Qualche giorno fa se n’è andato Claudio Porrozzi, giornalista e collega che ha dedicato la sua vita alle corse ed al mondo della moto. Un pezzo di storia motociclistica con cui ho condiviso un lungo periodo professionale…

Ci sono vite che si diluiscono in un tempo grande, così quanto lo sono le emozioni, vite ricche, vite vissute a pieno regime, fatte di individualità ma anche di grande condivisione personale nel sincero percorso chiamata vita. Ma ce ne sono altre dove, ogni giorno, ogni fatto, sembra scandito da un orologio, spesso crudele e che ti porta via l’entusiasmo dopo che, quella stessa vita che hai vissuto, è stata densa di avvenimenti personali non sempre felici, piacevoli, ricchi di piacere.

Ricordo ancora il mio primo incontro con Claudio Porrozzi, quando, all’epoca, venni assunto nella  redazione de La Moto, rivista storica del nostro mondo, che Claudio aveva molto a cuore ed a cui ha dedicato tanto tempo del suo preziosissimo tempo… Ricordo che mi colpì il suo sguardo, uno sguardo con tanta tristezza all’interno ma anche coraggio, non rassegnazione, voglia comunque di andare avanti. Chi lo conosceva bene, sa bene a cosa mi riferisco e forse il suo dolore più grande lui lo esprimeva solo dentro se stesso…

Ho passato quasi 8 anni della mia vita professionale dentro le mura di quella redazione ed ho imparato questo lavoro da Claudio, anche se, come spesso accade per ogni rapporto profesionale, con lui c’erano altrettanto spesso divergenze sui modi diversi di interpretare il quotidiano redazionale. Ma il confronto avveniva sempre con correttezza e reale scambio costruttivo. A Claudio, devo certamente ciò che so fare oggi, gli devo l’aver imparato a non frenare l’entusiasmo ed a credere nella mia passione.

Ora Claudio non c’è più ed ho atteso qualche giorno prima di scrivere questa lettera aperta, non solo a Lui, ma anche al mio mondo, quello delle due ruote, qualcosa che vive di passioni forti ed emozioni, bene prezioso ed indispensabile per fare bene ogni giorno il nostro lavoro di giornalisti che raccontano passione.

Claudio se n’è andato presto, ma è sempre stato in “prima linea”, nelle piste, nei paddock, all’interno della FMI, insomma, anche se non era “motociclista praticante”, Claudio era un vero e sincero attivista della passione, quasi un abito che Claudio indosserà per sempre, visto che il suo nome sarà sempre legato a quello delle due ruote. Vorrei dire che la vita è ingiusta, vorrei dire che, in questo momento, questa notizia fa molto male, soprattutto perché Claudio Porrozzi una vita facile non l’ha mai avuta, ma ha saputo viverla nonostante un destino non sempre giusto ed obiettivo.

Siamo di passaggio si dice spesso, ma, il passaggio di Claudio in questa vita, ha certamente lasciato un segno forte in quelli che lo conoscevano o che, con il passare degli anni, hanno imparato a conoscere. Spero solo che questo non sarà solo un ricordo che poi fugge, perché lui ha vissuto in un’epoca di motociclismo vero, audace, forte, un’epoca storica per il nostro settore, quando anche le riviste cartacee si componevano passando le notti in redazione, aspettando poi che la rivista finita arrivasse sulle nostre scrivanie pronta ad essere sfogliata, analizzata, criticata a volte.

Tutto questo era Claudio Porrozzi, una persona che ha lottato sempre: in redazione, nella vita, nella sua professione. Certo, ora qualcosa di più forte l’ha portato via per sempre, ma ciò che lascia è certamente  importante, specie per  suo figlio Federico e suo fratello Fabrizio, anche loro immersi anima e cuore nel mondo della moto…

Ora, ciò che possiamo fare dopo l’ultimo saluto, è abbracciare la sua famiglia, Federico, Fabrizio in particolare, visto che anche con loro quasi tutti abbiamo e stiamo condividendo qualcosa che parla di passione autentica.

L’ultimo sguardo, l’ultimo affettuoso saluto invece è per Claudio perché mi piace ricordarlo a spasso nei paddock durante il suo lavoro. E, forse, un’essenza di Claudio, rimarrà sempre sull’asfalto delle piste dove lui è stato, praticamente tutte su e giù per l’Italia.

Ciao Claudio e grazie per ciò mi hai insegnato, per ciò che hai dato al mondo della moto ed al motociclismo tutto, con la speranza che il tuo entusiasmo viva per sempre nel ricordo di ciò che eri nella tua essenza di uomo e grande persona.

Andrea Di Marcantonio

 

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”