, cinque anni è un po’ dura raccontarti… Si pensano tante cose tecniche e lo sviluppo oggi si concentra sui dettagli più piccoli. KTM, come sai, ha raggiunto un grande livello tecnologico nell’offroad e parlano i risultati. Quindi le fasi future si concentreranno sul miglioramento dei dettagli senza uscire fuori dal binario giusto. Quindi nessun stravolgimento, ma miglioramenti sensibili sull’efficienza, sull’erogazione del motore aspettando i nuovi regolamenti tecnici che oggi non sembrano imminenti all’orizzonte. Se ad esempio, ci deciderà di abbassare le cubature dei motori, KTM è già pronta su questo aspetto tecnico. Ma ci dovrà essere un motivo per fare questo, come nel caso di concentrarsi in futuro sul motore elettrico, tutte le Case stanno lavorando in questa direzione è ovvio ed ogni Azienda cerca sempre di migliorare il proprio prodotto. KTM vuole la propria gamma sempre al top in ogni dettaglio.

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Secondo te, perché si parla così poco del motocross ma soprattutto di Tony e dei suoi stratosferici risultati, unici nella storia del motocross italiano…

A mio avviso si parla da tanto di questo aspetto, certamente realistico. Per me non c’è un vero motivo sportivo ma una motivazione legata alla visibilità in tv. La televisione è fondamentale per allargare gli orizzonti del motocross: purtroppo le nostre reti ci hanno provato e lo hanno fatto anche bene anche se poi si sono ritirate dagli eventi. Non so se dipenda dal prodotto poco vendibile se parliamo di spazi e tempi, considerando che ogni classe MX1 ed MX2 ha due manche dedicate e questo certo richiede almeno quattro ore di diretta. Certo, si potrebbero mettere in piedi degli highlights per comunicare i risultati ad esempio. Il vero problema è che oggi non si parla nemmeno di un pilota italiano che ha vinto ben nove titoli mondiali, TG compresi e credo che non sia legato ad un problema di comunicazione da parte di KTM, al contrario invece sempre molto puntuale.

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Non sarà come farlo vedere? Mi riferisco alle tecniche di ripresa ad esempio…

Nessuno è venuto da noi team dicendo cosa potevamo fare per rendere questo sport realmente vendibile anche dal punto di vista delle tipologie di riprese dedicate, come invece già accade in MotoGP e dove c’è stata un’evoluzione sulle tecniche di ripresa. Certo che se non è supportato bene non è facile da vendere come prodotto sportivo. Se il problema fosse la durata ed il frazionamento delle gare, si potrebbe ipotizzare un’unica manche, cosa che a me non piacerebbe ma per il bene di questo sport sarei disposto ad accettare a fronte di una vera e completa visibilità del motocross. Ma non so se questo è il vero motivo: posso solo dirti che, quando ho degli ospiti alle gare che mai hanno visto una gara di motocross, rimangono tutti senza parole. Vedere quaranta piloti al via, vederli in gara così agguerriti, regala emozioni forti anche a chi non conosce la disciplina da dentro. Vedo emozione anche perché un’altra caratteristica del motocross è la vicinanza delle gare alla gente, ai piloti, ai momenti di aggregazione tra piloti e pubblico. È uno sport vicinissimo al pubblico sotto più punti di vista.

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Hai mai parlato con Tony del vostro e del suo futuro?

È una cosa che gli fa paura pensare di smettere. Più volte ho provato ad entrare nel discorso ma lui ha puntualmente deviato. È troppo innamorato di questo sport, quindi meglio lasciarlo stare su questo argomento

Cosa ti piace del tuo lavoro: adrenalina, scommessa con te stesso, raggiungere obiettivi o cosa?

L’adrenalina ed il raggiungimento degli obiettivi. Bisogna gestirla mentre gli obiettivi sono i punti di partenza per fare sempre meglio e questo appaga tanto

È difficile lavorare con i tecnici KTM Factory? In che modo ti interfacci con loro nello sviluppo di un modello?

No assolutamente. Anzi, da quando sono entrato nel mondo KTM, ho sempre avuto le persone giuste al mio fianco e quelle con cui mi confronto sono quelle figure chiave e di cui ho grande fiducia. Sono persone molto serie e di grande esperienza oltre che di passione vera soprattutto.

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Uno o più consigli per un pilota che vuole arrivare in alto

Alla base ci vuole il talento ma non sempre si vince con questo. Ci sono piloti che vincono dopo tanti sacrifici, tanti e dopo parecchi anni. La mia idea è quella che un pilota deve sacrificarsi sul lavorare, sull’alimentazione, sulla preparazione atletica e sulla gara. Chi non raggiunge spontaneamente ed in modo naturale il successo, deve lavorare con passione e grande sacrificio. Di casi ce ne sono tanti e non sempre sono compresi nella loro grandezza sportiva. Il pilota di successo non dev’essere cattivo, la grinta agonistica ed il voler primeggiare ti portano avanti, ma bisogna anche saper rinunciare a vincere, magari per un secondo posto, senza quindi esagerare, cercando di capire di non crearsi problemi. È un mix molto delicato sapersi capire, dosare ed avere attorno le persone giuste e questo, a mio avviso, è un tema molto importante e che spesso tiro in ballo quando parlo su questo delicatissimo argomento.

(Foto KTM Racing, si ringrazia Claudio De Carli)

 

 

 

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”