Lontane quelle immagini delle prime gare automobilistiche, dove coraggio ed incoscienza erano la base dei piloti di una volta. FIA lavora sempre sulla sicurezza

Il mondo del Motorsport, da sempre, si batte contro un “nemico invisibile” fino al momento dell’impatto. Sto parlando della protezione dei piloti in caso di incidente, protezioni che hanno fatto passi da gigante a difesa dell’incolumità di chi è al volante.

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Molto lontani quelle immagini delle prime gare automobilistiche, dove coraggio ed incoscienza erano la base dei piloti di una volta. Sì, perché loro entravano in automobili prive di qualsiasi fondamento di sicurezza attiva e passiva. Guidavano punto e basta, senza quasi curarsi di cosa sarebbe accaduto loro in caso di impatto.

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Uno tra tutti, Manuel Fangio che, nelle gare, vestiva una maglietta ed un qualcosa che solo lontanamente ricordava un casco. E quanto è stato fatto, trova la prova nell’incidente di Romain Grosjean nel GP del Bahrain 2020, dove la sua auto, dopo aver urtato le barriere, prese fuoco. Questo è sempre stato l’elemento più temuto per i piloti tutti.

Le battaglie FIA per la sicurezza

In tal senso, la FIA ha fatto tantissimo per la sicurezza nel corso degli anni, il tutto sempre abbinato alla tecnologia che gioca sempre un ruolo chiave. La FIA si è basata sugli studi della Global Institute for Motor Sport Safety per migliorare vetture ed abbigliamento.

Caschi leggeri ma protettivi dalla balistica

Nel Regolamento 8856-2018, i caschi dei piloti devono prevedere, oltre alla fibra di carbonio quale materiale costruttivo, una protezione definita “balistica”. Vengono quindi “massacrati” da stress test senza eguali, tra cui l’esposizione alla fiamma viva a 790°. Basti pensare che solo negli anni ’50, i primi caschi integrali erano di cartone bollito!

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L’elemento più importante dell’abbigliamento di un pilota poi, dev’essere molto leggero, come spiega Matthieu Vaxiviere – pilota Alpine Elf Matmut Endurance Team “La leggerezza è molto importante, soprattutto nei prototipi di endurance come l’hypercar A480. Siamo sottoposti ad un’elevata forza G laterale in curva, in cui il peso della testa si moltiplica. Ogni minimo grammo risparmiato aiuta a resistere più a lungo nella monoposto”.

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Il fuoco, nemico n.1 dei piloti

Una vera e propria “caccia al grammo”, che passa persino dallo spessore della vernice, pari, nel caso del pilota Alpine, di soli 76 grammi! Ma, come accennato, il fuoco rimane l’elemento più pericoloso. Dalla fine dei mitici anni ’60, i piloti indossavano tute e sotto tute ignifughe in fibre Nomex.

Tornando al Regolamento 8856-2018, si legge che le tute devono resistere per 12” a 700°C ma pure avere un coefficiente di trasferimento del calore controllato. Per migliore comprensione, il calore che penetra nella tuta è oggi regolamentato da regole rigidissime, cosa che ha permesso a Grosjean di rimanere ben 28” nelle fiamme uscendo da quell’inferno di calore con le sole ustioni alle mani.

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Anche i guanti fanno oggi la differenza

I guanti sono un elemento essenziale per i piloti: sincerità della guida, massima sensibilità nel sentire il volante e quindi le reazioni della vettura, rendono i guanti importantissimi. Ma, proprio per “regalare” sensibilità alle mani, il loro spessore è meno importante rispetto alle tute, fattore che espone le mani al calore.

Tutti sanno che, in caso di incendio e calore, la pelle dei guanti si ritira, e quindi la FIA raccomanda di abbassare al massimo la presenza di questo materiale. Ma anche ricami, stampe ed altre lavorazioni sulla tuta, devono essere sottoposti a trattamenti ignifughi, anche quando parliamo dei loghi degli sponsor. Stessa cosa per la biancheria intima e le calze che devono essere omologate.

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Dunque, il primo obiettivo della tuta è quello di proteggere il pilota contro il fuoco, ma è altrettanto necessario che sia confortevole. Specie nell’endurance, dove il pilota può restare al voltante per più di quattro ore consecutive…

La cosa importante è che la tuta sia della taglia giusta. D’altronde, si prendono le misure con una precisione millimetrica – spiega Matthieu Vaxiviere.

“Durante i lunghi stint, dobbiamo sentirci il più possibile a nostro agio; una cucitura malfatta può risultare molto fastidiosa”.

Per offrire comfort ai piloti, gli OEM lavorano molto sui materiali ed oggi sono in grado di offrire tute di protezione leggere e traspiranti. Le tute dei piloti di Alpine Elf Matmut Endurance Team, prodotte in Italia da Sabelt, pesano solo 265 grammi al m2!

Molto si è fatto dagli albori del Motorsport ed ancora c’è molto da fare per aumentare la sicurezza dei piloti. Moltissimo si è fatto, ma la FIA certo non si ferma nella ricerca della massima protezione dei piloti all’interno delle vetture da gara. E questo in ogni disciplina.

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“Non è facile racchiudere quasi trent’anni di passione in poche righe. Lo è invece quello stimolo quotidiano e continuo che mi porta in sella alle moto ed a bordo delle quattro ruote, su strada quanto in pista. Senza dimenticare tutto ciò che compone il mondo dei motori, mondo dalle mille sfaccettature… Ed è proprio questa passione che alimenta e mi fa “capire” ed “interpretare” i veicoli che provo in una chiave di lettura tecnica e completa oltre che diversa. Punto sulla qualità e l’approfondimento testuale oltre che sull’impatto fotografico delle prove. Al mio fianco Giuseppe Cardillo e Lorenzo Palloni, fotografi ma, soprattutto, “compagni di viaggio” in questa avventura che parla di performance. Con loro, il videomaker Andrea Rivabene. Importante è il modo diverso di raccontare le prove, abbinata alla ricerca delle migliori location. E poi i progetti legati ai giovanissimi con PROGETTO MX dedicato al motocross e SPEED PROJECT, dedicato al mondo del CIV Minimoto. Insomma un impegno a 360°, perchè PERFORMANCEMAG.IT è tutto questo!”