A inizio mese, Volkswagen ha presentato l’ottava generazione del suo fortunatissimo modello divenuto un vero e proprio simbolo del Brand, la mitica Golf GTI, una grande storia iniziata nel 1974

Dietro le forme della prima Golf, vi era una mente ed una mano italiana, quella di Giorgetto Giugiaro, designer di fama mondiale che grazie alle sue incredibili creazioni ha portato successo a svariati modelli e case automobilistiche. La Golf prima serie, fu un’auto unica, dirompente rispetto al resto della produzione dell’epoca. Un salto nel futuro attraverso un innovativo sistema di produzione che rese iconica questa vettura, che fu una vera e propria rottura definitiva con il passato.

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Ed infatti, la risposta del pubblico fu strabiliante e dopo due anni, nel 1976, raggiunto il traguardo di un milione di vetture vendute, Volkswagen ha ampliato la gamma, aggiungendo il modello aspirato Diesel (con pompa CAV rotativa) e il compatto e sportiveggiante GTI “Gran Turismo Iniezione” con impianto Bosch KJtronic, caratterizzata dal cambio prima serie a 4 marce, seconda a 5 marce.

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GTI prima serie dal 1976 al 1983

Un’idea semplice ma allo stesso tempo efficace, un’auto compatta e leggera, con un motore potente e assetto sportivo, nulla di più. Nemmeno in Volkswagen avevano previsto come la GTI sarebbe divenuta un modello culto del marchio.

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Un brillante 1.6 da 110 CV a iniezione elettronica benzina (1.8 cc dal 1982) spingeva l’auto da 0 a 100 km/h in appena 9,2 secondi e fino a 182 km/h di velocità massima. FORSE TUTTI NON SANNO CHE: montando sullo spinterogeno la spazzola della Porsche 924, lo “stacco” del limitatore giri, passava da 6300 a 7300 giri, un vero incremento per potenza ed accelerazione…

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La GTI edizione speciale “Pirelli” del 1983 era invece equipaggiata con il quattro cilindri da 1.8 cc da 112 CV, resa celebre dai suoi cerchi in lega con i caratteristici fori a forma di P che montavano appunto pneumatici Pirelli. Fu un successo immediato. Il modello speciale, fu prodotto e venduto in 10.500 esemplari in appena sei mesi.

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Come le prestazioni, anche l’interno era di forte impatto: tessuto tartan a quadri per la fascia centrale dei sedili sportivi neri, cielo dell’abitacolo nero e pomello del cambio a forma di pallina da golf. Questi dettagli si devono a Gunhild Liljequist, la prima donna a lavorare nel Design Volkswagen sin dal 1964, rimasta affascinata nei suoi viaggi in Gran Bretagna dai tessuti e le rifiniture a quadri usate all’epoca.

Tanti dettagli a rimarcare la linea sportiva dell’auto, come lo spoiler anteriore di dimensioni maggiori, le modanature in plastica sui passaruota e la cornice nera opaca del lunotto posteriore oltre alla linea caratteristica color Rosso Marte sulla calandra. Il rosso, ancora oggi sinonimo di stile GTI, venne ripreso anche all’interno con numerosi dettagli: dalla strumentazione, alle decorazioni sulle porte. In totale, furono prodotte circa 462.000 Golf GTI prima serie.

La seconda generazione GTI, dal 1984 al 1991

Quando un modello raggiunge un successo così marcato, diventa un compito difficile anche solo ripetersi. Discostarsi dalla formula vincente sarebbe stato un suicidio commerciale, tanto che inizialmente venne adottata la stessa motorizzazione del 1982, per poi passare dopo poco tempo a differenti propulsioni, con potenza compresa tra i 107 e i 160 CV. Nel 1986, fu la volta della nuova unità 16V quattro valvole per cilindro, che grazie ai suoi 139 CV spingeva la Golf GTI fino a 208 km/h.

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Tra gli elementi più caratteristici di questa serie, gli inimitabili cerchi in lega BBS, i fari posteriori bruniti e, all’interno, i sedili sportivi anatomici della Recaro. Nel 1990, al vertice della gamma arrivò la GTI G60. Grazie alla sovralimentazione tramite compressore G-Lader, il suo 1.8 erogava 160 CV e la spingeva fino a 219 km/h di velocità massima.

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L’assetto della GTI seconda serie era 10 mm più basso delle altre versioni, mentre l’abitacolo era caratterizzato dai sedili sportivi, dal cielo nero e dal volante a quattro razze con i quattro pulsanti rotondi del clacson. In totale, furono prodotte circa 628.000 Golf GTI seconda serie.

La terza serie GTI, performance ed eleganza (1991-1997)

La terza generazione Golf GTI, si concentrò principalmente sul profilo dell’eleganza, ovviamente mantenendo sempre prestazioni elevate e un telaio agile e leggero. Il 2.0 benzina a due valvole per cilindro da 115 CV disponibile al lancio, venne sostituito dopo circa un anno con un 16V che erogava 150 CV. Questo motore faceva accelerare la Golf GTI da 0 a 100 km/h in 8,7 secondi e la spingeva fino a una velocità massima di 215 km/h.

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Nel 1996, a vent’anni dalla nascita della GTI originale, venne presentato il modello celebrativo GTI Edition 20, caratterizzato dai cerchi in lega BBS e disponibile in tre motorizzazioni: 2.0 115 CV, 2.0 16V 150 CV e, per la prima volta, un 1.9 TDI da 110 CV capace di far accelerare la Golf GTI da 0 a 100 km/h in 10,3 secondi e di raggiungere i 193 km/h di velocità massima. In totale, furono prodotte circa 327.000 Golf GTI terza serie.

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Con la quarta generazione c’è una maggiore scelta di motorizzazioni (1998-2003)

Questa fu la generazione che, più di tutte, offrì un’ampia scelta di motori agli appassionati. La gamma andava dai 110 CV dell’efficiente TDI d’accesso, ai 170 CV del potente benzina 2.3 a cinque cilindri VR5. Al cuore dell’offerta c’era la GTI dotata del 1.8 turbo a benzina, un quattro cilindri in linea con cinque valvole per cilindro che erogava 150 CV, capaci di spingere la quarta serie della Golf GTI da 0 a 100 km/h in 8,5 secondi e fino a una velocità massima di 216 km/h. Prestazioni pressoché identiche venivano raggiunte dal TDI più potente, che nell’evoluzione finale raggiunse anch’esso 150 CV di potenza.

Per l’anniversario dei 25 anni, venne realizzata la serie speciale GTI Edition 25, con produzione limitata a 3.000 esemplari. Oltre alle appendici aerodinamiche dedicate, in tinta con il colore carrozzeria, questa Golf GTI speciale montava il 1.8 turbo portato a 180 CV di potenza massima, che spingevano la GTI Edition 25 da 0 a 100 km/h in 7,9 secondi e fino a una velocità massima di 222 km/h. In totale, furono prodotte 164.859 Golf GTI quarta serie.

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Quinta serie, il ritorno alle origini (2004-2008)

Per la quinta serie la casa di Wolfsburg ha voluto rievocare alcuni tratti del primo modello, il design era molto più caratterizzato e richiamava in modo deciso gli elementi tipici della prima GTI, come il profilo rosso attorno alla calandra anteriore e il rivestimento dei sedili a quadri.

Il motore era dedicato esclusivamente alla GTI: Un 2.0 TFSI turbo a benzina, capace di erogare 200 CV. Equipaggiata per la prima volta con il nuovo cambio a doppia frizione DSG a sei rapporti, la Golf GTI accelerava da 0 a 100 km/h in appena 6,9 secondi e toccava i 233 km/h. Per il compleanno dei trent’anni, nel 2006 arrivò la GTI Edition 30, con il 2.0 TFSI portato a 230 CV. Stessa potenza massima per un’altra serie speciale, la Golf GTI Pirelli del 2007: un omaggio all’omonima della prima generazione. In totale, furono prodotte circa 181.800 Golf GTI quinta serie.

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Generazione sei: nuova trazione ed arriva il cabrio (2009-2012)

Questa versione ha introdotto un nuovo concetto di trazione, grazie al differenziale a bloccaggio elettronico trasversale XDS di serie. Un’altra piacevole novità è stata rappresentata dal modello Cabriolet, caratteristico di svariati modelli Volkswagen di successo e introdotto sulla Golf nel 2012.

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Dotata di capote elettrica in tessuto, la GTI decappottabile copriva lo 0-100 km/h in 7,3 secondi e raggiungeva i 237 km/h (235 km/h con il cambio DSG). Il motore era un nuovo 2.0 TSI da 210 CV e 280 Nm, lo stesso che permetteva alla variante “chiusa” di accelerare da 0 a 100 km/h in 6,9 secondi e di raggiungere i 240 km/h di velocità massima (238 km/h con cambio DSG).

Anche per questa sesta incarnazione del mito non mancarono le serie speciali. La GTI Edition 35 aveva un 2.0 TSI portato a 235 CV, capace di toccare i 247 km/h di velocità massima. In totale, furono prodotte 199.903 Golf GTI sesta serie.

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La settima generazione, prima dell’evento GOLF 8

Nel 2013 viene lanciata la settima generazione GTI in due diverse potenze: la variante che sviluppa 220 CV e la GTI Performance da 230 CV. All’inizio del 2016 segue una Golf GTI inedita e particolarmente potente, la Clubsport da 265 CV, che possono temporaneamente arrivare fino a 290 CV grazie alla funzione boost. Lo 0-100 km/h in 6,3 secondi e i 250 km/h di velocità massima danno il senso delle sue straordinarie prestazioni, oltre che dell’evoluzione della Golf GTI a quarant’anni dalla sua nascita.

La Clubsport verrà proposta a maggio 2016 in una versione “S”, ponendosi sul confine tra auto da competizione e auto di serie, prodotta in soli 400 esemplari, con un bestiale 2.0 TSI da 310 CV, infrange il record sul giro per vetture di serie a trazione anteriore sul circuito Nordschleife del Nürburgring, fermando il cronometro sul tempo di 07:49:21.

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La serie speciale che chiude la storia di questa generazione è la Golf GTI TCR: il suo 2.0 TSI eroga 290 CV e 380 Nm di coppia massima, che le permettono di coprire lo 0-100 km/h in 5,6 secondi e di spingersi fino a 260 km/h di velocità massima, grazie alla rimozione del limitatore di velocità.

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Ottava serie, il lato elegante della forza VW

Presentata in anteprima mondiale all’inizio di marzo, l’ottava generazione della Golf GTI ha saputo, ancora una volta, reinventarsi. L’attuale Golf GTI è digitalizzata e connessa alla rete, al passo coi tempi: una sportiva compatta agile, pura, efficiente e all’occorrenza veloce fino a 250 km/h, un concentrato high-tech dell’età digitale dotato di una potenza di 245 CV.

Nuovo anche l’interno, con il tasto start/stop dell’avviamento che pulsa di luce rossa, il volante sportivo con comandi touch e la leva shift-by-wire del cambio DSG dotato di curve caratteristiche e Mode di guida su più livelli. Nuova l’interfaccia totalmente digitale Digital Cockpit, così come i servizi We Connect che introducono a bordo streaming, web radio e ulteriori funzionalità online.

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Andrea Di Marcantonio
“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, un mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale e sull’impatto fotografico delle prove e questo da sempre. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Leonardo Di Giacobbe, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Un modo diverso di raccontare le cose, un modo originale nella ricerca delle location: tutto questo sono io ed è ciò che sono per offrire una lettura più dinamica e coinvolgente. PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”